
Roger mi chiama nel mezzo di un domenicale pomeriggio e mi propone un incontro. Chiedo il dove e il quando, ma il quando è troppo presto per arrivare al dove e rendo noto il mio dubbio. "Il Drago" dal canto suo mi prega cortesemente di non rompere i coglioni e di raggiungerlo. Mi vesto, esco e vado. Dopo un andare durato trentasette semafori rossi arrivo al dove. L'insegna al neon suggerisce il titolo del posto: " Tubinga Pub ", ma l'insegna è vecchia e tendenzialmente fulminata così mi ritrovo al " T bi g ub ". E così sia penso io. Le etichette non contano, l'importante è il contenuto e così entro e mi accorgo che il contenuto è all'altezza dell'etichetta. Le maioliche bianche e blu formano sul pavimento una guida che, partendo dall'ingresso, gira sinuosa ed unta attraverso i relitti di tavolini in legno fino alla porta del cesso. Le pareti, bianche con sfumature in giallo, accolgono foto, dipinti, ritratti e la locandina del film " Vacanze romane ". In fondo, verso una direzione, un bancone e una vetrata che offre alla vista del cliente uno spicchio di cucina. Poi, seduti ad un tavolino ci sono due uomini. Uno è Roger detto "Il Drago", gambe accavallate, occhio chiaro ed indagatore, capello liscio in costante diminuzione. Di fronte a lui mi mostra le spalle inglobate in una giacca di lana a quadri un uomo che non conosco. Roger mi vede, mi fa cenno di avvicinarmi e prende una sedia libera portandola vicino alla sua. Mi invita a sedere e mi fa:
- Ciao ragazzo, ce ne hai messo di tempo -
- Ciao Roger, te l'avevo detto che il quando e il dove erano difficili da conciliare -
- L'importante è che ci sei. Ti presento un amico, un vecchio amico. Caro Scalia lui è il maestro Aldo detto "Il Manuzio" -
Mi allungo sul tavolino e tendo la destra - Piacere, Scalia -
- Piacere, Aldo. Roger mi ha parlato di te qualche volta. Ti facevo più alto -
- Prego? -
- No lascia stare Scalia, Aldo scherza sempre - interviene Roger
- Ah... simpatico - mi sento di aggiungere
- Ragazzo, ti ho chiamato perchè ho capito finalmente cosa devi fare - dice Roger
- Ti ascolto -
Nel frattempo Aldo butta giù mezzo bicchiere di Bitter rosso concedendosi uno sbuffetto dolciastro con rigonfiamento di guance e pugno chiuso davanti alla bocca.
- Allora.... - inizia Roger con tono paterno - Ragazzo mio, tu non hai capito un cazzo -
Mi sembra un ottimo inizio penso io.
- Non hai capito l'importanza dello sguardo, del gesto, del segnale corporeo. Devi capire quale momento sarà degno di far dar cornice alle tue parole. Ricordati che per una volta quelle parole non saranno scritte, ma le dovrai favellare quindi cerca di non impappinarti come un coglione. E poi sorridi perchè se sorridi è meglio -
- Non è una motivazione Roger... -
- Lo so, ma volevo dirlo lo stesso. Comunque, ricorda che le parole devono essere una musica, scegli le più belle e per una volta in vita tua togliti di dosso quella paura di avere coraggio -
- Hai ragione. Credo che tu abbia ragione Roger -
- Ho ragione si per dio! - piccola alterazione di Roger che però si calma subito e sorseggia un goccio di prosecco friccicarello.
- Oppure... - prosegue "Il Drago" - ricordati di quella musica e di quel canto senza parole che ascoltavamo in macchina qualche tempo fa e fai danzare su quelle note ciò che devi dire -
Aldo sottoscrive le parole di Roger con un altro sbuffetto alcolico e sorride contento.
- Ed ora vai e chiamami quando hai fatto quello che avresti dovuto fare parecchio tempo fa - Roger accenna un sorriso, mi da una pacca sulla spalla e mi guarda come un padre premuroso e severo. Lascio Aldo e Roger ai loro aperitivi, salgo in macchina e nel ritorno di trentasette semafori rossi penso alle parole giuste. Poi mi dico che pensarci è inutile, quelle usciranno da sole e se gli dei mi assisteranno saranno belle come quella musica.