domenica, ottobre 16, 2011

Blocc Note.

Forse i black bloc si spostano nelle catacombe; dunque sono cristiani, però spaccano le madonne. Magari però quello era un segnale: la madonna distrutta si trovava nella chiesa dei SS. Marcellino e Pietro; San Pietro conosceva la Madre di Gesù, ma forse non erano in buoni rapporti considerando che uno era un pescatore e l' altra la madre del premier; la basilica di San Pietro si trova ad una certa...... distanza dal Santuario della madonna del divino amore, tracciando una linea retta che congiunga i due punti si noterà che il percorso passa inesorabilmente per san giovanni. Ora è facile ipotizzare che i black bloc facciano parte del coro di san Pietro, diretto dall' uomo Falena. E comunque la condanna della violenza è stata unanime da parte del mondo politico, quindi io mi sento molto più sereno. Ora cerco di scoprire cosa fa l' uomo ragno quando non è in servizio.

Corsi & Ricorsi che alla finne mi stanchetti


Che cos' è la Storia? Perché conoscere il passato, se non per sapere quando scadrà il latte che ho aperto l' altroieri? Il presente è frutto del passato e il futuro è il corvaccio che lo becca, oppure il passato è frutto del presente e di ciò che vogliamo si sappia in futuro? Se tornassi indietro nel passato e uccidessi, che so, Belusconi il giorno della sua prima comunione cambierei il presente? Forse no, ma magari mi sentirei meglio. Il problema è che bisognerebbe cambiare troppi eventi per godere di un presente migliore, ma sarebbe comunque un agire sugli effetti e non sulle cause, cioè sull' uomo. E allora agiamo sull' uomo; come, col bisturi o col fosforo bianco? Magari con gentilezza, ecco. Anche verso la donna, ecco. Un pò di sana gentilezza e altrettanto sonori sganassoni a chi si fa le pippe su questioni oziose e perde di vista il fatto che senza l' uomo la Storia non esiste.

giovedì, giugno 17, 2010

Pronti: partenza.


Aspetto. L' alba riempie i vuoti grigi della stazione come un ospite gradito e inatteso, colorando di speranza quelle poche figure che si aggirano in attesa di un treno. Che forse non verrà mai. I miei occhi sono fissi sulla brace della mia chesterfield, ma quel fulgore rossastro mi è indifferente. Il momento è sereno, le mia testa non più pesante è incassata nelle mie spalle mai forti come adesso, il mio piccolo bagaglio è ai miei piedi. Uno zaino di pelle marrone può contenere una vita? Il quesito è più pragmatico che filosofico, e mi strappa un sorriso a quarto di luna crescente. Sto per partire, il mio treno arriverà in stazione a minuti, è tutto quello che so. tutto quello che voglio dire; la destinazione rimarrà un piccolo segreto tra me e i miei sogni. Mentre mi alzo e getto lontano il mozzicone della mia sigaretta, so che non sto lasciando nulla dietro le spalle, ma portando la mia storia con me verso il presente. So che ci siete tutti, e che vi vedrò sotto il finestrino pochi istanti prima della partenza. Vi guarderò e vi vedrò tutti. E nessuno di noi porterà una maschera, ma indosserà il suo sorriso migliore.

Grazie, miei compagni di viaggio.

lunedì, luglio 27, 2009

vacante

Tutti a parlar di ferie.. Traducete il verbo in azione: non " sai, fra poco partirò... Una settimana in agriturismo, quattro giorni a Barcellona, due settimane a fare i fanghi, un mese in una missione domenicana nello Sri Lanka...", ma piuttosto: " sai, sono appena tornato da Barcellona( sempre lei...), sono stato nove settimane e mezzo a trombare in mezzo ai fanghi di Saturnia, etc etc...". Voglio dire, se proprio non potete farne a meno, informatevi sulle vostre vacanze a cose fatte; ne potremo discutere come di un qualsiasi avvenimento trascorso, sulla cui verosimiglianza potrò nutrire anche dei dubbi, ma comunque si tratterà di eventi che non torneranno più, sui quali anche voi avrete messo la parola fine, magari sentendo la nostalgia che vi corrode l' animo e la bile e l' invidia per chi ancora deve sperimentarli montare come la panna. Ecco, vi chiedo solo di parlare al passato prossimo, non di usare periodi ipotetici o tantomeno il condizionale. Sarà un atto di pietà nei miei confronti, che ripagherò evitandovi aggressioni fisiche.

p. s. : Qualcuno s' è scordato il canotto nell' androne di casa mia. L' ho bucato.

giovedì, luglio 16, 2009

Bloggato


Affettuosi saluti al mio uditorio fantasma...

Mi sento un pò come i pazzi di Hyde park corner' s intenti a declamare le loro concioni ad un pubblico incuriosito, divertito, attonito, con la piccola differenza che io non mi trovo in quel fantastico angolo di Inghilterra che da asilo a noi poveri destabilizzati mentali, e non ho nemmeno teorie avvincenti pur se strampalate da sottoporre all' attenzione dei miei lettori, posto che ce ne siano ancora. Posseggo soltanto una ciclica tendenza alla scrittura, che attraversa fasi alterne di vita e morte, estro e mediocrità, fasi che prediligono questo blog per la loro fioritura o marcescenza periodica. Dice che questa è una fase di estro, probabilmente mediocre, ma sicuramente di non- stasi, perciò vi esorto a stare all' erta, potrei stupirvi con effetti analogici.

A proposito, ci siete ancora???

giovedì, dicembre 25, 2008

Presepe vivente


" ma dove cazzo sta?" L' imprecazione era più simile ad un sibilo da serpente a sonagli che ad una vera interiezione di apprensione. Antonio Perelli strinse forte tra le labbra il filtro della sua chesterfield, mentre il fumo si mescolava alla condensa sviluppandosi in ampie e fuggevoli volute bianche. Era ritto all' ingresso della fiera del paese, avvolto da un enorme giacca a vento imbottita che nascondeva solo parzialmente l' abito singolare che aveva sotto di essa. Antonio indossava infatti una tunica marrone di lino finissimo, il suo costume di scena nella rappresentazione locale del presente vivente che si sarebbe svolta d lì a pochi minuti e nella quale lui era uno dei protagonisti: la pro loco lo aveva insignito dell' onore, e dell' onere, di impersonare san giuseppe, in virtù dei " meriti svolti in seno alla comunità locale"( ossia l' esercizio commerciale enogastronomico grazie al quale deliziava i palati di passaggio per la gioia della decadente economia cittadina). Antonio era riuscito inoltre a convincere gli organizzatori che nessuno meglio di sua moglie Valeria e del loro piccolo Alessio, virgulto di appena 6 mesi, avrebbero potuto completare la sacra famiglia nei ruoli, rispettivamente, di madonna e santo bambino. Valeria non gli era parsa particolarmente entusiasta della proposta, ma ultimamente non era riuscito a vederla propositiva in nulla: non si era stupito perciò di una reazione che, probabilmente, poteva essere ricollegata alle problematiche di una gravidanza imprevista. Nonostante ciò, era stata proprio lei ad aiutarlo a scegliere le stoffe per confezionare gli abiti, e si era profusa con impegno nella ricerca di una sarta competente. Era proprio quella capacità di impegnarsi a tutto tondo nelle cose, anche in quelle che non la coinvolgevano in prima persona, che la rendeva agli occhi di Antonio una persona speciale, come anche i suoi silenzi e le sue risposte sibilline che spesso lo mandavano in bestia. Ma c'era un atteggiamento che più di tutti, irritava Antonio: la tendenza endemica di sua moglie al ritardo negli appuntamenti, quando lui invece giungeva addirittura con mezz' ora di anticipo. Questa volta, però, Valeria era riuscita a guadagnare un notevole primato nella storia dei loro appuntamenti: un' ora di ritardo, e la rappresentazione stava per cominciare. Antonio incominciò a battere i piedi, scrutando la strada brulicante di festanti paesanotti che si accingevano ad inebriarsi dei fumi dello zucchero filato e fors' anche di quelli dell' alcool nella fiera che si stagliava alle sue spalle: nessuna traccia di sua moglie e di suo figlio. Eppure casa loro distava nemmeno due chilometri da lì. Provò di nuovo a chiamarla sul cellulare, ma fu avvisato dalla melliflua voce dell' operatrice che l' utente non era raggiungibile. Imprecò a denti stretti, e compose il numero di casa: l' apparecchio squillava a vuoto. Decise allora di correre a verificare che tutto fosse a posto, colto da un' improvviso senso di paura misto ad una rabbia decisamente poco natalizia. Si fece largo tra la folla, mentre la tunica svolazzante a mò di gonna gli lasciava scoperti i polpacci consentendo alle sferzate di vento gelido di graffiare quelle gambe così poco abituate ad esporsi alle intemperie. Antonio correva e....

domenica, dicembre 21, 2008

Teatralità diffusa


Per quanto questa pausa natalizia sia inevitabilmente necessaria per recuperare forze, stimoli, propositività e canalizzazione delle energie, non riesco a non sentire la mancanza dell' accademia. Mi manca il mio nucleo, la nostra insaziabile volontà di sentirci un gruppo e di migliorare incessantemente grazie all' apporto dell' altro. Mi mancano i nostri insegnanti, la loro incredibile capacità di plasmare il lavoro intorno a noi, di evidenziare sempre nuovi stimoli e la capacità di superare i nostri limiti. Mi manca sentirmi ingranaggio fondamentale di un lavoro che risponde alle mie esigenze più intime e reali. Sarà così per poco, questo lo so. Cerco allora di assaporare i successi di questi ultimi due mesi, i risultati tangibili di un percorso individuale d' attore che nulla sarebbero stati senza il confronto con i miei colleghi di lavoro. A loro devo gran parte della mia personale, piccola ma immensa vittoria, la capacità di guardare avanti passo dopo passo ed assaporare ogni piccolo progresso senza proiettare il tutto in un futuro che è impossibile visualizzare. Come un marinaio in attesa dell' alba per imbarcarsi tra le nebbie del porto, io aspetto. So che il legno è saldo, nonostante la nebbia. E aspetto, respirando a pieni polmoni.

sabato, novembre 29, 2008

Respiro.


In un ritorno c' è tutta la grandezza dell' essere, perciò non mi dilungherò con frasi e concetti ridondanti. Basti sapere che gli ultimi due mesi sono stati eccezionali, tanto da farmi sentire vivo come non lo ero stato mai. Nel bene e nel male, con tutti i picchi umorali ed emotivi che ciò comporta. Non vi tedierò, cari lettori evanescenti ed immaginari, con le mie ultime avventure. Di fatto, a livello tangibile, c' è stato tutto e nulla, ma mai la calma piatta. Quindi devo correggere la mia precedente affermazione: c' è stato tutto e il contrario di tutto: gioia e rabbia, amore e odio, delusione e conforto, propositività e vigliaccheria. Aver scoperto che il corpo ruota è stato fondamentale in quel parapiglia di rigidità che stava diventando la mia esistenza; aver focalizzato che essere un attore è parte fondante di me si è rivelato propulsivo oltre ogni aspettativa, al di là delle barriere della normalità che ci circondano. Forse è proprio questo che ho imparato, consolidato e acquisito definitivamente nella mi vita: voglio essere me stesso, non voglio vivere la vita di qualcun altro o la vita che tanti altri si aspetterebbero da me. Non voglio negare il flusso, voglio andare avanti e piangere, ridere, dannarmi e volare. Questo è ciò che voglio essere, questo è ciò che sono. Il futuro non esiste se non come proiezione audace del presente, passeggiata costante su un cavo sospeso a tremila metri, brezza frizzante che ti coccola il viso e ti prende a schiaffi.