
P.S. Buona giornata.
... Così cantava Max Gazzè. L'imprevisto è parte della vita. Forse ne costituisce l'aspetto più stimolante, anche quando stravolge negativamente la nostra quotidianità. L'imprevisto genera crisi, ripiegamento, riflessione e sommovimento di idee, che escono dall'incubazione, dalla stasi, e si traducono in variabili e movimento. Perciò va riconosciuto subito e assecondato: l'imprevisto ci spinge alla ricerca. Come questo blog, anche se il fine non è chiaro neppure a me...



Poi è capitato di dover discutere sul tempo latino e sulla sua letteratura. E' capitato di dover attendere il proprio turno seduto in un corridoio. E' capitato di non pranzare e di fumare troppo. E poi è capitato di dire "sono pronto, daje, che voi sapè?". E' capitato che è andata bene. Adesso mi rilasso un pò. Rimaniamo che mi faccio vivo io.



Nel febbraio del 2004 ho iniziato a lavorare in un'agenzia di scommesse sportive. Ho sempre lavorato il fine settimana, a volte il mercoledì di coppa, tutti i giorni in occasione dei mondiali e degli europei di calcio. Ho fatto un conto approssimativo, ma abbastanza verosimile e ho calcolato che in tre anni di lavoro ho toccato banconote per un totale che si aggira intorno al milione di euro. Una cifra considerevole se penso ai miei sei euro di paga all'ora. Fare lo sportellista è un lavoro noioso come ce ne sono tanti, un lavoro che non offre prospettive, e chi lo fa ( soprattutto giovani e tra loro tanti studenti come me ) sa che non sarà per tutta la vita. L'ambiente di un'agenzia di scommesse ippiche e sportive è difficile da descrivere. Raccontare i personaggi che lo frequentano è un esercizio di letteratura neorealista e di fine analisi psicologica. Io, per tre anni, ogni volta che sono andato a lavoro, ogni volta che ho varcato la porta a vetri antiproiettile, ho incontrato sempre gli stessi volti, le stesse persone con gli sguardi persi nei televisori che trasmettevano le corse dei cavalli. Li ho visti studiare a memoria le quote delle partite o perdere centinaia di euro ai videopoker, li ho sentiti coniare bestemmie e sommergersi di sproloqui, li ho visti litigare e disperarsi per un fotofinish dannatamente rivelatore. Per tre anni, li ho visti andare su e giù per la sala scommesse, li ho visti entrare lì dentro alle dieci di mattina ed uscire alle otto di sera. Da dietro il vetro della mia cassa ho assistito ad uno spettacolo umano che all'inizio credevo buffo. Poi ho iniziato a capire e ho cercato di provare rispetto per quegli uomini e per la loro malattia del gioco. Ho cercato di essere gentile e a volte sorridente, ma la cortesia non fa parte del gioco, del loro gioco. E così la decisione di non ridere più quando si lavora, di usare la cortesia solo per alcuni un pò più umani, di fare il mio lavoro senza troppa confidenza che tanto anche se non rido mi pagano lo stesso. I personaggi dell'agenzia, i clienti fissi hanno nomi e soprannomi. C'è l'avvocato, giornalaio dall'alba alle dieci di mattina e poi assiduo "cavallaro"; c'è l'ingegnere dalla scommessa pesante, ricco traffichino nonchè candidato nelle liste di un grande partito della libertà alle ultime amministrative; c'è valium, uomo sporco e lento dall'orario prevedibile; il cravattaro, con l'hobby della cocaina e delle belle giacche; Alì, pakistano perfettamente inserito nel sistema; c'è Luciano, pensionato ignorante dall'atteggiamento ambiguo che tende allo stronzo; ci sono poi una dozzina di polacchi e rumeni che riescono ad essere gentili anche alla quindicesima Peroni; Gaetano, uno che di professione perde ai cavalli e che nel tempo libero bestemmia la Madonna; ci sono due o tre ragazzi della mia età che forse sono ancora in tempo per capire che il loro tempo di giovani potrebbero viverlo diversamente. Ne dimentico tanti di personaggi in questa breve lista e ad essere sincero ci sono alcune persone che risultano simpatiche e gentili. Mi viene in mente Nicola, Tonino il sordo che un pò ce è e un pò ce fa, Salvatore il laziale e parecchie altre persone che vengono a giocare la schedina domenicale e che a volte capiscono l'amarezza di un lavoro che annichilisce il cervello. Nell'agenzia in questi anni ho assistito a scene non-ordinarie, litigi, scazzottate, offerte sessuali da parte di attempate signore in cambio di pochi euro da giocare sull'ultima corsa di Agnano, pistole sotto la giacca, poliziotti in fila con gli spacciatori. Ho incassato dozzine di vaffanculo. A volte ho risposto e a volte no perchè in fondo il cliente, anche se maleducato, ha sempre ragione soprattutto quando è sotto botta di cocaina e in tasca ha un coltello. Sembra una descrizione assurda, ma così è e per tre anni ci sono stato dentro.

Si svegliò e trovò l'inverno fuori alla finestra, una ciabatta sotto il letto e un impegno sulla scrivania. Il periodo non sembrava adatto allo studio dell'età moderna. A dirla tutta e fino in fondo, il periodo non sembrava adatto ad un sacco di altre cose, ma alcuni doveri andavano rispettati. Lo scontro mattutino con Imperatori, Re e Regine romanamente numerati, lo trascinò nella lettura e nell'appunto. Capì che poteva ricordare date e nomi, che l'esercizio non era impossibile. Capì che la storia la fanno anche i cretini ed ebbe il sospetto che gli Asburgo non pagassero l'ICI. Immaginò i Conquistadores spagnoli e il loro vaiolo da esportare. Lesse di battaglie, di Riforme e di Riforme contro le Riforme. E poi tutte le guerre e le rivoluzioni, le capocce tagliate, i Nobili che si lamentavano e i Re che piangevano e tutti gli altri giù a spalare merda. Ogni tanto appuntava una data di pace con annessa locazione geografica dal nome impronunciabile e poi riabbassava lo sguardo su una guerra che iniziava tre righe dopo. Passò molte ore in compagnia di Carlo, Enrico, Ferdinando, Luigi, Elisabetta, Solimano, Giulio, Paolo e Leone. E quando il tramonto si portò via la giornata, quando pensò che aveva fatto il fattibile, passò in rassegna tutta la regale brigata e stiracchiandosi, la ripose dove l'aveva trovata.
Vorrei essere quello che decide i numeri da dare ai mezzi pubblici.
Vorrei essere quello che decide dove piazzare i semafori.
Vorrei essere quello che stabilisce quanto deve durare il giallo.
Vorrei essere quello che sceglie i films da mandare in seconda serata.
Vorrei essere quello che ordina di trasmettere anche i titoli di coda.
Vorrei essere quello stabilisce che i quotidiani La Padania e Libero da oggi costano 50 E.
Vorrei essere quello che fa resuscitare Craxi per poterlo arrestare.
Vorrei essere quello che dichiara guerra alla Città del Vaticano.
Vorrei essere quello che assegna a Berlusconi un alloggio popolare a Tor Bella Monaca.
Vorrei essere quello che sfratta Berlusconi perché moroso.
Vorrei essere quello che ha abbattuto il DC9 dell’Itavia e dire scusate sono stato io.
Vorrei essere quello che ha inventato i supplì.
Vorrei essere quello che decide che se compri un capo di D&G dai l’equivalente in beneficenza.
Vorrei essere quello che decide che la produzione D&G è fuori legge.
Vorrei essere quello che decide che il Grande Fratello lo vince quello che resta vivo.
Vorrei essere quello………
Domani sera, (sabato) alle ore 00.40 circa su Tg2 Dossier Storie, andrà in onda un servizio su Broadcastitalia e sull'Associazione Libere Voci che si occupano del recupero del materiale audiofonico delle radio libere. Chi può, lo veda. Ne vale la pena. Inoltre il link del sito di Broadcastitalia è presente su questo blog... dategli un'occhiata...
