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giovedì, aprile 05, 2007

Bwona Paskwa...


.. A tutti i ciofani di puòna folontà, a tutti i vecchi inkartapekoriti kumm' ammé. Cerkate ti non kopularen troppo nel ciorno di paskwa, altrimenti ve s' arimpone tutto er pasto domenicale... Ci fetiamo presto su kwesti skermi, io fato lontano ma fi porto zempre nel mio kwore.. Viva Dio, viva Gesù, viva i ravioli al sugo e i missili rotanti di gundam!

KippeKoppeFefè, balù!!

martedì, marzo 20, 2007

Giusto di questi tempi.. Trent' anni fa.


L' 11 Marzo del 1977 lo studente Francesco Lorusso viene ucciso a bologna, durante scontri tra autonomi e forze dell' ordine degenerati dopo i tafferugli seguiti all' occupazione ciellina della facoltà di anatomia. Autonomi e giovani democristiani si erano fronteggiati, erano volate parole grosse, qualche schiaffo, fino all' intervento della polizia che sgombera cento studenti di sinistra dalla facoltà. Sembra tutto finito, quando cominciano a volare molotov: panico e sgomento, un giovane carabiniere di leva, Massimo Tramontani, di anni 22, spara diversi colpi all' impazzata tra la folla confusa nella cortina dei fumogeni: Francesco LoRusso è colpito al petto e morirà poco dopo, accasciandosi al suolo.
Con questo grave fatto di sangue si apre il ' 77, un anno che molti hanno paragonato al ' 68 ma che da esso si discosta per ragioni molteplici: il primo nasceva da un' istanza globale di rinnovamento e di emancipazione, il secondo muove prettamente da ragioni di ordine polito- economico- sociale tutte legate al contesto italiano: recessione, scarsa mobilità sociale. il Primo movimento aveva visto operai e sudenti lottare fianco a fianco, il secondo vede schierati i secondi contro i primi ed in generale verso il PCI e la sinistra parlamentare, colpevole di predicare la linea dell' austerità ad una generazione di futuri precari, una generazione trasversale di studenti borghesi e sottoproletari, accomunati dalla rabbia verso un partito chiesa ormai conservatore e reo di disconoscere dignità di lavoratori agli studenti, ai futuri ( dis) occupati. Lo stato è retto da un monocolore Andreotti con l' astensione- appoggio del PCI, ministro dell' interno è Francesco Cossiga; impazzano le brigate rosse mentre a Torino si svolge con estrema difficoltà il processo a carico dei suoi padri fondatori, tra cui Curcio e Franceschini: l' avvocato Croce, incaricato di costitutire il collegio per la difesa dei brigatisti, viene trucidato.; tra i giornalisti, vittima illustre Carlo Casalegno de " la Stampa".
Sembra un crescendo rossiniano di viloenza destinato a non interrompersi, questo 77: il disagio tra gli studenti è fortissimo, il segretario della CGIL Luciano Lama viene aspramente contestato dagli studenti alla Sapienza di roma. Esponenti operai del servizio d' ordine si picchiano con giovani universitari di sinistra. Il 12 Maggio i radicali di Pannella indicono una manifestazione per celebrare i 3 anni dal referendum sul divorzio, nonostante l' esplicito divieto di cossiga a qualsiasi forma di assembramento di piazza in seguito all' omicidio dell' agente Passamonti durante gli scontri del 21 aprile. Scoppiano tafferugli in diverse zone del centro, poliziotti in borghese dai capelli lunghi e jeans lisi si mescolano alla folla, il corteo dei radicali viene incalzato dagli autoblindi della questura su ponte Garibaldi, i manifestanti fuggono per piazza Belli. Uno sparo improvviso dal centro del ponte e la studentessa diciannovenne Giorgiana Masi si accascia a terra, colpita alla schiena. Muore.
Ancora a Roma, pochi mesi più tardi.
Walter Rossi sta distribuendo il quotidiano " lotta Continua" assieme ai compagni della Balduina, noto covo di neofascisti del rango di Alessandro alibrandi e dei fratelli fioravanti. Sono circa trenta ragazzi e risalgono via delle medaglie d' oro sotto lo sguardo degli agenti in borghese che li dissuadono dal proseguire per la presenza di alcuni fascisi agguerrriti. Mentre walter e i compagni stanno retrocedendo, giunge voce di un' aggressione ai danni di alcuni di loro, Walter ed altri accorrono per verificare, per capire, ma si trovano di fronte un gruppo di giovani di estrema destra: urlano slogan di patria, onore e tradizione, ed uno di loro grida: " spara, spara! ". Uno dei fascisti si inchina con calma e spara 4 copli di calibro nove: Rossi è colpito alla nuca. Muore a vent' anni. Il presunto assassino, Alessandro Alibrandi, sarà ucciso alcuni anni più tardi in uno scontro a fuoco con la polizia.

Ecco, il 77 non è stato solo questo, è stato per alcuni versi molto peggio, eppure è stato forse l' ultimo anno in cui le coscienze di molti giovani, seppur in maniera assai più confusa e rabbiosa del solito, hanno tentato una risposta estrema al disagio crescente che non otteneva risposte né dalla sinistra berlingueriana e tantomeno dalle istituzioni, che bollavano tutto e tutti come" terroristi, squadristi". Le risposte, quando ci sono state, spesso non hanno centrato il bersaglio o lo hanno fatto in maniera letterale. Spesso l' eroina ha avvolto con l' oblio il risentimento.

Pochi della mia generazione sanno cosa sia successo, io stesso forse non so nemmeno raccontarlo, ma comunque ci ho provato.

P. s.: l' agente Tramontani, in virtù della legge Reale, non è mai stato incriminato per omicidio. E' valsa l' opzione della legittima difesa.
Gli autori dell' omicidio di Giorgiana Masi non sono mai stati individuati.

venerdì, marzo 16, 2007

Ventiseiagostoduemilaquattro

Sono ore d'ansia. I giornali, i siti internet, radio e televisioni riassumono in questa breve frase il crogiuolo di emozioni che si accavallano ad ogni "ultim'ora". Le dichiarazioni si inseguono, le richieste di silenzi stampa sono comprensibili, le telecamere sotto casa della moglie del sequestrato mi sembrano una cazzata. Ma d'altronde in queste situazioni sembra che non si possa fare a meno del giornalista che chiede al parente di turno pallido e stanco: "Come si sente?". E come mi sento brutta testa di cazzo? Dimmi... secondo te come mi sento? Comunque, per la liberazione di Daniele Mastrogiacomo, il Governo Italiano ha attivato quelli che vengono detti canali, ovvero contatti, mediazioni a livello politico, ma anche e soprattutto lavoro di Intelligence (termine molto usato negli ultimi anni) e quindi Servizi Segreti, operatori ufficiali e non, presenti nei territori "caldi". Mentre scrivo, l'ultima notizia racconta dell'uccisione dell'autista di Mastrogiacomo e di una proroga dell'ultimatum che i Talebani avevano lanciato ieri. Non voglio ergermi a conoscitore delle dinamiche che regolano lo svolgimento di queste situazioni delicate, non ne ho la presunzione e quindi, come buona parte degli italiani (e non solo, viste le numerose firme di persone straniere che hanno sottoscritto l'appello per la liberazione del giornalista) seguo lo scorrere degli eventi sperando che Mastrogiacomo possa tornarsene a casa. La riflessione che ho fatto in questi giorni è stata piuttosto rivolta a ciò che, come paese, abbiamo già vissuto altre volte nel corso di questi anni di guerra. Dopo una breve ricerca ho scoperto che gli italiani rapiti in Iraq ed in Afghanistan dal 2002 ad oggi sono stati parecchi. Alcuni di questi sono tornati a casa, liberati grazie a blitz militari o sotto probabile (molto probabile) pagamento di un riscatto mai ufficializzato dal Governo. Tra le persone rapite alcune sono rimaste maggiormente impresse nella memoria collettiva perchè diventate protagoniste di una fine vigliacca o di un ritorno rocambolesco. Parlo di Fabrizio Quattrocchi, operatore di sicurezza privata, giustiziato in Iraq inconsapevole del rischio di girare con un mitra in un paese in guerra e dimentico che un italiano muore come un russo, uno svizzero o un brasiliano; parlo di Giuliana Sgrena, giornalista del "Manifesto", rapita in Iraq e tornata a casa nonostante il fuoco amico degli americani che è costato la vita a Nicola Calipari, agente del SISMI; parlo delle due Simone, rapite in Iraq e liberate dopo 21 giorni di prigionia. Insieme a Quattrocchi furono rapiti dalle "Falangi di Maometto" e poi liberati con un blitz delle forze della coalizione anche Salvatore Stefio, Umberto Cupertino e Maurizio Agliana. In Afghanistan prima di Mastrogiacomo sono stati due i casi di sequestro finiti con la liberazione degli ostaggi: Clementina Cantoni, cooperatrice di una ONG e il giornalista Gabriele Torsello. Ancora in Iraq vennero rapiti ed uccisi l'imprenditore italo-iracheno Ayad Anwar Wali e Salvatore Santoro, cittadino italiano che viveva in Gran Bretagna. Oggi in Afghanistan, nelle mani dei Talebani, c'è il giornalista Daniele Mastrogiacomo. Mastrogiacomo aveva un collega. Si chiamava Enzo Baldoni, copywriter e collaboratore di "Diario", della "Stampa" e del "Venerdì di Repubblica". Anche lui è stato rapito ed ucciso in Iraq. Il 26 agosto 2004. Ha avuto la sfortuna di morire ammazzato durante le ferie d'agosto, mentre le autostrade sono fiumi di lamiere che si spostano per "l'esodo". Ha avuto la sfortuna di essere prigioniero quando la televisione non la guarda nessuno, quando oggi il giornale non lo compro perchè tanto al mare con il vento non ce la faccio a leggerlo. Enzo Baldoni se lo ricordano in pochi, e in pochissimi si ricordano i giorni del suo sequestro. Il funerale di Enzo Baldoni lo hanno celebrato un anno dopo la sua morte perchè non è mai stato trovato il suo corpo. La Croce Rossa ha trovato un osso umano nel luglio del 2005 e dopo le analisi del DNA è risultato appartenere al giornalista scomparso.

Spero che Mastrogiacomo torni presto a casa. Lo auguro a lui, alla sua famiglia, ai suoi colleghi di "Repubblica", a tutti noi perchè è un bravo giornalista, ma rimango con il dubbio che i sequestrati non sono tutti uguali.

sabato, marzo 10, 2007

Come una pietra che rotola


Così cantava Robert Zimmerman ieri sera alla radio. E ho cantato pure io perchè il momento era cantereccio e perchè mi andava di cantare. Oggi però niente racconti, storie, personaggi e luoghi inventati. Oggi mi rilasso e forse mi ubriaco. Vado a vedere Italia - Galles. Se qualcuno mi cerca sono allo Stadio Flaminio: Curva Sud, Ingresso 17, Settore N, Fila 14, Posto 19.

giovedì, marzo 08, 2007

Cose morte, persone vive


Non so quanti di voi siano al corrente della mia passione per l' epigrafia latina, immagino pochi. Bene, se riuscirò a terminare gli esami, sarà proprio in questa deisciplina che mi laurerò. Molti ritengono la materia di una noia e di una pedantezza mortale: cosa ci può essere di dinamico nello studiare iscrizioni? cosa ci può essere di utile nel conoscere vita, morte e miracoli di individui morti da parecchi secoli, oppure nel comprendere il funzionamento delle magistrature, dei sacerdozi, delle associazioni di vario genre e natura che riunivano gruppi sociali omogenei? Apparentemente nulla, anzi: forse nulla tout court. Ma io adoro questa disciplina storica, tant' è che in questo periodo sto seguendo un nuovo seminario di studi in vista del lavoro di tesi, ed il mio prof. mi ha assegnato una ricerca relativa all' iscrizione che vedete qui sopra: un titulus funerario di un campione del circo, un conducente di biga morto prematuramente ed autore di numerose vittorie. Questa ricerca mi sta galvanizzando, anche perchè la piccola iscrizione è così densa di informazioni da mandarmi al manicomio... Ma è un sacrificio che faccio volentieri...

Bentornato a me.

venerdì, marzo 02, 2007

Er palo dell'amore


A Roma c'è un ponte. In realtà ce ne sono parecchi, ognuno con le sue caratteristiche architettoniche, con i suoi sensi di marcia, con i suoi spartitraffico e con la classica acqua che ci scorre sotto. Sotto al ponte in questione l'acqua del Tevere ci passa da più di due millenni. I romani lo chiamano Ponte Mollo, ma per l'urbanistica ufficiale è Ponte Milvio. Nomi a parte, questo vecchio ponte è un simbolo della città ed è adibito ad esclusivo passaggio pedonale. Da diverso tempo il ponte è diventato luogo di un evento sociale che ha trovato spazio sui giornali, in televisione e ultimamente anche in un libro con annesso film. Su uno dei lampioni del ponte infatti, è ormai consuetudine da parte degli innamorati attaccare lucchetti che sanciscono simbolicamente l'indissolubilità del loro sentimento. Poi, una volta chiuso il lucchetto ci si sbaciucchia un pò e si getta la chiave dal parapetto che a causa della forza di gravità, prendendo dunque in considerazione la legge fisica che fa parte delle quattro interazioni fondamentali che muovono tutto il cucuzzaro universale, cade dopo uno sbrilluccicante carpiato nell'acqua verde del Tevere. Poi ci si continua a sbaciucchiare, i più innamorati si esibiscono in intense pomiciate e finito il rituale si torna da dove si era venuti. Vedendo il palo dell'amore ci si rende conto che i lucchetti sono attaccati uno con l'altro e che ogni lucchetto riporta il nome dei due innamorati e brevi frasi d'occasione. Ci si può quindi imbattere in Marco+Laura 4ever, oppure in Gianni e Valeria in"z"ieme per sempre, ma ci sono anche dei professionisti che nello spazio di un lucchetto citano Dante con un commovente Amor ch'a nullo amato amar perdona, mi prese del costui piacer sì forte, che, come vedi, ancor non m'abbandona, anche se Ti amo cucciola e Orsetto mio sono tra le formule più gettonate. Come detto, i lucchetti sono attaccati uno con l'altro e può capitare che si faccia confusione con i nomi. Ad esempio una Marta di Marta e Paolo la troviamo pericolosamente vicina ad un Franco di Franco e Luisa mentre Luisa è quasi sommersa da un Ti adoro della premiata coppia Davide e Serena. Si vengono a creare dei problemi di identificazione della coppia, sorgono dei dubbi di tradimento o di cambi repentini di gusti sessuali. Clamoroso in tal senso è il caso di Ludovico che fu trovato a dichiarare il suo amore a Bruno dopo aver abbandonato Erica e il suo uniti per sempre. Ma c'è anche chi, come Marcello, non trovando l'anima gemella salda per sempre il rapporto con la sua fede calcistica in un poetico A.S Roma nel cuore. Lungo il parapetto del ponte, nei pressi del palo, ci sono poi numerose scritte che seguono lo stesso stile dei lucchetti. Da ricordare un bellissimo Nadia forse ti amo e una tenzone poetica tra due anonimi che inizia con Roberto ti adoro scritto in nero su sfondo rosso e la efficace risposta di un anonimo dialettale che si esibisce immediatamente sotto con uno Sti cazzi strappalacrime. I lucchetti sul palo si moltiplicano di giorno in giorno e ad occhio e croce ci sono più o meno tre-quattrocento chili di acciaio attaccati come un alveare. La preoccupazione per il peso eccessivo ha spinto i vigili del fuoco a fare un controllo sulla stabilità del palo che fortunatamente è risultato di sana e robusta costituzione. Inoltre la storia dei lucchetti è entrata anche nelle aule del XX Municipio di Roma ( e da ciò si evince come nelle suddette aule non abbiano un cazzo da fare ) dove il gruppo dell'Ulivo ha chiesto alla maggioranza di centrodestra ( l'unica maggioranza di destra nei Municipii romani ) di togliere i lucchetti per incompatibilità con il decoro urbano. Nella questione è stato interpellato anche l'ottavo Re di Roma Wolly Ualter Veltroni che utilizzando parole straordinarie, come solo lui sa fare, ha lasciato intendere che i lucchetti possono rimanere lì dove sono e che soprattutto a lui di queste stronzate non gliene può fregare di meno. Purtroppo, la notte scorsa è avvenuto il misfatto, ciò che non doveva accadere, l'evento temuto da decine di amanti. Un gruppo di scapoli invidiosi ha spezzato con delle tronchesi numerosi lucchetti gettandoli nel fiume. Un gesto vigliacco che merita severi provvedimenti. Il XX Municipio intanto ha fatto sapere che è stata aperta una commissione per verificare con precisione quante coppie questa notte hanno smesso di amarsi.

P.S Diversi anni fa lessi sul giornale di una storia d'amore e di lucchetti. Lei non lo amava, lui l'amava troppo. Lei andò con un altro, lui le tirò il lucchetto del motorino. Lei finì al Verano, lui a Regina Coeli.

mercoledì, febbraio 28, 2007

La paranza nel pallone


E poi si sa che il mercoledì sta sempre in mezzo. E' proverbiale, è ricorrente, di settimana in settimana. Un mercoledì uggioso e che dunque spavaldo ugge il tempo casalingo. Ma è anche un mercoledì canoro, festivaliano e floreale. E allora un bello sguardo allo share, ma siamo sicuri? Così poco? Pensavo meglio, però Baudo è un grande professionista, ci mancherebbe. Una giornata all'insegna della paranza e della parvenza in una stanza col mal di panza senza valenza e senza fragranza non c'è Costanza che sta a Vicenza per un sit-in anti-alleanza. Un mercoledì di fiducia, di uno speriamo che la Montalcini non c'ha l'influenza, di votazioni senatoriali, di giurie demoscopiche e di giurie di qualità, ma se si punta sulla quantità allora cambia tutto. Vince AlBano e cade il GoVerno. E poi si fa la conta, si chiudono le telefonate e il miglior giovane di questa edizione diventa Ministro degli Esteri. Ma è anche un mercoledì di Italia pallonara, di campionato e di moviole, di stadi vuoti, di studi pieni, di giovani pulzelle in bilico sugli sgabelli messe in posa a leggere risultati che nessuno ascolta perchè il richiamo della tetta scoperta è più forte. E' una bella giornata dove la squadra ha giocato bene, sono contento per il gol che ho fatto ma l'importante erano i tre punti. E' un bel discutere sul rigore che non c'era, sul furbetto che è caduto da solo, ma ti dico che non è così, ma si è buttato è simulazione, vabbè allora c'hai ragione tu. E intanto ai mondiali di un cacchio di sport un italiano di sedici anni diventa campione dell'universo conosciuto e non conosciuto, si bene, bravo, ma c'è Galliani con il nostro inviato. Che bel giorno questo mercoledì, quasi divertente se per un giorno lasci da parte la voglia di incazzarti. No. Non sono polemico, sto solo giocando. E' importante giocare, ma anche mangiare, bere, sognare. Ieri, a proposito, stavo raccontando un sogno ad una certa persona. Mi sono accorto che i sogni è bello farli, ma anche raccontarli a volte ti lascia un bel sapore.

P.S. Buona giornata.

giovedì, febbraio 22, 2007


DRRIIIIIIIIIIIIIIIN!!

- CLICK!- :

" Caro Cittadino, risponde la segreteria telefonica delle segreterie di Partito. Siamo definitivamente assenti per quanto concerne le vostre richieste, perchè impegnati a farci i cazzi nostri e a rifilarvi candidati al parlamento scelti personalmente da noi. Pertanto, anche il più simpatico tra loro, il più anticonformista, il più coraggioso, sarà una nostra scelta e non vostra. Siete pregati di farvi un giretto in qualche altro paese se questo sistema non è di vostro gradimento. Digitare il tasto uno oppure riagganciare, fa lo stesso.."

- CLICK!!-

mercoledì, febbraio 21, 2007

io boh

e niente quindi dice che è cascato il governo Prodi. Che vi devo dire, mi fa strano. Mi ci stavo abituando a quelle facce da cazzo al governo. Quasi mi dispiace. Poi considerando il fatto che massimo una settimana faranno un bel rimpastone tecnico e salirà al governo un ottantenne con la prostata ingrossata, qualche condanna per corruzione, ed un passato nella DC, beh, era meglio il l'uomo della goldmann sachs. E invece dice che è caduto, in basso, insieme al paese che ormai non prova neanche più a rialzarsi. Che la sinistra non esista più lo si sa da tempo, è diventato ormai un luogo comune, non ci provo neanche a capirle certe loro tendenze neo-liberiste. Quello che è inoltre ormai evidente, ed il comportamento di quei due senatori della sinistra radicale lo conferma, è la totale non-corrispondenza tra la volontà popolare ed i comportamenti dei rappresentanti in parlamento. Dite che anche questo è un luogo comune?Eh, ma qui non si sa più come parlare. Per farla breve, da un pò di tempo la vedo Chomsky, Pasolini, Bakunin: fosse che è il principio di rappresentanza ad ammazzare la vita democratica di una nazione moderna?

domenica, febbraio 18, 2007

Alle prese con una semplice milonga



















- Ci vediamo davanti alla tangheria di Pilar. Puntuale -
Niente saluti, Roger è fatto così. Una tangheria... Certamente qualcosa che abbia a che fare con il ballo. Di sicuro è il posto dove si balla il tango, ma il nome mi sembra strano. No Pilar, tangheria intendo. E allora per evitare brutte figure con Roger vado a vedere sul dizionario, cerco con cura il lemma ma non trovo nessuna occorrenza che si avvalga dell'ufficialità della linguistica italiana. Rimango perplesso, cerco meglio ma non trovo nulla. Roger ha usato un termine che l'Accademia della Crusca non riconosce. Mi sembra strano che Roger sia incappato in una tale distrazione. Rimango a riflettere, tento un'ultima ricerca senza esito. Poi mi accorgo che il tempo passa e che Roger ha detto di essere puntuale. Lascio sul tavolo le ricerche ed esco. Salgo in macchina, metto in moto e al primo semaforo mi assale uno straordinario ed ulteriore dubbio. Dove cazzo sta la tangheria di Pilar? Parcheggio in doppia fila davanti al primo Bar, entro e chiedo le pagine gialle. Già che ci sono aggiungo un caffè e un pacchetto di cartine, quelle francesi, le OCB esatto, no no... quelle nere grazie. Sfoglio il pesante volume, mi fermo. Devo cercare sotto la voce tangherie? No, non credo anche perchè quella parola non esiste e allora vado diretto nella sezione relativa alle sale da ballo. A Roma ce ne sono parecchie, un parecchio che tende al tanto, forse al troppo per la mia ricerca. Sfoglio rapido cercando di stare attento a tutte le voci presenti sulle pagine e poi, improvvisa e consolatoria, una piccola icona in basso a destra... Tangheria di Pilar, via dell'intreccio 28, tel. 069378xxx. Finisco il caffè e rimonto in macchina. Lo stradario mi comunica che la via in questione è esattamente a sette tavole dalla via di casa mia. Sette sono meglio di otto e allora vado, veloce perchè Roger ha precisato di essere puntuale. Traffico, semafori, inattesa deviazione causa mercato e in un tempo accettabile sono a Via dell'intreccio 28, Tangheria di Pilar, tel. 069378xxx. L'ingresso è grazioso, una porta in legno dipinto di blu, una targhetta che riporta informazioni varie su corsi ed orari. Sono puntuale, Roger non si vede, rollo una sigaretta. Da una finestra sopra al portone giungono note di milonga che rendono il marciapiede un piacevole luogo d'attesa. Fumo rimanendo in ascolto, è anche una bella giornata, c'è il sole e non fa freddo. Tre tiri di sigaretta e il portone si apre. Mi giro e trovo Roger che sorridente mi invita ad entrare.
- Non avevi detto davanti alla tangheria? -
- Si, ma Pilar mi ha visto qui sul marciapiede e mi ha pregato di entrare -
- Capisco... ma Roger, perdonami... da quando hai la passione per il tango? -
- Beh caro Scalia, in verità ti dico che io del tango non ne so un granchè, ma Pilar e tutti quelli che vengono qui a ballare sono convinti che io sia un grande esperto di questo ballo e poi la questione va oltre il tango. Diciamo che è più semplice... -
- Non capisco Roger, ma se qui hai trovato una tua nuova dimensione vorrà dire che mi adeguerò a questa tua nuova veste di ballerino di tango -
- Ecco bravo, adeguati -
- A proposito di veste, ma che diavolo ti sei messo addosso? -
- Ah... questo è un regalo di Pilar, un completo fatto arrivare dall'Argentina. Me lo ha fatto fare su misura. Ti piace? -
- Non ho parole -
- Bene, allora basta parlare qui sulla porta. Saliamo che ti presento Pilar e alcuni ballerini -
Saliamo una rampa di scale poco illuminata e arriviamo ad una porta a vetri. Si intravedono figure non definite, la musica è sempre la stessa, decisamente bella.
- Roger... -
- Dimmi ragazzo -
- E'una milonga vero... -
- Me lo stai chiedendo o lo sai? No, perchè io sinceramente ancora non l'ho capito, ma sai Pilar è così carina... -
- Andiamo bene... -
Roger apre la porta, la musica si fa più intensa. Una donna ci viene incontro sorridendo.
- Scalia, ti presento Pilar. Pilar, lui è il mio amico Scalia -
Pilar è di una bellezza straordinaria, una bellezza che fa perdere le parole. Mi tende una mano, sorrido e soffio fuori un buongiornosalveciaocomestai. Poi Roger mi presenta alcune coppie presenti in sala, sembrano simpatici, ma non mi sento a mio agio, soprattutto perchè Roger è vestito come un manichino della Rinascente. Proprio lui, Roger "Il drago", linguista, poeta, intellettuale, maestro di vita e di vizi, dispensatore di novelle ed insegnamenti. Mi intrattengo a parlare con la combriccola danzante cercando di evitare l'argomento tango ballato sul quale sono completamente ignorante. Me la cavo egregiamente tra battute e convenevoli e poi la musica riparte. Roger scherza con Pilar, sembra un altro, ridono di niente ed io resto a guardarli nel mezzo della pista da ballo. Sono straordianariamente belli, sembrano bambini, sembrano felici. Rimango immobile mentre intorno a me si intrecciano corpi in un ballo che profuma d'amore. Poi Roger mi guarda e si avvicina.
- Credo di essermi innamorato Scalia -
- Lo credo anche io Roger -
- Ti ho fatto venire qui per farti vedere la mia Pilar, per fartela conoscere. Ci tenevo... -
- Mi fa piacere Roger, sono contento per te, complimenti è una donna bellissima -
- Già... è veramente eccezionale. Mi fa sentire un uomo migliore, non credo di essere mai stato così bene. E poi è... è... -
- Lascia stare le parole, per questa volta non servono -
Roger mi sorride e credo arrosisca un pò.
- A che pensi - mi domanda.
- Pensavo che sei proprio innamorato, completamente... Sai, ho controllato e la parola tangheria in realtà non è attestata. Non è da te usare parole che non abbiano riscontro ufficiale. Deve esserti successo qualcosa... ed ora ho capito cosa -
- Ah, ma lo hai detto tu ora, le parole per questa volta non servono. Bisogna imparare ad andare oltre... Oltre i nostri studi, oltre i nostri ragionamenti, oltre il nostro voler ordinare perchè è lì che sta la semplicità. E' soprattutto per questo che ti ho chiesto di venire qui. Sapevo che avresti cercato il termine tangheria, sapevo che avresti avuto il dubbio di un mio comportamento estraneo a ciò che sono stato fino ad oggi. Hai cercato su un libro, su un dizionario, ma nonostante tu sappia quanto importante sia per me la ricerca sui documenti, non era solo lì che dovevi cercare. A volte bisogna lasciare da parte gli esempi delle parole. Il tuo esempio ce l'hai davanti a te, in questa sala da ballo. In questa tangheria, in un posto che ha un nome che non esiste e che pure è quanto di più reale io abbia mai vissuto. Come diceva quel poeta... Ah, io sono qui, sono venuto a ballare, sono venuto a cantare e di nascosto ad amare... Ti saluto ragazzo, ora se permetti ho una milonga che mi aspetta... -
Roger si volta, si avvicina alla sua donna. Li guardo iniziare il loro ballo, sembrano felici, sembrano bambini, sono così veri.


mercoledì, febbraio 14, 2007

Ventis dare vela

Poi è capitato di dover discutere sul tempo latino e sulla sua letteratura. E' capitato di dover attendere il proprio turno seduto in un corridoio. E' capitato di non pranzare e di fumare troppo. E poi è capitato di dire "sono pronto, daje, che voi sapè?". E' capitato che è andata bene. Adesso mi rilasso un pò. Rimaniamo che mi faccio vivo io.

P.S Nella foto parte del capoccione di Cicerone.

martedì, febbraio 13, 2007

Me sò sbloccato

Trenta e lode. Meglio di una defecatio post prandium...

p. s. : E il sor Scalia?

lunedì, febbraio 12, 2007

... e duecento.


Francamente non so come celebrare il duecentesimo post, perciò mi limiterò a prenderne nota. Otto mesi di vita blogghista hanno prodotto duecento esposizioni di libero pensiero, circa una ventina al mese, molte delle quali portano la firma di autorevoli esponenti del cialtronismo italiano, in primis il sottoscritto. Si è parlato di tutto pur di non parlare di niente, si è parlato di niente pur di parlare di tutto, si è parlato di qualche cosa per spostare l' accento su altro, si è cianciato di auliche aspettative e retrospettive per dissertare proprio su di esse. Ciò che manca ancora a questo blog è un distribuore automatico di bevande e caffè, ma ci stiamo lavorando su , come anche per portare mino reitano nella schermata di metà marzo.
Ringrazio tutti quelli che continuano stoicamente a leggerci, magari frustrati perché non possono nemmeno utilizzare il supporto di stampa per secondi fini dopo aver letto le notizie... Se riusciremo ad arrivare a cinquecento post, vi prometto che installerò anche le lampade al neon, oppure luminarie a basso consumo.

Bllah!

Evviva la Satira Buona!



" Sono Carlo Azeglio Ciampi!!"

AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHHAHAHA!!!!

" Sono Pippo Baudo!!!"

AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH!!

" Sono il caxxo che te se frega!!!"

AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH!!

Dessert: cosce, culi e tette e coreografie stra- edite, il tutto condito con la immancabile presenza dei politici e sganasciate a go go. Da sottolineare la palombelli alias martufello e oreste lionello nei panni di martina stella. Dire che sono ridicoli è dire poco..

sabato, febbraio 10, 2007

Ora la Dico io qualcosa...

Dico solo una cosa. vaticano, vescovi, papa, partituncoli di questa pseudo destra becera e cattolica quando gli fa comodo, mastella e camorristi al seguito: ci fate schifo, siete solo dei maledetti sepolcri imbiancati. Questo è quello che Dico io, ma secondo me lo diciamo in tanti.
PS: non avrei mai creduto un giorno di dover arrivare a fare il tifo per la Bindi...siamo ancora un paese a sovranità limitata.

giovedì, febbraio 08, 2007

Chi è bell' ?


L' unico parere positivo che io abbia sentito riguardo alll' obrobrio che( da alcuni anni ormai) svetta al centro di piazza re di roma è stato quello del mio caro amico Magritte( o come si fa chiamare).

Voi cosa ne pensate?

E bello quanto tracce di spinaci in mezzo ai denti perfetti di una bella ragazza( secondo me).

mercoledì, febbraio 07, 2007

telè fe no casa..


Esiste una grossa categoria di taglieggiatori patentati in Italia: è la cosiddetta " classe media", quella che si rivela attraverso varie forme di manifestazione e associazione spontanea, ma che si riconosce soprattutto attraverso quello che è oggi uno status symbol: la casa, l' immobile. La popolazione italiana è costituita da un numero impressionante di piccolo- medio borghesi che lamentano le carenze del lavoro salariato, che scendono in piazza contro la guerra, che sostengono i diritti civili, e che nel contempo si fanno forti dell' unica certezza acquisita: la casa. Ma non perchè comprendano che la casa è un elemento indispensabile per la crescita e la stabilità del nucleo familiare, del futuro lavoratore( in sintesi: del cittadino). Immemori delle fatiche da essi stessi compiuti per acquistare spazio vitale, o forse in virtù di quello, si danno alla nobile arte della grassazione legalizzata: sparito l' equo canone, spariti i più elementari brandelli di etica civica, essi vendono o affittano gli appartamenti a prezzi esorbitanti, scandalosi, come se fosse la cosa più natuarale del mondo. Nel 2002 pagavi per un appartamento di 100 mq circa 700 euro d' affitto? Ora sei pazzo se non ne richiedi almeno 1400. Non è cattiveria, è il libero mercato che lo dice: è la speculazione che lo caldeggia. Sei uno studente, e pertanto non hai nessun reddito dichiarato? Sborsa 350- 400 euro più le spese per una merdosa stanza singola: tanto c' è mamma che paga! Non ti va bene, è un sopruso? Quella è la porta.
Per una volta, dico una volta soltanto, vorrei che la politica la smettesse di rincorrere fumosi progetti che non riguardano il cittadino. Per una volta, vorrei svegliarmi e vedere le gente in piazza a milioni per ficcare su per il culo ai loro padroni di casa i relativi contratti. Per una volta, vorrei vedere qualche parvenza ectoplasmatica di politico indignarsi per qualcosa di serio, motivato. Ma l' instabiltà sociale va bene a tutti. Senza tutele, senza sindacati degni di questo nome, senza una coscienza civile e sociale comunemente accettata che ci consenta di alzare la testa fottendocene del fatto che potrebbero tagliarcela, senza la consapevolezza del fatto che i nostri nemici si annidano nelle immediate vicinanze, senza tutto ciò non vale la pena nemmeno arrabattarsi per cercare un lavoro. Lavorare per pagare uno stronzo che ci consente munificamente di alloggiare all' interno delle sue quattro mura, intese unicamente come fonte di profitto, non serve veramente ad un cazzo.

La classe media mi fa schifo.

domenica, febbraio 04, 2007

Fine dei giochi

Nel febbraio del 2004 ho iniziato a lavorare in un'agenzia di scommesse sportive. Ho sempre lavorato il fine settimana, a volte il mercoledì di coppa, tutti i giorni in occasione dei mondiali e degli europei di calcio. Ho fatto un conto approssimativo, ma abbastanza verosimile e ho calcolato che in tre anni di lavoro ho toccato banconote per un totale che si aggira intorno al milione di euro. Una cifra considerevole se penso ai miei sei euro di paga all'ora. Fare lo sportellista è un lavoro noioso come ce ne sono tanti, un lavoro che non offre prospettive, e chi lo fa ( soprattutto giovani e tra loro tanti studenti come me ) sa che non sarà per tutta la vita. L'ambiente di un'agenzia di scommesse ippiche e sportive è difficile da descrivere. Raccontare i personaggi che lo frequentano è un esercizio di letteratura neorealista e di fine analisi psicologica. Io, per tre anni, ogni volta che sono andato a lavoro, ogni volta che ho varcato la porta a vetri antiproiettile, ho incontrato sempre gli stessi volti, le stesse persone con gli sguardi persi nei televisori che trasmettevano le corse dei cavalli. Li ho visti studiare a memoria le quote delle partite o perdere centinaia di euro ai videopoker, li ho sentiti coniare bestemmie e sommergersi di sproloqui, li ho visti litigare e disperarsi per un fotofinish dannatamente rivelatore. Per tre anni, li ho visti andare su e giù per la sala scommesse, li ho visti entrare lì dentro alle dieci di mattina ed uscire alle otto di sera. Da dietro il vetro della mia cassa ho assistito ad uno spettacolo umano che all'inizio credevo buffo. Poi ho iniziato a capire e ho cercato di provare rispetto per quegli uomini e per la loro malattia del gioco. Ho cercato di essere gentile e a volte sorridente, ma la cortesia non fa parte del gioco, del loro gioco. E così la decisione di non ridere più quando si lavora, di usare la cortesia solo per alcuni un pò più umani, di fare il mio lavoro senza troppa confidenza che tanto anche se non rido mi pagano lo stesso. I personaggi dell'agenzia, i clienti fissi hanno nomi e soprannomi. C'è l'avvocato, giornalaio dall'alba alle dieci di mattina e poi assiduo "cavallaro"; c'è l'ingegnere dalla scommessa pesante, ricco traffichino nonchè candidato nelle liste di un grande partito della libertà alle ultime amministrative; c'è valium, uomo sporco e lento dall'orario prevedibile; il cravattaro, con l'hobby della cocaina e delle belle giacche; Alì, pakistano perfettamente inserito nel sistema; c'è Luciano, pensionato ignorante dall'atteggiamento ambiguo che tende allo stronzo; ci sono poi una dozzina di polacchi e rumeni che riescono ad essere gentili anche alla quindicesima Peroni; Gaetano, uno che di professione perde ai cavalli e che nel tempo libero bestemmia la Madonna; ci sono due o tre ragazzi della mia età che forse sono ancora in tempo per capire che il loro tempo di giovani potrebbero viverlo diversamente. Ne dimentico tanti di personaggi in questa breve lista e ad essere sincero ci sono alcune persone che risultano simpatiche e gentili. Mi viene in mente Nicola, Tonino il sordo che un pò ce è e un pò ce fa, Salvatore il laziale e parecchie altre persone che vengono a giocare la schedina domenicale e che a volte capiscono l'amarezza di un lavoro che annichilisce il cervello. Nell'agenzia in questi anni ho assistito a scene non-ordinarie, litigi, scazzottate, offerte sessuali da parte di attempate signore in cambio di pochi euro da giocare sull'ultima corsa di Agnano, pistole sotto la giacca, poliziotti in fila con gli spacciatori. Ho incassato dozzine di vaffanculo. A volte ho risposto e a volte no perchè in fondo il cliente, anche se maleducato, ha sempre ragione soprattutto quando è sotto botta di cocaina e in tasca ha un coltello. Sembra una descrizione assurda, ma così è e per tre anni ci sono stato dentro.

Ieri mattina vado a lavoro e la caposala mi dice che il campionato è sospeso, che hanno ammazzato un poliziotto a Catania, che non ci sono scommesse. Mi vengono subito in mente le parole di Pasolini dopo i fatti di Valle Giulia: i poliziotti figli del popolo e gli studenti con i soldi di papà. Poi mi fermo e penso che non ci sono lotte studentesche o ideali da difendere il venerdì sera allo stadio. C'è una partita di calcio, quel calcio grazie al quale ho lavorato nell'agenzia di scommesse per tre anni, ma che in realtà ho smesso di seguire assiduamente da molto più tempo. Ci sono i campionati stranieri mi dice la caposala e quindi mi faccio 8 ore di agenzia a ritmo rallentato e doppiamente noioiso. Alla sera torno a casa, mangio, dormo e questa mattina entro in agenzia per il mio turno domenicale e vado nell'ufficio del direttore. Il direttore è un uomo gentile, con una grossa pancia gonfia, i capelli bianchi e una tendenza fascistoide che ha subito il fascino del capitalismo prima e del berlusconismo poi. Gli spiego che sto per laurearmi, che devo finire alcuni esami, che due soldi da parte li ho messi e che non ho più tempo per l'agenzia. Gli assicuro una disponibilità di ancora un mese in modo che lui possa organizzare la mia sostituzione e mi licenzio con la serenità di chi ha fatto il proprio lavoro di merda per tre anni senza mai litigare con un collega mantenendo con il direttore un rapporto di reciproca fiducia. Il direttore - che è uomo ragionevole - ragiona e capendo la mia situazione, se pur rammaricato, appoggia la mia decisione offrendomi la possibilità di fare qualche turno se dovessi avere bisogno di qualche spicciolo. Mi sembra una soluzione vantaggiosa e un'offerta generosa. Ringrazio e me ne torno a lavoro per il mio turno, dietro il mio vetro a guardare l'umanità che ancora per qualche tempo accompagnerà i miei fine settimana. Oggi li guardo bene i miei "clienti", meglio del solito perchè c'è poco da lavorare, perchè il campionato oggi non c'è, perchè hanno ammazzato un poliziotto durante una partita di calcio.

P.S Oggi per la terza volta in vita mia ho giocato la Tris che si correva a Roma.
12 EANNAMO
5 BOLIS DI S
15 FAMME FATA
Il 5 l'hanno dato per disperso.

martedì, gennaio 30, 2007

impressioni di ieri e domani, o Dal finestrino.


La stazione ferroviaria di foligno ispira simpatia, quasi fosse uno zio coi baffi dal sorriso aperto che non vedi da un pò di tempo ; la immagini sempre nelle sere di mezzo inverno, avvolta dalle nuvolette di freddo vapore acqueo che escono dalla bocca dei viaggiatori intorpiditi sulle banchine, illuminata da quel chiarore arancione di lampade un pò vecchiotte.. La immagini così, come una stazione di transito, dove non sono poi tanti i viaggiatori che scendono, molti invece quelli che saltano sul treno delle 6 antimeridiane per recarsi al lavoro a roma, o magari a terni, o forse a perugia, ancora con la mente annebbiata dalla sveglia impietosa delle 5, già proiettati col pensiero tra coltri di piumoni soffici e profumati che attendono a sera..

Il tempo di guardare furoi dal finestrino, di notare gesti rapidi tra i capostazione, e il treno riparte, lentamente, adagio.

La notte è scesa e le falde del monte subasio respirano i canti soffusi dell' erba umida...

lunedì, gennaio 29, 2007

De fecatione- parte seconda



Quando il peggio sembrava passato, lotte intestine hanno ripreso a dilaniare la mia interiorità, acide sferzate di rabbia e turbolenza repressa. Nulla poté l' amica enterogelmina, evidentemente inerme dinnanzi agli strali di un malessere insidioso. E ritorno a raccogliermi, solo e pensieroso, questa volta nell' ufficio di casa.

Per dirla con sgamas, un altro bel post di merda..

Il primo capitolo è disponibile su " cineserie e varie futilità". L' inserto è gratis.

martedì, gennaio 23, 2007

Riaperture



Nuntio vobisse gaudium magnum, Il Guzzanti riaprì il sito con annesso forum questa mattina, dopo quasi due mesi di latitanza totale.

Era Ora!

lunedì, gennaio 22, 2007

Correre, correre..



Silenzio e fiamme ruggenti si inseguono nella notte. Il vento è caldo e spira mollemente, sospingendo in aria cumuli di polvere e cespugli secchi. Notte scura, a tratti immobile. Si squarcia all' improvviso in un turbine di rabbiosa cinèsi ad alta temperatura. Non capisco cosa mi abbia sfiorato il viso, ma la mia pelle brucia. Ho la prontezza di voltarmi e veder sparire un globo luminoso, fiammeggiante.

Il tempo di un battere di ciglia, poi nulla più.

Resto lì, massaggiandomi la pelle irritata, perplesso e deluso. Speravo fosse il mio autobus, e invece niente...

Il giorno della moderna età

Si svegliò e trovò l'inverno fuori alla finestra, una ciabatta sotto il letto e un impegno sulla scrivania. Il periodo non sembrava adatto allo studio dell'età moderna. A dirla tutta e fino in fondo, il periodo non sembrava adatto ad un sacco di altre cose, ma alcuni doveri andavano rispettati. Lo scontro mattutino con Imperatori, Re e Regine romanamente numerati, lo trascinò nella lettura e nell'appunto. Capì che poteva ricordare date e nomi, che l'esercizio non era impossibile. Capì che la storia la fanno anche i cretini ed ebbe il sospetto che gli Asburgo non pagassero l'ICI. Immaginò i Conquistadores spagnoli e il loro vaiolo da esportare. Lesse di battaglie, di Riforme e di Riforme contro le Riforme. E poi tutte le guerre e le rivoluzioni, le capocce tagliate, i Nobili che si lamentavano e i Re che piangevano e tutti gli altri giù a spalare merda. Ogni tanto appuntava una data di pace con annessa locazione geografica dal nome impronunciabile e poi riabbassava lo sguardo su una guerra che iniziava tre righe dopo. Passò molte ore in compagnia di Carlo, Enrico, Ferdinando, Luigi, Elisabetta, Solimano, Giulio, Paolo e Leone. E quando il tramonto si portò via la giornata, quando pensò che aveva fatto il fattibile, passò in rassegna tutta la regale brigata e stiracchiandosi, la ripose dove l'aveva trovata.

Nella foto, Carlo V. Me pare.

domenica, gennaio 21, 2007

Peppino Corona's Wish...



VORREI...

Vorrei essere quello che decide i numeri da dare ai mezzi pubblici.
Vorrei essere quello che decide dove piazzare i semafori.
Vorrei essere quello che stabilisce quanto deve durare il giallo.
Vorrei essere quello che sceglie i films da mandare in seconda serata.
Vorrei essere quello che ordina di trasmettere anche i titoli di coda.
Vorrei essere quello stabilisce che i quotidiani La Padania e Libero da oggi costano 50 E.
Vorrei essere quello che fa resuscitare Craxi per poterlo arrestare.
Vorrei essere quello che dichiara guerra alla Città del Vaticano.
Vorrei essere quello che assegna a Berlusconi un alloggio popolare a Tor Bella Monaca.
Vorrei essere quello che sfratta Berlusconi perché moroso.
Vorrei essere quello che ha abbattuto il DC9 dell’Itavia e dire scusate sono stato io.
Vorrei essere quello che ha inventato i supplì.
Vorrei essere quello che decide che se compri un capo di D&G dai l’equivalente in beneficenza.
Vorrei essere quello che decide che la produzione D&G è fuori legge.
Vorrei essere quello che decide che il Grande Fratello lo vince quello che resta vivo.
Vorrei essere quello………





venerdì, gennaio 19, 2007

Tg2 Dossier Storie

Domani sera, (sabato) alle ore 00.40 circa su Tg2 Dossier Storie, andrà in onda un servizio su Broadcastitalia e sull'Associazione Libere Voci che si occupano del recupero del materiale audiofonico delle radio libere. Chi può, lo veda. Ne vale la pena. Inoltre il link del sito di Broadcastitalia è presente su questo blog... dategli un'occhiata...

Che caxxo dico



Ambientare un film negli anni ' 70.. Certo che i cinematografari degli anni ' 70 non avevano di questi problemi. Cioè, vuoi girare un esterno? Non devi bloccare il traffico per buttarci dentro qualche auto d' epoca raccattata a fatica: la città è intasata da vagonate di automezzi ad hoc. Ti serve una faccia tipica, con basettone e zazzera credibili? Ne hai quanti ne vuoi.
Oggi, ambientare un film negli anni ' 70 è complesso se non hai un budget elevato, cioè se non ti puoi permettere di ricreare habitat e habitus. Qualcuno potrebbe farmi notare che il problema sussiste ogni qualvolta un cineasta tenti di girare un film d' epoca: più si va indietro nel tempo, più aumentano le difficoltà di ricostruzione. Beh, quel qualcuno farebbe meglio a tenersi quest' obiezione per sé, nessuno gliel' ha chiesta...

mercoledì, gennaio 17, 2007

Ho sognato?

Possibile che ieri ci sia stata una commemorazione alla Camera dei deputati avente come oggetto il defunto latitante Bettino Craxi, durante la quale è stato detto( alla presenza di molte cariche istituzionali, compreso il presidente della camera bertinotti) che il sunnominato ha commesso sì degli errori, ma è stato pur sempre un grande statista? Me lo sono sognato, non c' è dubbio. Un incubo dovuto ai peperoni che me sò magnato..

Santi Laici d' Italia


Come segnalato dal banner che ho sapientemente copincollato sul margine desro del blog, proprio sopra l' archivio, è possibile caricare dal blog di Beppe Grillo il calendario dei Santi laici d' Italia. Un patrimonio forse un pò avvilente perchè costituito da morti ammazzati, ma pur sempre un elenco di individui coraggiosi, o semplicemente di individui che hanno terminato di esistere a causa dell' ingerenza della criminalità comune, organizzata e organizzata dallo Stato. Vale la pena dargli una scorsa, magari anche due. I disegni sono di The Hand,che si conferma un' abile e versatile autore. Diffondete il banner tra i blog fratelli e non, mi raccomando!

Aug!

martedì, gennaio 16, 2007

Contributors, prestatemi bada!


Approfitto dello spazio che gentilmente mi concedo per porre un quesito ai miei cari collaboretors: come la vedete se ci facessimo tutti un bell' account google e passassimo alla versione beta del blog? E' un' operazione che prende cinque secondi, e in tal modo potremo continuare a scrivere anche sui bloggucci dei nostri amichetti che si sono fatti il restyling. Visto che voglio darmi una parvenza democratica, vi chiedo se la cosa vi garba. In caso contrario, continuiamo nel nostro caro, vecchio blogger.

Fatemi sapere, conoscete il modo per rintracciarmi.

Mi scuso con l' utenza( cioè noi) per avere approfittato di questo spazio communis per lanciare un messaggio personale e privato.. Anzi no, non mi scuso e vado a fumarmi una sigaretta.

Bllah!

sabato, gennaio 13, 2007

Quando spider- man era giapponese..

Assicuratevi alla poltrona.. Questo uomo ragno è da urlo!!

giovedì, gennaio 11, 2007

De Sinusite

E poi accadde che per un lasso di tempo che la scienza tende a definire " troppo ", si ritrovò a vivere chiuso in casa.


Dalla finestra aveva visto succedersi con cadenza regolare un trittico di giornate di sole, una giornata uggiosa, un'altra nuvolosa ed una di merda. Questa sua reclusione, dettata da un inconveniente batterico, lo aveva portato a compiere una serie di azioni ripetitive, noiose, ma soprattutto inusuali. E dunque alla sveglia seguiva un rito medicamentoso che lo portava ad ingerire sostanze nel numero di tre (3). Avveniva nell'immediato succedere il momento del pentolino con latte da riscaldare mentre il Tg1 raccontava di vicini scontrosi con tendenze omicide. Indi, colazione, piccole abluzioni e Aerosol con medicinale al sapore di uovo marcio nella durata di massimo venti (20) minuti. Nel tempo stabilito, rassegna stampa su Internet con approfondimenti sulle tendenze omicide dei vicini di cui sopra. Fine Areosol, inizio grandi abluzioni nel bagno in fondo a destra. Preparativi doccia bollente con sottofondo di radio, ma soprattutto radiogiornale con collegamento in diretta dalla caserma dove si trovavano questi cazzo di vicini con le manie omicide. E quindi doccia, asciugatura e vestizione casalinga da malato " collezione Inverno 2007 " comprendente di: mutanda nera informale, calzini grigi con elastico allentato e dunque maggiormente suscettibili alla forza di gravità, maglietta detta "della salute" con buco sotto l'ascella destra, pantaloni grigi tuta marca champion con elastico altezza caviglie che tende a compensare l'assenza di quello dei calzini, felpa verde con scritta gialla " 1955 " e aloni indelebili di macchie di unto d'annata e infine ciabatta elegante in finto scamosciato beige con imbottitura a costine bianche. Pronto per la giornata, dopo aver ricomposto il talamo malato si avviava allo studio di un periodo storico definito moderno su un apposito manuale gentilmente prestato da un collega. Ciò proseguiva fino alle ore 12.30 circa, orario di pranzo caratterizzato dalla preparazione della classica pasta con pesto, un pò di formaggio e pane per la scarpetta. Ovviamente tutto condito da telegiornale che stranamente apriva con la tragica notizia di Ronaldo che abbandona il Real... no... scusate è lo sport di Ialia1, ma subito su Rai1 veniva immediatamente ragguagliato sulla sorte giudiziaria dei vicini birichini. Fine pasto con lancio del piatto nel lavello e acquisizione della postura orizzontale sul divano per la visione di Starsky & Hutch. Alle ore 14.00 terminava il rilassamento e riprendeva di slancio lo studio fino ad orario da destinarsi. Qualunque fosse l'orario destinato, passava il pomeriggio fino all'ora di cena nel diletto di futilità varie. Infine, lo si vedeva avvicinarsi alla zona pasto verso le 20.00 e tornare in zona letto verso le 20.27. Completava la giornata nella visione di un film classificato come " roba di spari e cose di sangue " e prima di coricarsi per il giusto riposo ingeriva un altro paio di sostanze curative.

Sognò molto in quel periodo, soprattutto sigarette. Gli dissero che con la sinusite fumare è molto dannoso ai fini della guarigione. Non fumava da circa 141 ore. In compenso aveva mangiato tre ( 3 ) scatole di merendine ed era incazzato come un toro.

tanto per..(just because)

L'altro giorno incontro M.,come al solito allegra, come al solito cordiale, come al solito con qualcosa di insolito da dire. Mi racconta che sta preparando un esame all'università sugli indiani d'america, ne parla con passione ed in pochi secondi mi coinvolge in un discorso come al solito piacevole. Insomma pare che questi indiani d'america, irokesi in testa, credano nella completa identità tra cultura e natura, secondo loro non c'è distinzione alcuna tra i due concetti, che anzi si sovrappongono. "però, interessante" mi dico "hai capito questi indiani". Ma andiamo avanti. M. mi dice che secondo loro l'universo è strutturato da est a ovest(e non da nord a sud, dall'alto in basso come ad esempio nella nostra visione cosmologica) e che centrale è il concetto di "scorrevolezza". In buona sostanza, tutto ciò che si oppone alla scorrevolezza di un uomo, di un animale etc, da est verso ovest,costituisce il male, il negativo. Ora, a me questa cosa della scorrevolezza ha colpito molto, soprattutto perchè tempo fa, sulle colonne dei nostri blog si parlava di vita in termini di flusso. Non so bene dove voglio arrivare con questo discorso, e forse proprio da nessuna parte, tuttavia penso che in un'ottica di scorrevolezza uno possa anche permettersi di dire cose poco sensazionali, di fare discrosi tanto per. Magari , anzi sicuramente,ho travisato tutta la filosofia di sti indiani d'america; ma che ci volete fare,ho avuto sempre un debole per M. e qualsiasi cosa mi dice succede che dopo un pò mi distraggo. Una volta ci stavo pure provando con lei, ma poi andò male,peccato perchè mi piaceva. Ma ora è acqua passata, sotto i ponti, con rara velocità. Com'era la storia della scorrevolezza...?

mercoledì, gennaio 10, 2007

I-Tigi

27 anni per dire che non ci sono colpevoli. 27 anni di falsità e menzogne. Per Ustica il processo è finito, tutti assolti, non è stato nessuno...

Lo spadino pakistano


Tempo fa, il tabacco ergeva barricate di piacere nei miei alveoli, complici di un godimento che scandiva in poche sigarette la mia giornata:

Il primo tra la colazione e il dentifricio, passato a contemplare il panorama dei tetti milanesi.

Il secondo nella tarda mattinata, dopo un buon caffé macchiato caldo al bar, in compagnia del gabbiano J. Livingstone, riletto migliaia di volte.

Il terzo, tra pranzo e pennica, a scivolare i neuroni sotto un velo di suadente nicotina, onde riposare, rinforzare e preparare i muscoli pensieranti per possibili sviluppi serali.

Il quarto all'aperitivo, a ingaggiare innocue risse tra veleni apparentemente estranei, quali la nicotina e l'alcool, che sotto sotto tramavano certamente qualcosa contro il mio organismo.

E il quinto...
Ah, il quintus gaudimentus magnus!
Un artefatto di carta, cartoncino, il ben noto tabacco e...una pallina di pakistano nero come gli occhi chiusi nella notte.
La prendevo - caccolina! - e la stuzzicavo un po', me la rigiravo tra le dita e poi, con grande cautela, la costringevo a trasformarsi in un sottile serpentello scuro, lungo quanto bastava a insinuarsi tra i frammenti di tabacco già pronti per l'illecito abbraccio.
Chiudevo il tutto con precisione da orafo, mi recavo alla finestra sui tetti e una scintilla detonava i cinque minuti più liberatori del mio giorno.

Rimanevo sempre in sacra contemplazione, a osservare stupito come l'anguilla di pasta resinosa non seguisse mai il fratello tabacco, caduto in cenere: restava come infilzata nel resto della paglia una lingua sottilissima e incandescente, quasi un estremo saluto al tramonto.

martedì, gennaio 09, 2007

Andò stà Coradio? De Sosibusse..



Dice fa : corado nun se sa ndo sta, che fa, co' chi pparla. Dice che l' hanno visto che presentava er film in 5 città in contemporanea: Milano, Foggia, Napoli, Genova e Macerata, dice fa: Corado sta bene, anzi no, corado sta male, cià er viruzze de li marziani, anzi no, corado sta a Ostia a venne le grattachecche a li pinguini. Nzomma, Coradio cià li sosi come saddam, anzi ve dirò di ppiù: li sosi de saddam dal numero 7 al 16 se li è comprati lui un mese fa e j' ha fatto er restyling, ha fatto ' na grande opera de umanità sapendo che sti poracci sarebbero rimasti senza lavoro.
Coradio, quello vero, nun se sa ndo sta, comunque. Pare che stia imbarzamato drentro la cassapanca de un infermiere der policlinico che la tiene niscosta ner sottoscala de medicina ggenerale. Secondo n' antra voce, Corado sta a casa sua. Anzi, me sa che mò è uscitio..

Cose da grandi

Apro gli occhi, qualche foglio appeso al muro mi informa che è martedì. Un giorno del cazzo, un nome che rimanda al dio terrifico della guerra, che poi è anche un pianeta sul quale l' uomo sembra avere una necessità impellente di andare e dimostrare che c' è vita, e non capisce che probabilmente un organismo unicellulare non ha voglia di dire un cazzo ad un primate semievoluto o parzialmente involuto che si mette una vasca per pesci in testa. Ma tant' è.. Il mio calendario riporta fotografie quasi naif, paesaggi arancioni dei paesi dell' umbria, case antiche che seguono il sole in tute le sue gradazioni di colore e lo accompagnano a dormire, per poi accoccolarsi anch' essi nella notte silenziosa di paesaggi montani e immutati da centinaia di anni, proprio come i loro abitanti, pecorai o agricoltori che conservano le stesse frasi, gli stessi costumi ma indossano ora jeans lisi e blaterano al cellulare.

Smetto di guardare il calendario, non va; mi lavo con acqua fredda e strapazzo le mie gengive con un dentifricio alla menta, disgustoso. Il caffè è pronto, lo bevo e faccio colazione, segue una corposa pall mall degustata sul balcone facendo finta di far finta di aver fatto finta di assumere una posa, di quelle che dovrebbero stagliarti granitico contro l' orizzonte, alla ricerca di un pensiero perduto o affannosamente proiettato verso un dubbio. Non è così.

Stamattina non ho voglia di pensare a niente, e mi trascino.

Nemmeno una doccia lava via questa inutile attesa di Qualcosa che ha perso l' ultimo treno, almeno per oggi.

Perciò, mi butto su Lino banfi. Fumo altre tre sigarette, e attendo.

Nessun atteggiamento da adulto, né da bambino. Abulìa da assenza, apatia da cartolina?
Intanto le dita vanno da sole sulla tastiera, e il risultato sarà probabilmente una cacata, un ammasso di sterco informe che nemmeno puzza.

Però è mio..
Deriva trash..

Ho pizzicato questo spezzone di " spaghetti a mezzanotte".. altro che " nonno Libero". Scusate, ma ogni tanto ho bisogno di ridere sguaiatamente...

New Entry de lusso



Pepperepèèèè!!!!

Nuntio vobisse Tacium Magnum. Ufficializzo l' ingresso di un nuovo membro nel team dei pensatori pazzi del blog più brutto del mondo. Mister Tacho non ha bisogno di presentazioni, lo farà scrivendo il suo primo post: perciò, lo esortiamo a sbrigarsi, anche perchè l' azienda vuole dei risultati.

Benvenuto, Taciuz!

sabato, gennaio 06, 2007

Nicolò


- E questo era quello che ti volevo dire. Quello che avrei dovuto dirti parecchio tempo fa. Questa è tutta la mia verità -
Finì così di parlare e sentì i secondi scivolare lenti su loro due, su una musica impercettibile, su quella piazza a parcheggio gratuito, su un'assenza di voci, su una sigaretta dimenticata tra le dita. Aveva parlato senza imbarazzo, senza la paura di mostrarsi nudo. Sentì lo sguardo di lei abbassarsi, la vide giocare nervosa con due anellini e poi trovò parole per rispondere, per dire del coraggio che non gli credeva possibile, del sentimento che aveva nascosto. Si lasciò cullare da una piccola felicità femminile che nasce dal sentirsi importante per qualcuno. Rispose regalando un sorriso di imbarazzo, dolce di tenerezza. C'era nell'aria un profumo di verità che mancava da tempo. Un profumo che lo fece sentire sereno, parole semplici per dire di quanto più bello si possa dire. Si lasciarono all'ombra di un palazzo inumano, un saluto veloce come sempre e poi lui sulla strada del ritorno e lei con passo elegante verso un portone. Tornò sorridendo, ai clacson impazziti, a quel pedone maleducato, al raffreddore e all'accendino che aveva improvvisamente smesso di svolgere il suo pirico dovere. Tornò insieme a Tom Waits e cantò nei quarantacinque minuti di traffico sulla statale, sbirciando il buio vegetale che lo circondava nel suo andare a passo lento. Poi arrivò un semaforo, la risoluzione dell'ingorgo, un lancio a dignitose velocità, ancora il pensiero a lei e a quel sorriso. Arrivò alla fine del viaggio e pensò che per una volta, dopo tanto tempo, non era stato un personaggio. Aveva lasciato da parte i trucchi e le maschere, aveva detto - Io sono qui, io sono quello che vedi ora, in questo istante - Quel pomeriggio non era stato un poeta, un intellettuale da due soldi, un musico o un sognatore. Quel pomeriggio non si era fatto chiamare Scalia, Sammy o Nico Belò. Quel pomeriggio, a piazza Barcellona, ci andò con i capelli tagliati, felice come un bambino. Quel pomeriggio fu Nicolò e disse le sue semplici parole. Le più vere che avesse mai detto.

venerdì, gennaio 05, 2007

Ripòseno..



Dorme il porto, dorme il faro... dorme il mare nero e freddo.. E le navi, le barche, i battelli, le zattere? Dormono anch' esse, imprigionate in una fluida cappa d' oblio che si spande silenziosa sul pelo del mare, respirando sale e voci flebili... Il vento soffia a tratti, come un richiamo sottile ma inconfondibile e chiaro.. Dormono tutti, ma proprio tutti.. Qualcuno sogna? Impossibile dirlo...

..Per il momento, sento solo gente che russa fragorosamente.

mercoledì, gennaio 03, 2007

Di Nova Stagione

- Ao regà, io so' arivato - disse il conducente
- Bella - la risposta dalle retrovie.

Barcellona torno a guardarla dall'altra parte del mare. Barcellona è un viaggio di quindici ore, di risate e di bottiglie d'acqua. Barcellona è bella, ma non so se sono riuscito a capirla. Ho iniziato questa nuova stagione senza promettere, l'ho iniziata con la certezza della salita e la curiosità di chi comunque muove in una qualche direzione. Ora che anche il viaggio è passato, ora che la realtà circostante è tornata ad essere quella conosciuta, mi tirerò su le maniche, farò la capriola, e ricomincerò a correre. Per cantare i giorni passati, per raccontare di chi mi ha affiancato nel passo viaggiatore, troverò il tempo e le giuste parole. Per ora riposo gli occhi, conservo i pensieri buoni e aspetto le cinque pomeridiane per continuare a sorridere.

domenica, dicembre 31, 2006

Duemilasette incipiente..



... E un duemilasei che si ferma all' ultimo autogrill prima di roncobilaccio. Lo salutiamo con affetto,e gli raccomandiamo di scrivere ogni tanto: noi lo faremo, perchè non vogliamo si senta solo. La compagnia dei fratelli duemila che l' hanno preceduto potrebbe essere anche molto noiosa( tra l' altro, il duemila è estremamente ciarliero: sempre a blaterare di quanto fosse speciale..).

Per il momento, ci risulta che il duemilasette sia in viaggio e abbia appena oltrepassato il valico dell' appennino tosco- emiliano.
Gli raccomandiamo prudenza alla guida, che eviti gli alcolici se non vuole arrivare ciucco a mezzanotte.

p. s.: Speriamo che porti le sigarette.

p. p. s. : Buon anno a tutti, anche a quelli là.. sai, quelli, no?!? Eh, proprio loro!!

venerdì, dicembre 29, 2006

Periodi a caso o quasi..


Anche gli angeli fumano marlboro, diceva quello.. Non di questi tempi. Però fumano con stile, anche nazionali senza filtro.

Ieri ho preso un sacco di freddo, ho avuto un mal di testa bestiale ed ho dovuto ritirare i panni dallo stendino. Non c' entra nulla con l' angelo di pietra, ma chissenefrega.

Oggi, un' allegra compagnia di amici partiva alla volta di barcellona per trascorrere un capodanno diverso in compagnia di higuerra. Avrei tanto voluto essere con loro, ma spero si divertiranno. Anzi, ne sono sicuro.

Domani.. Non so che succederà domani, ma un giorno sarà trascorso, e forse sarò ancora più partecipe del flusso.

mercoledì, dicembre 27, 2006

Tricchetracchetricchettrà...

"Certo che sei imbecille.." , disse senza guardare l' altro negli occhi. La birra cominciava a fargli effetto. " Lo prendo come un complimento", disse l 'Altro, che incominciava a sentire l' effetto dei fumi dell' alcool.." Non hai un minimo di spina dorsale e te ne stai qui ad aspettare che scenda la manna dal cielio oppure il millennium falcon di han solo.. Me fai schifo" , continuava l' uno, con la bocca impastata di amara Moretti, e l' Altro: " Scienti chi parla, dovrescti sciacquarti la bocca con lo sturascessi prima di rivolgerti a me!" Era palesemente ubriaco, ora.. Ci fu silenzio. L' uno e l' Altro cominciarono a ridere, prima in sordina, poi fragorosamente, riempiendo di suoni sguaiati l' aria della stanza.. Le loro risate si accavallarono, si fusero, erano Una sola. Entrambi facevano parte di un' unico soma. I loro pneumata no, ma che importava..

Finchè c' è birra c'è spiranza.

martedì, dicembre 26, 2006

Alka Seltzer



E' passato nell'attimo di scartare un pacchetto, di soffocare nel fritto, di perdere a carte. E' passato e mi lascia un mal di gola ed un ingorgo intestinale, un cappello da uomo e un freddo discreto. E' passato e questo mi basta. Proietto lo sguardo ad altre date e somministrandomi chimiche sostanze di incerta provenienza, attendo speranzoso una digestione liberatoria.

domenica, dicembre 24, 2006

Gelido sarai..

E gelido sei... Freddo maledetto che mi attanagli, Gelida Umbria dal cielo terso...
Tuttavia il mio paesello non [ niente male, con le sue case antiche in oietra rosa di monte che si riscalda al sole... Domani nasce il dio sole, ed io ho soltanto voglia che si corichi presto.. A presto, blogghisti!
Un abbraccio da spello, provincia di perugia..

Manca la cartolina perch[ non so come usare questo pc del cavolo!!!

venerdì, dicembre 22, 2006

Partenze



Iniziarono con un aereo, continueranno con un interregionale.

Ma quando finiscono ste vacanze??

Buona Pasqua a tutti!

martedì, dicembre 19, 2006

Musicando ancora..



C' era un palco, musicisti disposti in ordine sparso ma composto, luci di vario genere e intensità, un pubblico caloroso, un' ottima armonia di gruppo. Ecco la parola chiave: armonia. Quel componente musicale che trasborda e si spande fluidamente a crear intesa tra gli individui. C' era un chitarrista che non suonava da tempo, eppure non si sentiva spaesato: qualche umana incertezza e tanto entusiasmo. Ecco un' altra parola chiave: entusiasmo. In tutto questo non c' è nulla di retorico o di falsamente gaio, soltanto la soddisfazione per una serata indimenticabile sotto vari punti di vista. C' erano in tanti, ed ognuno ha giocato il proprio ruolo alla perfezione. Per questo, ringrazio tutti di cuore.

Chissà che non avremo a ripetere l' esperienza in futuro..

Ad andrea e sara un " grazie" speciale con tutto l' affetto possibile.

lunedì, dicembre 18, 2006

La Super Storia

In tempi oscuri di revisionismo storico, è indispensabile un' analisi oggettiva degli eventi che ci hanno costretto in questa angusta e quantomai irreversibile condizione di smarrimento politico ed ideologico.. Per non dimenticare..

giovedì, dicembre 14, 2006

Budokan


Roger lo incontrai per la prima volta una sera d'aprile del 1979. Lo incontrai in Giappone, a Budokan, al concerto di Bob Dylan. Mio cugino Astianatte, figlio di Ovidio, che poi era il fratellastro minore di mio padre, aveva rimediato i biglietti da un suo amico avvocato di Salerno che a tempo perso faceva il bagarino davanti allo stadio S. Paolo di Napoli. Partimmo il 4 aprile da Piazzale degli Eroi a Roma e arrivammo nel tardo pomeriggio del 21 davanti all'Auditorium di Budokan. Il 22 ci riposammo e il 23 verso le 20.45 entrammo all'Auditorium. Prendemmo posto e fu lì che vidi "Il Drago". Indossava un paio di Jeans neri, maglietta bianca e una casacca gialla. Trotterellava su e giù per il settore B3 dalla fila 32 alla fila 78 scarrozzando il suo banchetto mobile di noccioline, Coca-Cola e Caffè Borghetti. Molti anni dopo, al funerale di mio zio Ovidio, mi spiegò che faceva quel lavoro per pagarsi un corso avanzato in "Roba Letteraria e Filologica" all'Universita di Tokyo. Comunque, prima che Dylan iniziasse a suonare chiamai quell'uomo dalle occidentali fattezze e mi feci dare un Caffè Borghetti. Ci guardammo e capii subito che dietro a quegli occhi un pò così e a quella faccia un pò così c'era un cervello che partoriva idee straordinarie, innovative per il periodo storico e culturale, idee che si proiettavano al futuro con carpiati e piroette. Scambiammo qualche parola, qualche Poscia, un paio di meco e di teco, un guardommi e uno scolorocci interrotto bruscamente da una potentissima bestemmia di mio cugino Astianatte che aveva perso una lente a contatto. Insomma, ci furono rapide battute, un immediato ragionare sulla stessa lunghezza d'onda. Mi resi conto che il mestro che da tempo andavo cercando era finalmente davanti a me e vendeva Caffè Borghetti e noccioline ai concerti. Ci salutammo con la promessa di ritrovarci in Italia. Passarono 13 anni da quella sera, da quella musica, da quell'incontro con il maestro, da quel viaggio lungo, d'Oriente lontano. Passeggiavo per Via Pian due Torri in zona Magliana e fumavo nervoso tentando di ricordare il quattordicesimo verso del terzo canto dell'Inferno, quando una voce mi chiamò. Era Roger, Roger "Il Drago".
- Ciao Roger... - dissi io sperando che si ricordasse di me.
- Ciao Scalia... - rispose con voce gentile.
- Allora ti ricordi? -
- Certo. Budokan, 23 Aprile 1979, concerto di Bob Dylan -
- Già. C'eravamo detti che un giorno ci saremmo incontrati di nuovo -
- Eccoci qua infatti. Ma ora andiamo ragazzo, andiamo a bere una cosa e poi comincerò a spiegarti un paio di cosette che mi ha insegnato la vita -
- Va bene Roger, ma io ti conosco, sei diventato un' istituzione nel panorama culturale in tutti questi anni. Tu di me non sai nulla, a parte il mio nome -
- Ti sbagli, anche io ti conosco, ti ho seguito in tutto questo tempo, so molte cose su di te e so anche che puoi migliorare molto. Ma ora andiamo, ho voglia di mettermi seduto, di bere qualcosa -
- Andiamo si... -
- Ah Scalia... -
- Dimmi... -
- Prima che tu me lo chieda, il quattordicesimo verso del terzo canto dell'Inferno è Qui si convien lasciare ogni sospetto... ed è Virgilio a parlare -
- Ma come facevi a sapere che io.... -
- Ragazzo, ricordati sempre che io sono "Il Drago"... Roger "Il Drago" -

Alfine si suona..



Dopo un anno di assenza, torno a calcare le tavolacce di un palco da musicante.. Ringrazio infinitamente andrea gentili per questa occasione, e spero non abbia a pentirsene.. Lunedì sera proverò di nuovo l' ineffabile sensazione di una strato caricata a pallettoni valvolari e l' emozione della sinergia di gruppo. In bocca a lupo a me!

lunedì, dicembre 11, 2006

Te piase 'o presepe??


Fare il presepe è un atto creativo, e forse è per questo che sento così tanto la mancanza di questa consuetudine cattolica. Creare uno scenario per la nscita del cristo non è cosa da poco, come non lo è disporre tutte le statuine nel posto giusto: si potrebbe obiettare che ogni presepe sia una arbitraria ricostruzione di un contesto storico dai contorni ambigui, ma d' altronde la storia è fatta di piccole sfumature, laddove le fonti siano poco attendibili. opuure si può vedere il presepe come un microscopico tentativo di elaborazione teatrale: ogni personaggio al suo posto, le comparse sempre adeguatamente collocate sullo sfondo, e non manca una discreta attività cinetica laddove l' artefice voglia consentire ai figuranti di coccio( o di plastica) di avvicinarsi progressivamente al luogo dell' agnizione finale, dove il deus( è il caso di dirlo) ex machina si rivela e risolve la situazione.

Mi manca tanto il muschio vero che spande quel fresco aroma peculiare, e la figurina anacronistica del caldarrostaro.

Mah...

venerdì, dicembre 08, 2006

Noir


L'arco temporale pomeridiano è stato di fattura cartacea, libraria per la precisione. Acquisti mirati ed economici. Noir. Mi piacciono i noir, lo confesso. Mi piacciono le descrizioni delle scene degli omicidi, le figure stanche e fumose degli investigatori, mi piacciono le battute taglienti. Mi piacciono le copertine con il rosso e il nero e mi piacciono gli incipit che ti cacciano con una spinta dentro alla storia. Mi piace anche la pasta con il pesto alla genovese, ma quello è un altro discorso. Dicevo del pomeriggio librario. Sagra della piccola e media editoria, affluenza elevata nel giorno di festa e frequenti scie di vapori ascellari con rari ma efficaci innesti di chimici aliti. Mariti tristi, mogli intellettuali ed intellettuali barbuti che tra una pagina e l'altra buttano l'occhio sul culo delle mogli dei mariti tristi. Cultura a domino o dominio della cultura, mi rendo conto immediatamente che il tasso di fica è superiore alla media prevista e me ne rallegro. Sollazzato, ma con aria da fine intenditore libresco mi addentro e infilo la capoccia tra scaffali, bacheche e cataloghi. Mi scontro con la variegata offerta editoriale. Si spazia dalla narrativa al saggio storico, ci si intenerisce con la letteratura per bambini e si viaggia con la mente grazie a guide turistiche di ultima generazione, ci si aggiorna con la collana dedicata alle nuove strategie di marketing, si assapora la tradizione con libri illustrati di cucina calabrese e si abbraccia l'impegno sociale con le edizioni dedicate a tutti i personaggi storici che fanno "alternativo". Poi c'è il caffè letterario con i tavolini, il pianoforte, l'attore che declama e la folla che per l'occasione o per i 5 ( cinque ) euro del biglietto d'ingresso, munitasi di una improvvisa e straordinaria sensibilità, annuisce e commenta sottovoce senza capire una parola del testo che si sta leggendo. I professionisti del sensibile riescono addirittura a commuoversi con lacrime di sangue versione Madonna di Civitacchia e con le gambe accavallate plaudono pensierosi e carichi di emozione.

Io, per quanto mi riguarda, evito il pappone intelletualpoeticopiacionico e mi butto sui noir, che qualche morto ammazzato e un paio di vaffanculo-figlio di puttana-ti faccio un altro buco nel culo, ogni tanto ci stanno bene.
Bang.

martedì, dicembre 05, 2006

Fluido

Non era un ritorno, non era una partenza.
Si ripeteva questo, piu' e piu' volte, camminando a passi posati e sicuri, su quei marciapiedi che ormai conosceva bene. Cercava di farsi spugna, assimilare e assorbire ogni cosa, tutto quello che passava. I volti delle persone, le facciate dei palazzi, anche quelle piu' insignificanti, le vie illuminate in giallo, come se tutto dovesse essere scannerizzato e rielaborato nel magazzino della memoria. Nel futuro prossimo, sapeva cosa lo avrebbe aspettato, ma non sapeva quanto sarebbe durato. Ed era questo forse che lo spaventava sul serio.
In quello strano autunno caldo, con il freddo che giungeva soltanto a sprazzi, gli rivenne in mente un giorno di quasi estate. Non era stata una partenza, di certo non un ritorno, visto che era la prima volta che sbarcava in quella citta' (fatta eccezione per un breve passaggio ferroviario un paio di anni prima). Ricordava il caldo inaspettato, l'odore dei luoghi che non si conoscono, il suo (futuro) amico che era venuto a recuperarlo con una carcassa di macchina che sarebbe crepata di li a poco, la prima volta che era entrato in quella casa piena di luce. E come in una cascata, le immagini precipitavano nella sua mente. Troppe per quella giornata, ne avrebbe avuto di tempo per dedicare loro un sorriso. A quelle foto, alla gente che aveva conosciuto troppo in fretta, ai giorni che sembravano anni, ed ai mesi che erano scivolati come secondi, come polvere, in un attimo.
Ma non era un ritorno, neanche una partenza. Tutto gli sembrava estremamente fluido, non aveva piu' voglia di dare definizioni. Era un periodo difficile, questo si'. Sarebbe passato.

lunedì, dicembre 04, 2006

Tarareando


Roger mi chiama nel mezzo di un domenicale pomeriggio e mi propone un incontro. Chiedo il dove e il quando, ma il quando è troppo presto per arrivare al dove e rendo noto il mio dubbio. "Il Drago" dal canto suo mi prega cortesemente di non rompere i coglioni e di raggiungerlo. Mi vesto, esco e vado. Dopo un andare durato trentasette semafori rossi arrivo al dove. L'insegna al neon suggerisce il titolo del posto: " Tubinga Pub ", ma l'insegna è vecchia e tendenzialmente fulminata così mi ritrovo al " T bi g ub ". E così sia penso io. Le etichette non contano, l'importante è il contenuto e così entro e mi accorgo che il contenuto è all'altezza dell'etichetta. Le maioliche bianche e blu formano sul pavimento una guida che, partendo dall'ingresso, gira sinuosa ed unta attraverso i relitti di tavolini in legno fino alla porta del cesso. Le pareti, bianche con sfumature in giallo, accolgono foto, dipinti, ritratti e la locandina del film " Vacanze romane ". In fondo, verso una direzione, un bancone e una vetrata che offre alla vista del cliente uno spicchio di cucina. Poi, seduti ad un tavolino ci sono due uomini. Uno è Roger detto "Il Drago", gambe accavallate, occhio chiaro ed indagatore, capello liscio in costante diminuzione. Di fronte a lui mi mostra le spalle inglobate in una giacca di lana a quadri un uomo che non conosco. Roger mi vede, mi fa cenno di avvicinarmi e prende una sedia libera portandola vicino alla sua. Mi invita a sedere e mi fa:
- Ciao ragazzo, ce ne hai messo di tempo -
- Ciao Roger, te l'avevo detto che il quando e il dove erano difficili da conciliare -
- L'importante è che ci sei. Ti presento un amico, un vecchio amico. Caro Scalia lui è il maestro Aldo detto "Il Manuzio" -
Mi allungo sul tavolino e tendo la destra - Piacere, Scalia -
- Piacere, Aldo. Roger mi ha parlato di te qualche volta. Ti facevo più alto -
- Prego? -
- No lascia stare Scalia, Aldo scherza sempre - interviene Roger
- Ah... simpatico - mi sento di aggiungere
- Ragazzo, ti ho chiamato perchè ho capito finalmente cosa devi fare - dice Roger
- Ti ascolto -
Nel frattempo Aldo butta giù mezzo bicchiere di Bitter rosso concedendosi uno sbuffetto dolciastro con rigonfiamento di guance e pugno chiuso davanti alla bocca.
- Allora.... - inizia Roger con tono paterno - Ragazzo mio, tu non hai capito un cazzo -
Mi sembra un ottimo inizio penso io.
- Non hai capito l'importanza dello sguardo, del gesto, del segnale corporeo. Devi capire quale momento sarà degno di far dar cornice alle tue parole. Ricordati che per una volta quelle parole non saranno scritte, ma le dovrai favellare quindi cerca di non impappinarti come un coglione. E poi sorridi perchè se sorridi è meglio -
- Non è una motivazione Roger... -
- Lo so, ma volevo dirlo lo stesso. Comunque, ricorda che le parole devono essere una musica, scegli le più belle e per una volta in vita tua togliti di dosso quella paura di avere coraggio -
- Hai ragione. Credo che tu abbia ragione Roger -
- Ho ragione si per dio! - piccola alterazione di Roger che però si calma subito e sorseggia un goccio di prosecco friccicarello.
- Oppure... - prosegue "Il Drago" - ricordati di quella musica e di quel canto senza parole che ascoltavamo in macchina qualche tempo fa e fai danzare su quelle note ciò che devi dire -
Aldo sottoscrive le parole di Roger con un altro sbuffetto alcolico e sorride contento.
- Ed ora vai e chiamami quando hai fatto quello che avresti dovuto fare parecchio tempo fa - Roger accenna un sorriso, mi da una pacca sulla spalla e mi guarda come un padre premuroso e severo. Lascio Aldo e Roger ai loro aperitivi, salgo in macchina e nel ritorno di trentasette semafori rossi penso alle parole giuste. Poi mi dico che pensarci è inutile, quelle usciranno da sole e se gli dei mi assisteranno saranno belle come quella musica.

Dilemmi on the road..


Quante macchine puoi contare? Uno, due, dieci, cento, due milioni... Puoi enumerare tutte le targhe, fare giochi assurdi ricombinando cifre e lettere nella speranza che esca fuori la formula risolutiva della tua giornata, oppure l' ingrediente segreto della coca cola, oppure uno dei 5 milioni di nomi di Dio... Puoi osservare le facce scure dentro gli abitacoli, giallognole per salute malferma, verdi per la rabbia, consunte per una lunga giornata del cazzo, puoi squadrare il mattacchione che sobbalza al suono di una " master of puppets" sparata a cannone dai suoi altoparlanti... Puoi fare tutto questo, ma quando hai finito le sigarette in macchina, in mezzo al traffico della casilina, ti voglio proprio vedere!!