giovedì, maggio 29, 2008

Faccisti su Marte due


Nzomma sembra che alla prossima festa der Cinema ce starà sta proiezzione der seguito de Fascisti su Marte, da un' idea di Pasquale Squitieri e Luca Barbareschi prodotto da Mara Carfagna. Dice che nzomma la storia aripija dar finale della prima, e c' è no scenzato pazzo cor pizzetto alla lincoln che je viè in mente de clonà senza fecondazione eterologa er clono de Barbagli, e quindi fa sta clonazzone da quarche capello der gerarca sparso qua e là nell' archivi dell' Istituto luce. Difatti c' è un sindaco dell' Urbe che c' ha bisogno de un ripassino sur ventennio, siccome che je vò da li manganelli a li vigili urbani e je vò pure imparà a usarli in quarche maniera oltre che pè mescolà er zucchero ner caffè ar baretto. Ma li communisti sò in agguato, e rubbano uno dei capelli pè clonà er gemello malvaggio de Barbagli. Arrivati a questo punto...

giovedì, maggio 22, 2008

Penso, Sonno


La stanchezza mi copre come un cappotto invernale, il letto mi chiama a gran voce come se fosse pronta la pasta. Ho un gran bisogno di dormire, di assaporare quel piacere ineffabile della perdita progressiva e inarrestabile dei sensi, di lasciare che un libro aperto rimanga schiacciato sul mio viso finché pian piano scivola a terra, di destarmi l' indomani con l' impressione di essermi addormentato sulla spiaggia col solleone mentre avevo semplicemente dimenticato di spegnere l' abat jour...

Voi direte: e allora che aspetti a coricarti?!?

Ed io vi risponderò: ma chi aspetta, sto già dormendo e tutto questo è un sogno.

Devo capire se frutto della peperonata o di un alka seltzer.

venerdì, maggio 09, 2008

The Reditu


Eccomi qua. Non so come raccontare questo mese e mezzo denso di avvenimenti e di straniamento webbistico, ma ci proverò, cercando di snobbare la mia naturale tendenza ad essere prolisso. Dunque, partiamo dal 31 Marzo. Erano giorni foschi e di clima poco temperato, e tra noi si scherzava a trasportar mobili da un appartamento ad un altro. Ferveva l' attività di trasloco, fortunatamente attuata sempre in quel di Ostia, sfortunatamente realizzata in tempi record con gran dispendio di sudore e serenità mentale. Senza l' apporto fondamentale di alcuni amici in termini di braccia e di piacevoli lazzi, nulla sarebbe stato praticabile, e penso non potrò mai sdebitarmi abbastanza con loro. Orbene, dicevo: in quel 31 di Marzo pensai bene di effettuare il trasloco della linea telefonica con annessa alice adsl: la telecom riuscì in tempi rapidissimi a ripristinare il telefeno, ma si perse leggermente nei dettagli della riattivazione del modem, che è tornato alla vita soltanto questa mattina, dopo reiteratissime proteste da parte del sottoscritto presso il numero verde della sudddetta azienda: una telefonata al giorno trascorsa in compagnia di operatori perlopiù incompetenti.

La mia nuova casa è molto carina, anche se più piccola della precedente. E' stato necessario un mese di ritocchi e rifiniture per renderla abitabile, dignitosa, nostra: prima puzzava di cantina ammuffita, c' erano grasso e calcare dappertutto. La gente sa essere decisamente zellosa, devo riconoscerlo, soprattutto in virtù del discutibile concetto che la casa in affito non è meritevole di essere tenuta pulita e strutturalmente solida perchè in fondo non ti appartiene... Ho scattato un istantanea del mio angolo MacIntosh, che ho cercato di mantenere intatto. Sotto sotto sono un tradizionalista, quasi nostalgico. Merito( ?) dei miei studi classici?Mah!

Sono in attesa di un nuovo lavoro;l' attività teatrale veleggia, quella musicale aranchia un pò, come del resto quella universitaria. Ma sono soddisfatto. Aprile è stato un mese intenso, colmo di avvenimenti burocratici e di bollette da pagare, contrassegnato dal mio ventinovesimo compleanno che suona un pò male come cifra, ma chissenefrega.

Sono contento di ritrovarvi, e di riprendere possesso di questa tastiera. Spero di non aver disimparato a scrivere e di non avervi annoiato: prometto che il prossimo post sarà di un " non- sense " totale.

Fate abbravi e non vi toccate troppo!

Abbaci,

Le Cannù

mercoledì, maggio 07, 2008

Asino Cotto


Ricordo che conobbi LeCannù ad una mostra fotografica al complesso del Vittoriano, a piazza venezia, a roma; era il 1968 e se non ricordo male era in compagnia di una ragazza di nome Melania. Lei credo fosse svedese, venuta qui a Roma per studiare Storia dell'arte a La Sapienza,
mi pare si fossero conosciuti lì. Ricordo venni colpito dalla camminata di LeCannù, cosi saltellante da farlo sembrare un grillo: e poi quella sua capigliatura eccentrica in cui affandavano dentro i suoi soliti rayban a lente verde. Quando gli rivolsi la parola per la prima volta, era davanti ad un opera di DeChirico, intento a far notare alla ragazza le somiglianze tra le ambientazioni metafisiche dell'opera ed il quartiere dell'eur di roma, dove erano stati giusto la sera prima.
"e non è neanche tanto differente dallo stile con cui è stata progettata l'università La Sapienza." diceva sostenendo le sue affermazioni con un abile e collaudato gesticolare.
"sono più o meno dello stesso periodo" mi sentii di aggiungere a quella considerazione "anche l'ospedale Forlanini presenta analogie con quello stile architettonico. Sono tutte strutture di epoca fascista". LeCannù si voltò come infastidito da quella mia intrusione, ricordo che aggrottò le ciglia e alzò sulla fronte gli occhiali, per darmi meglio la percezione che quel suo sguardo proprio a me fosse indirizzato.
"come dici scusa?" mi chiese con un tono di voce crescente, carico di curiosità.
"dico che quelle che hai citato sono tutte opere del periodo fascista"
"vuoi dire che l'università dove studio l'hanno progettata degli architetti del regime?" domandò con uno stupore che sentivo salirgli, ad intasare la gola.
"eh si amico mio, è proprio cosi"
LeCannù si divincolò dalla morsa con cui la svedese Melania lo teneva stretto a sè e mi prese da una parte. Mi fissò negli occhi, poi mi disse:
"io non so dove hai preso questa informazioni, ma se quello che dici è vero, significa che in quell'università c'è bisogno di una bella rivoluzione".
Credo fu quell'evento a dare inizio a quello che oggi chiamiamo '68: pochi sanno che partì tutto da un quadro di DeChirico e da un uomo dagli occhiali di importazione americana.