giovedì, dicembre 25, 2008

Presepe vivente


" ma dove cazzo sta?" L' imprecazione era più simile ad un sibilo da serpente a sonagli che ad una vera interiezione di apprensione. Antonio Perelli strinse forte tra le labbra il filtro della sua chesterfield, mentre il fumo si mescolava alla condensa sviluppandosi in ampie e fuggevoli volute bianche. Era ritto all' ingresso della fiera del paese, avvolto da un enorme giacca a vento imbottita che nascondeva solo parzialmente l' abito singolare che aveva sotto di essa. Antonio indossava infatti una tunica marrone di lino finissimo, il suo costume di scena nella rappresentazione locale del presente vivente che si sarebbe svolta d lì a pochi minuti e nella quale lui era uno dei protagonisti: la pro loco lo aveva insignito dell' onore, e dell' onere, di impersonare san giuseppe, in virtù dei " meriti svolti in seno alla comunità locale"( ossia l' esercizio commerciale enogastronomico grazie al quale deliziava i palati di passaggio per la gioia della decadente economia cittadina). Antonio era riuscito inoltre a convincere gli organizzatori che nessuno meglio di sua moglie Valeria e del loro piccolo Alessio, virgulto di appena 6 mesi, avrebbero potuto completare la sacra famiglia nei ruoli, rispettivamente, di madonna e santo bambino. Valeria non gli era parsa particolarmente entusiasta della proposta, ma ultimamente non era riuscito a vederla propositiva in nulla: non si era stupito perciò di una reazione che, probabilmente, poteva essere ricollegata alle problematiche di una gravidanza imprevista. Nonostante ciò, era stata proprio lei ad aiutarlo a scegliere le stoffe per confezionare gli abiti, e si era profusa con impegno nella ricerca di una sarta competente. Era proprio quella capacità di impegnarsi a tutto tondo nelle cose, anche in quelle che non la coinvolgevano in prima persona, che la rendeva agli occhi di Antonio una persona speciale, come anche i suoi silenzi e le sue risposte sibilline che spesso lo mandavano in bestia. Ma c'era un atteggiamento che più di tutti, irritava Antonio: la tendenza endemica di sua moglie al ritardo negli appuntamenti, quando lui invece giungeva addirittura con mezz' ora di anticipo. Questa volta, però, Valeria era riuscita a guadagnare un notevole primato nella storia dei loro appuntamenti: un' ora di ritardo, e la rappresentazione stava per cominciare. Antonio incominciò a battere i piedi, scrutando la strada brulicante di festanti paesanotti che si accingevano ad inebriarsi dei fumi dello zucchero filato e fors' anche di quelli dell' alcool nella fiera che si stagliava alle sue spalle: nessuna traccia di sua moglie e di suo figlio. Eppure casa loro distava nemmeno due chilometri da lì. Provò di nuovo a chiamarla sul cellulare, ma fu avvisato dalla melliflua voce dell' operatrice che l' utente non era raggiungibile. Imprecò a denti stretti, e compose il numero di casa: l' apparecchio squillava a vuoto. Decise allora di correre a verificare che tutto fosse a posto, colto da un' improvviso senso di paura misto ad una rabbia decisamente poco natalizia. Si fece largo tra la folla, mentre la tunica svolazzante a mò di gonna gli lasciava scoperti i polpacci consentendo alle sferzate di vento gelido di graffiare quelle gambe così poco abituate ad esporsi alle intemperie. Antonio correva e....

domenica, dicembre 21, 2008

Teatralità diffusa


Per quanto questa pausa natalizia sia inevitabilmente necessaria per recuperare forze, stimoli, propositività e canalizzazione delle energie, non riesco a non sentire la mancanza dell' accademia. Mi manca il mio nucleo, la nostra insaziabile volontà di sentirci un gruppo e di migliorare incessantemente grazie all' apporto dell' altro. Mi mancano i nostri insegnanti, la loro incredibile capacità di plasmare il lavoro intorno a noi, di evidenziare sempre nuovi stimoli e la capacità di superare i nostri limiti. Mi manca sentirmi ingranaggio fondamentale di un lavoro che risponde alle mie esigenze più intime e reali. Sarà così per poco, questo lo so. Cerco allora di assaporare i successi di questi ultimi due mesi, i risultati tangibili di un percorso individuale d' attore che nulla sarebbero stati senza il confronto con i miei colleghi di lavoro. A loro devo gran parte della mia personale, piccola ma immensa vittoria, la capacità di guardare avanti passo dopo passo ed assaporare ogni piccolo progresso senza proiettare il tutto in un futuro che è impossibile visualizzare. Come un marinaio in attesa dell' alba per imbarcarsi tra le nebbie del porto, io aspetto. So che il legno è saldo, nonostante la nebbia. E aspetto, respirando a pieni polmoni.

sabato, novembre 29, 2008

Respiro.


In un ritorno c' è tutta la grandezza dell' essere, perciò non mi dilungherò con frasi e concetti ridondanti. Basti sapere che gli ultimi due mesi sono stati eccezionali, tanto da farmi sentire vivo come non lo ero stato mai. Nel bene e nel male, con tutti i picchi umorali ed emotivi che ciò comporta. Non vi tedierò, cari lettori evanescenti ed immaginari, con le mie ultime avventure. Di fatto, a livello tangibile, c' è stato tutto e nulla, ma mai la calma piatta. Quindi devo correggere la mia precedente affermazione: c' è stato tutto e il contrario di tutto: gioia e rabbia, amore e odio, delusione e conforto, propositività e vigliaccheria. Aver scoperto che il corpo ruota è stato fondamentale in quel parapiglia di rigidità che stava diventando la mia esistenza; aver focalizzato che essere un attore è parte fondante di me si è rivelato propulsivo oltre ogni aspettativa, al di là delle barriere della normalità che ci circondano. Forse è proprio questo che ho imparato, consolidato e acquisito definitivamente nella mi vita: voglio essere me stesso, non voglio vivere la vita di qualcun altro o la vita che tanti altri si aspetterebbero da me. Non voglio negare il flusso, voglio andare avanti e piangere, ridere, dannarmi e volare. Questo è ciò che voglio essere, questo è ciò che sono. Il futuro non esiste se non come proiezione audace del presente, passeggiata costante su un cavo sospeso a tremila metri, brezza frizzante che ti coccola il viso e ti prende a schiaffi.

martedì, ottobre 14, 2008

I Cattivi maestri?

Le Cannu camminava spensierato sul marciapiede quando un collega lo avvicina e gli fa: " Senti, ti ho sentito parlare, t' ho visto con Il Manifesto sottobraccio.. Che ne diresti di iscriverti alla CGIL?"

Ammetto di essere rimasto spiazzato. Indubbiamente avevo pensato di iscrivermi ad un' organizzazione sindacale, ma nutro delle riserve sulla CGIL di oggi, che pure nella vicenda Alitalia è stata l' unica a far da contrappeso ad una trattativa indecorosa. Lì per lì ho pensato di cambiare proprio discorso, eppure c' è qualcosa che mi spinge a considerare l' offerta. Sarà la mia formazione politico culturale, sarà la voglia di sensibilizzare altri più impauriti di me nei confronti del leviatano mostruoso che è il padrone? Mi è venuto in mente papà, con la sua militanza nel suddetto sindacato durante gli anni 70, durante i quali di lotte vere ne sono state fatte tante, e per le quali molti attivisti hanno pagato lo scotto con un mobbing sconsiderato sul posto di lavoro. Lui considerava la sua esperienza chiusa, mi diceva spesso di non impegnarmi in prima persona proprio perchè memore delle tante delusioni, eppure so che ha appoggiato tutte le mie forme di dissenso e tutti i tentativi, anche se pochi, di lottare contro una realtà che spesso è inaccettabile.

Rimango ora a pensare a questo episodio con una agrodolce sigaretta tra le mani..

lunedì, ottobre 13, 2008

Lunedì dopo il martedì

Mi accendo sigarette preparate con la paglia, spulcio il web per cercare nuove domande oppure nuove risposte; non mi accorgo che il mondo scorre sulla via del mare e questo ottobre sembra un maggio in affannoso ritardo. Sarà perchè i miei capelli sono meno in ordine del solito? Ricordatevi, alfiere mangia regina e dopo si prende il caffè.

giovedì, ottobre 09, 2008



sono molto stanco. chiudo per ferie.

mercoledì, ottobre 08, 2008

Dannato facebook..


L' altro giorno parlavo con una mia cara amica( sulla chat di facebook) e, tra una dissertazione filosofica ed una un pò meno elevata, si discuteva della febbra che ci ha pervaso da quando abbiamo iniziato a coltivare l 'insana passione di facebook. Lasciate perdere myspace, blogger, siti porno e quant' altro finora vi ha tenuto incolliati allo schermo del pc a rischio epilessia : facebook è ben peggio, è un dolce veleno che fa leva sul nostalgico che è in ognuno di noi, ci consente di creare una REALE rete di contatti amicali, sessuali che affondano le loro radici nel passato, in un escalation delirante di onnipotente senso di invasività e pervasività ritrovata nella vita altrui. Si pensava perciò, con la mia cara amica Laura, di effettuare un suicidio collettivo: ad una determinata ora x, tutti quanti dovremmo cancellare la nostra home page di facebook, assestando così un grosso colpo all' egemonia del sistema webbistico che ci vuole suoi schiavi e ritrovando pertanto una libertà di sensi ormai perduta. Si, le ho detto, è un' idea geniale, ma i tempi non sono ancora maturi. Fedele ad una concezione un pò naturalistica delle cose e dei fenomeni storici, credo che il faccialibro, giunto ora alla sua akmè, declinerà inevitabilmente verso un appiattimento generale. Solo allora potremo, e dovremo, dargli il colpo di grazia. Nel frattempo io tornerò a scrivere sul blog, ho ritrovato un pò di materiale pseudointellettuale e ridicolo da spiattellare sulla mia pagina preferita. GEsù è con me, non mettetevi sulla nostra strada: ed io l' ho incontrato sulla via del mare ben prima che guzzanti-mariano lo facesse sulla roma- l' aquila!!!