giovedì, dicembre 25, 2008

Presepe vivente


" ma dove cazzo sta?" L' imprecazione era più simile ad un sibilo da serpente a sonagli che ad una vera interiezione di apprensione. Antonio Perelli strinse forte tra le labbra il filtro della sua chesterfield, mentre il fumo si mescolava alla condensa sviluppandosi in ampie e fuggevoli volute bianche. Era ritto all' ingresso della fiera del paese, avvolto da un enorme giacca a vento imbottita che nascondeva solo parzialmente l' abito singolare che aveva sotto di essa. Antonio indossava infatti una tunica marrone di lino finissimo, il suo costume di scena nella rappresentazione locale del presente vivente che si sarebbe svolta d lì a pochi minuti e nella quale lui era uno dei protagonisti: la pro loco lo aveva insignito dell' onore, e dell' onere, di impersonare san giuseppe, in virtù dei " meriti svolti in seno alla comunità locale"( ossia l' esercizio commerciale enogastronomico grazie al quale deliziava i palati di passaggio per la gioia della decadente economia cittadina). Antonio era riuscito inoltre a convincere gli organizzatori che nessuno meglio di sua moglie Valeria e del loro piccolo Alessio, virgulto di appena 6 mesi, avrebbero potuto completare la sacra famiglia nei ruoli, rispettivamente, di madonna e santo bambino. Valeria non gli era parsa particolarmente entusiasta della proposta, ma ultimamente non era riuscito a vederla propositiva in nulla: non si era stupito perciò di una reazione che, probabilmente, poteva essere ricollegata alle problematiche di una gravidanza imprevista. Nonostante ciò, era stata proprio lei ad aiutarlo a scegliere le stoffe per confezionare gli abiti, e si era profusa con impegno nella ricerca di una sarta competente. Era proprio quella capacità di impegnarsi a tutto tondo nelle cose, anche in quelle che non la coinvolgevano in prima persona, che la rendeva agli occhi di Antonio una persona speciale, come anche i suoi silenzi e le sue risposte sibilline che spesso lo mandavano in bestia. Ma c'era un atteggiamento che più di tutti, irritava Antonio: la tendenza endemica di sua moglie al ritardo negli appuntamenti, quando lui invece giungeva addirittura con mezz' ora di anticipo. Questa volta, però, Valeria era riuscita a guadagnare un notevole primato nella storia dei loro appuntamenti: un' ora di ritardo, e la rappresentazione stava per cominciare. Antonio incominciò a battere i piedi, scrutando la strada brulicante di festanti paesanotti che si accingevano ad inebriarsi dei fumi dello zucchero filato e fors' anche di quelli dell' alcool nella fiera che si stagliava alle sue spalle: nessuna traccia di sua moglie e di suo figlio. Eppure casa loro distava nemmeno due chilometri da lì. Provò di nuovo a chiamarla sul cellulare, ma fu avvisato dalla melliflua voce dell' operatrice che l' utente non era raggiungibile. Imprecò a denti stretti, e compose il numero di casa: l' apparecchio squillava a vuoto. Decise allora di correre a verificare che tutto fosse a posto, colto da un' improvviso senso di paura misto ad una rabbia decisamente poco natalizia. Si fece largo tra la folla, mentre la tunica svolazzante a mò di gonna gli lasciava scoperti i polpacci consentendo alle sferzate di vento gelido di graffiare quelle gambe così poco abituate ad esporsi alle intemperie. Antonio correva e....

domenica, dicembre 21, 2008

Teatralità diffusa


Per quanto questa pausa natalizia sia inevitabilmente necessaria per recuperare forze, stimoli, propositività e canalizzazione delle energie, non riesco a non sentire la mancanza dell' accademia. Mi manca il mio nucleo, la nostra insaziabile volontà di sentirci un gruppo e di migliorare incessantemente grazie all' apporto dell' altro. Mi mancano i nostri insegnanti, la loro incredibile capacità di plasmare il lavoro intorno a noi, di evidenziare sempre nuovi stimoli e la capacità di superare i nostri limiti. Mi manca sentirmi ingranaggio fondamentale di un lavoro che risponde alle mie esigenze più intime e reali. Sarà così per poco, questo lo so. Cerco allora di assaporare i successi di questi ultimi due mesi, i risultati tangibili di un percorso individuale d' attore che nulla sarebbero stati senza il confronto con i miei colleghi di lavoro. A loro devo gran parte della mia personale, piccola ma immensa vittoria, la capacità di guardare avanti passo dopo passo ed assaporare ogni piccolo progresso senza proiettare il tutto in un futuro che è impossibile visualizzare. Come un marinaio in attesa dell' alba per imbarcarsi tra le nebbie del porto, io aspetto. So che il legno è saldo, nonostante la nebbia. E aspetto, respirando a pieni polmoni.

sabato, novembre 29, 2008

Respiro.


In un ritorno c' è tutta la grandezza dell' essere, perciò non mi dilungherò con frasi e concetti ridondanti. Basti sapere che gli ultimi due mesi sono stati eccezionali, tanto da farmi sentire vivo come non lo ero stato mai. Nel bene e nel male, con tutti i picchi umorali ed emotivi che ciò comporta. Non vi tedierò, cari lettori evanescenti ed immaginari, con le mie ultime avventure. Di fatto, a livello tangibile, c' è stato tutto e nulla, ma mai la calma piatta. Quindi devo correggere la mia precedente affermazione: c' è stato tutto e il contrario di tutto: gioia e rabbia, amore e odio, delusione e conforto, propositività e vigliaccheria. Aver scoperto che il corpo ruota è stato fondamentale in quel parapiglia di rigidità che stava diventando la mia esistenza; aver focalizzato che essere un attore è parte fondante di me si è rivelato propulsivo oltre ogni aspettativa, al di là delle barriere della normalità che ci circondano. Forse è proprio questo che ho imparato, consolidato e acquisito definitivamente nella mi vita: voglio essere me stesso, non voglio vivere la vita di qualcun altro o la vita che tanti altri si aspetterebbero da me. Non voglio negare il flusso, voglio andare avanti e piangere, ridere, dannarmi e volare. Questo è ciò che voglio essere, questo è ciò che sono. Il futuro non esiste se non come proiezione audace del presente, passeggiata costante su un cavo sospeso a tremila metri, brezza frizzante che ti coccola il viso e ti prende a schiaffi.

martedì, ottobre 14, 2008

I Cattivi maestri?

Le Cannu camminava spensierato sul marciapiede quando un collega lo avvicina e gli fa: " Senti, ti ho sentito parlare, t' ho visto con Il Manifesto sottobraccio.. Che ne diresti di iscriverti alla CGIL?"

Ammetto di essere rimasto spiazzato. Indubbiamente avevo pensato di iscrivermi ad un' organizzazione sindacale, ma nutro delle riserve sulla CGIL di oggi, che pure nella vicenda Alitalia è stata l' unica a far da contrappeso ad una trattativa indecorosa. Lì per lì ho pensato di cambiare proprio discorso, eppure c' è qualcosa che mi spinge a considerare l' offerta. Sarà la mia formazione politico culturale, sarà la voglia di sensibilizzare altri più impauriti di me nei confronti del leviatano mostruoso che è il padrone? Mi è venuto in mente papà, con la sua militanza nel suddetto sindacato durante gli anni 70, durante i quali di lotte vere ne sono state fatte tante, e per le quali molti attivisti hanno pagato lo scotto con un mobbing sconsiderato sul posto di lavoro. Lui considerava la sua esperienza chiusa, mi diceva spesso di non impegnarmi in prima persona proprio perchè memore delle tante delusioni, eppure so che ha appoggiato tutte le mie forme di dissenso e tutti i tentativi, anche se pochi, di lottare contro una realtà che spesso è inaccettabile.

Rimango ora a pensare a questo episodio con una agrodolce sigaretta tra le mani..

lunedì, ottobre 13, 2008

Lunedì dopo il martedì

Mi accendo sigarette preparate con la paglia, spulcio il web per cercare nuove domande oppure nuove risposte; non mi accorgo che il mondo scorre sulla via del mare e questo ottobre sembra un maggio in affannoso ritardo. Sarà perchè i miei capelli sono meno in ordine del solito? Ricordatevi, alfiere mangia regina e dopo si prende il caffè.

mercoledì, ottobre 08, 2008

Dannato facebook..


L' altro giorno parlavo con una mia cara amica( sulla chat di facebook) e, tra una dissertazione filosofica ed una un pò meno elevata, si discuteva della febbra che ci ha pervaso da quando abbiamo iniziato a coltivare l 'insana passione di facebook. Lasciate perdere myspace, blogger, siti porno e quant' altro finora vi ha tenuto incolliati allo schermo del pc a rischio epilessia : facebook è ben peggio, è un dolce veleno che fa leva sul nostalgico che è in ognuno di noi, ci consente di creare una REALE rete di contatti amicali, sessuali che affondano le loro radici nel passato, in un escalation delirante di onnipotente senso di invasività e pervasività ritrovata nella vita altrui. Si pensava perciò, con la mia cara amica Laura, di effettuare un suicidio collettivo: ad una determinata ora x, tutti quanti dovremmo cancellare la nostra home page di facebook, assestando così un grosso colpo all' egemonia del sistema webbistico che ci vuole suoi schiavi e ritrovando pertanto una libertà di sensi ormai perduta. Si, le ho detto, è un' idea geniale, ma i tempi non sono ancora maturi. Fedele ad una concezione un pò naturalistica delle cose e dei fenomeni storici, credo che il faccialibro, giunto ora alla sua akmè, declinerà inevitabilmente verso un appiattimento generale. Solo allora potremo, e dovremo, dargli il colpo di grazia. Nel frattempo io tornerò a scrivere sul blog, ho ritrovato un pò di materiale pseudointellettuale e ridicolo da spiattellare sulla mia pagina preferita. GEsù è con me, non mettetevi sulla nostra strada: ed io l' ho incontrato sulla via del mare ben prima che guzzanti-mariano lo facesse sulla roma- l' aquila!!!

sabato, agosto 23, 2008

Ritorno dei bay- area trashers


San Francisco è una città fantastica; molti dicono che sia la più europea delle metropoli statunitensi, e non a torto. L' urbanistica dei primi novecento adattata ad una superficie collinare, il clima umido, la popolazione assai eterogenea e culturalmente fervida. La baia di San Francisco è uno spettacolo per gli occhi, specialmente di notte: una vasto ventre d' acqua e di fumi sospesi tra luci fitte e impazzite. i Metallica nascono proprio in questo bacino d' uomini, musica e cultura, portano nel rock l' irruenza e la rabbia di riff diretti e tondi, un completamento essenziale di quell' hard rock prolifico dei morenti anni 70, o piuttosto morte e rinascita di un genere. Il compianto Cliff Burton costituì la vena vintage di quel rock da autodidatti; la sua conoscenza della musica era smodata e mai appagata, i suoi giri di basso riflettevano una ricerca interiore che non si sarebbe mai fermata se un freddo giorno di settembre non avesse reclamato in modo violento la vita di quel ventiquattrenne esplosivo. I suoi compagni, ragazzi imberbi ancora impreparati ad un lutto così profondo, continuarono col cuore pieno di amarezza e rabbia un percorso assai prolifico dal punto di vista del consenso, sempre più discendente da quello della creatività. Gli ultimi 12 anni hanno visto i Metallica alacremente impegnati nel disimpegno( se mi passate il gioco di parole) artistico e compositivo, immersi in un' estenuante e ripetitiva attività " live". Questo fino al nuovo singolo, che ho avuto modo di ascoltare ieri, mentre l' emozione cresceva sempre più in me ad ogni singola nota, per ogni riff incastrato e subito svincolato, per un progredire di melodie e di armonie così funzionali le une alle altre da far ricredere anche il peggiore degli scettici sulla ritrovata verve dei bay area trashers. Non so cosa possa essere scattato nei quattro cavalieri di Frisco; forse, più semplicemente, qualcosa si è sbloccato, qualche demone è stato affrontato e vinto con successo. Si può essere maturi e fanciulli nell' anima, ecco cos' è. Ne sono sempre più convinto.

giovedì, agosto 14, 2008

Domani dice che è festa..

.. Mentre io non so nemmeno che giorno della settimana sia. Migliaia di passeggeri mi attendono a braccia aperte in aeroporto, con tanta voglia di litigare e di far polemica. Cascano proprio a fagiolo. Il sudore appiccicaticcio mi cola dappertutto in questa asfissiante serata d' Agosto, l' ultimo trenino della serata in direzione roma è appena passato nella stazione di lido nord e l' aria è innaturalmente immobile. Irene è partita e tornerà a fine mese, idem per la maggior parte dei miei amici. Insomma, sto vivendo un Agosto romano come non ne vedevo da anni: lungo, sfiancante ma in definitiva attraente, anomalo, interessante. Mi vien voglia di fare come Gassmann ne " Il sorpasso", accalappiare qualcuno e partire per un interminabile ferrragosto dai risvolti incogniti, ma credo mi accontenterò di vivere un' Urbe che apparentemente dorme, si presta al gioco dei forestieri e sonnecchia in attesa del risveglio.

Buon divertimento a tutti!

martedì, agosto 05, 2008

Augusto


Era un signore grande e grosso, con la barba ramata perennemente incrostata di Puff e spillante Peroni appena tracannata.

Augusto pesava circa centodieci chili, circa la metà dei quali concentrati nella pancia, un tondo barocco e teso come un otre che spuntava prepotentemente sotto camicie bianche di flanella zuppe di sudore acre. Era un tipo socievole, anche troppo per i miei gusti: cercava di riscattare undici mesi da recluso con trenta giorni di euforia, scherzi camerateschi, bevute in carovana, viaggi frenetici in località balneari volgari e inflazionate. Augusto morì, così, all' improvviso, in una notte stellata del 31 Agosto dell' anno 199x, quasi allo scoccare della mezzanotte. Il cuore non resse al lardo, all' opulenza insensata e ad un'esistenza dimenticata.

mercoledì, luglio 16, 2008

Spiranza


Credo che la maggior parte delle persone non abbia ancora capito una cosa fondamentale di Ostia.

E' inutile recarsi sulla spiaggia alla ricerca di risposte o malinconie sospirate all' interno di un tramonto, è fondamentale tentare almeno una volta nella propria vita di aspettare che il sole sorga sopra la linea dell' orizzonte mollemente adagiati su una spiaggia di Capocotta. Posso assicurarvi che l' aspettativa è reale, palpabile il senso di imminenza di quel simbolico atto che non avverrà mai, se non alle vostre spalle, e fortissimo il senso di immediata delusione che ne consegue. O forse no, non è delusione, è semplicemente frustrazione relativa ad un' occasione persa, come se proprio quella mattina il sole avesse scelto, con dolo, in relazione alla nostra presenza, di fare capolino dal versante opposto. Si torna poi a casa un pò amareggiati, ma persuasi che sia inevitabile che quella prospettiva prima o poi cambi; perciò si ricomincia a cercare una nuova alba, oppure un pò di refrigerio nel solleone di mezzogiorno, o magari uno spicchio di mare nella pineta di castel fusano, o anche un pò d' umanità nei supermercati..

Cerco un pò d' autunno in questo Luglio dimenticato.

giovedì, luglio 10, 2008

I chiodi fanno male ma se spezzano, puro

Dice: " Ammazza come te sei sciupato.. Sei secco come la morte!" Et similia.

Mi è capitato parecchie volte di sentirmi apostrofare così, magari da qualcuno che non vedevo da un pò di tempo, sempre in coincidenza con periodi di stress fisico e mentale. Capita che una persona magra di costituzione, nonostante consumi regolari ed abbondanti pasti, possa perdere facilmente chili se preda di un periodo particolarmente frenetico della sua vita. Puntualmente, dinnanzi a queste episodiche ma regolari esternazioni, rimango senza parole, ed anche un pò stranito. Insomma, il " secco" di natura va in crisi quando il suo peso scende sulla bilancia, perchè spesso e volentieri non dipende dalla sua volontà: Però, mentre è politicamente scorretto dire ad una persona che è grassa, oppure che si è ingrassata, o meglio ancora: che è un obeso di merda perchè mangia schifezze e non muove un muscolo se non quello del pollice per cambiare i canali sul telecomando, dire invece ad un magro che sta perdendo chili come se la cosa lo lasciasse indifferente è assolutamente normale.

Mah!!!

sabato, giugno 28, 2008

Io non ci riuscirei mai.

Batman agisce di notte, nessun criminale è al sicuro dal calar del sole sino all' alba. Di giorno, il supereroe torna nei ranghi e nei panni del suo alter- ego borghese in borghese, alias Bruce Wayne, industriale e playboy: insomma, un Berlusconi del fumetto.

Batman di notte, Bruce Wayne di giorno.

Ma quando cazzo dorme questo?

giovedì, giugno 19, 2008

Riflettenze..


Non siamo liberi nemmeno di disprezzare. Chi disprezza compra, è un dato acquisito, diviene automaticamente un consumatore, e il prezzo lo decide il disprezzato. Quindi i comunisti, che fanno campagne d' odio, sono doppiamente fessi: primo perchè comunisti, secondo perchè acquistano a scatola chiusa.

martedì, giugno 17, 2008

Itagliani e due... Notturno bus reprise


Parafrasando un piccolo ma efficace dialogo tra Mastandrea ed un collega autista nel corso del film, che fa più o meno così : M. " Ma a te non è mai venuto in mente, quando fai la linea che si ferma all' aeroporto, di prendere il primo aereo e di scappare via per non tornare più? " C. " Ma che sei matto? Abbandono del mezzo! Ti fanno un culo così!!"

Ecco, secondo me dice più questo dialogo sul carattere degli italiani che tante stronzate sparate a raffica.

Itagliani..


Solitamente non si dovrebbe parlare di ciò che non si conosce; perlomeno è ciò che solitamente faccio, ma stavolta mi sforzerò di aggirare la prassi. Insomma, in Italia chiunque parla di calcio pur non capendo nulla di sport, pur non avendo mai nemmeno fatto dieci addominali consecutivi.. Insomma, ma a chi interessa se questa fottuta nazionale vince con la Francia? A chi interessa se undici fighetti tatuati e discotecari dalle procuratele mafiose vengono battuti dai cosiddetti cugini d' oltralpe? Abbiamo una squadra mediocre, diciamo anche pessima, non competitiva, senza fantasisti, in cui l' età media dei giocatori è di trentadue anni... Personalmente, stasera preferisco andarmene a spasso, in cerca di fantasisti.

lunedì, giugno 02, 2008

Hinc et nunc ( no post)


Piccoli grandi momenti di soddisfazione arrivano graduali, quasi presagiti, assaporati lentamente.
Oggi ho ricevuto la conferma via mail: il mio esame per entrare in accademia teatrale ha avuto esito positivo, sono stato accettato. A prescindere dall'risultato, che per me ha un valore importantissimo, è stata la prova in sè a soddisfarmi enormemente. Cazzo, ho fatto i numeri.
Il 21 giugno dovrei suonare con i Jupiter' s moon, il gruppo funky- dance che seguo come fan da quattordici anni e col quale ho avuto la fortuna di esibirmi due volte. Adrenalina e divertimento puro, un modo perfetto per dire ancora al mondo musicale: ci sono, ci sono, anche se tu a volte non pensi a me. Chi ha detto che l' arte debba andare a comparti stagni è un coglione oppure si droga fumando l' ariosto.
Ho cominciato l' affiancamento in aeroporto: è un pò duro, ma il lavoro mi piace, il contesto anche. Sento che riesco a respirare, ad uscire dall' apnea.

Insomma, a parte una lieve diarrea, hinc et nunc posso tranquillamente e, direi, gioiosamente, starci.


Voglio proprio starci.

giovedì, maggio 29, 2008

Faccisti su Marte due


Nzomma sembra che alla prossima festa der Cinema ce starà sta proiezzione der seguito de Fascisti su Marte, da un' idea di Pasquale Squitieri e Luca Barbareschi prodotto da Mara Carfagna. Dice che nzomma la storia aripija dar finale della prima, e c' è no scenzato pazzo cor pizzetto alla lincoln che je viè in mente de clonà senza fecondazione eterologa er clono de Barbagli, e quindi fa sta clonazzone da quarche capello der gerarca sparso qua e là nell' archivi dell' Istituto luce. Difatti c' è un sindaco dell' Urbe che c' ha bisogno de un ripassino sur ventennio, siccome che je vò da li manganelli a li vigili urbani e je vò pure imparà a usarli in quarche maniera oltre che pè mescolà er zucchero ner caffè ar baretto. Ma li communisti sò in agguato, e rubbano uno dei capelli pè clonà er gemello malvaggio de Barbagli. Arrivati a questo punto...

giovedì, maggio 22, 2008

Penso, Sonno


La stanchezza mi copre come un cappotto invernale, il letto mi chiama a gran voce come se fosse pronta la pasta. Ho un gran bisogno di dormire, di assaporare quel piacere ineffabile della perdita progressiva e inarrestabile dei sensi, di lasciare che un libro aperto rimanga schiacciato sul mio viso finché pian piano scivola a terra, di destarmi l' indomani con l' impressione di essermi addormentato sulla spiaggia col solleone mentre avevo semplicemente dimenticato di spegnere l' abat jour...

Voi direte: e allora che aspetti a coricarti?!?

Ed io vi risponderò: ma chi aspetta, sto già dormendo e tutto questo è un sogno.

Devo capire se frutto della peperonata o di un alka seltzer.

venerdì, maggio 09, 2008

The Reditu


Eccomi qua. Non so come raccontare questo mese e mezzo denso di avvenimenti e di straniamento webbistico, ma ci proverò, cercando di snobbare la mia naturale tendenza ad essere prolisso. Dunque, partiamo dal 31 Marzo. Erano giorni foschi e di clima poco temperato, e tra noi si scherzava a trasportar mobili da un appartamento ad un altro. Ferveva l' attività di trasloco, fortunatamente attuata sempre in quel di Ostia, sfortunatamente realizzata in tempi record con gran dispendio di sudore e serenità mentale. Senza l' apporto fondamentale di alcuni amici in termini di braccia e di piacevoli lazzi, nulla sarebbe stato praticabile, e penso non potrò mai sdebitarmi abbastanza con loro. Orbene, dicevo: in quel 31 di Marzo pensai bene di effettuare il trasloco della linea telefonica con annessa alice adsl: la telecom riuscì in tempi rapidissimi a ripristinare il telefeno, ma si perse leggermente nei dettagli della riattivazione del modem, che è tornato alla vita soltanto questa mattina, dopo reiteratissime proteste da parte del sottoscritto presso il numero verde della sudddetta azienda: una telefonata al giorno trascorsa in compagnia di operatori perlopiù incompetenti.

La mia nuova casa è molto carina, anche se più piccola della precedente. E' stato necessario un mese di ritocchi e rifiniture per renderla abitabile, dignitosa, nostra: prima puzzava di cantina ammuffita, c' erano grasso e calcare dappertutto. La gente sa essere decisamente zellosa, devo riconoscerlo, soprattutto in virtù del discutibile concetto che la casa in affito non è meritevole di essere tenuta pulita e strutturalmente solida perchè in fondo non ti appartiene... Ho scattato un istantanea del mio angolo MacIntosh, che ho cercato di mantenere intatto. Sotto sotto sono un tradizionalista, quasi nostalgico. Merito( ?) dei miei studi classici?Mah!

Sono in attesa di un nuovo lavoro;l' attività teatrale veleggia, quella musicale aranchia un pò, come del resto quella universitaria. Ma sono soddisfatto. Aprile è stato un mese intenso, colmo di avvenimenti burocratici e di bollette da pagare, contrassegnato dal mio ventinovesimo compleanno che suona un pò male come cifra, ma chissenefrega.

Sono contento di ritrovarvi, e di riprendere possesso di questa tastiera. Spero di non aver disimparato a scrivere e di non avervi annoiato: prometto che il prossimo post sarà di un " non- sense " totale.

Fate abbravi e non vi toccate troppo!

Abbaci,

Le Cannù

mercoledì, maggio 07, 2008

Asino Cotto


Ricordo che conobbi LeCannù ad una mostra fotografica al complesso del Vittoriano, a piazza venezia, a roma; era il 1968 e se non ricordo male era in compagnia di una ragazza di nome Melania. Lei credo fosse svedese, venuta qui a Roma per studiare Storia dell'arte a La Sapienza,
mi pare si fossero conosciuti lì. Ricordo venni colpito dalla camminata di LeCannù, cosi saltellante da farlo sembrare un grillo: e poi quella sua capigliatura eccentrica in cui affandavano dentro i suoi soliti rayban a lente verde. Quando gli rivolsi la parola per la prima volta, era davanti ad un opera di DeChirico, intento a far notare alla ragazza le somiglianze tra le ambientazioni metafisiche dell'opera ed il quartiere dell'eur di roma, dove erano stati giusto la sera prima.
"e non è neanche tanto differente dallo stile con cui è stata progettata l'università La Sapienza." diceva sostenendo le sue affermazioni con un abile e collaudato gesticolare.
"sono più o meno dello stesso periodo" mi sentii di aggiungere a quella considerazione "anche l'ospedale Forlanini presenta analogie con quello stile architettonico. Sono tutte strutture di epoca fascista". LeCannù si voltò come infastidito da quella mia intrusione, ricordo che aggrottò le ciglia e alzò sulla fronte gli occhiali, per darmi meglio la percezione che quel suo sguardo proprio a me fosse indirizzato.
"come dici scusa?" mi chiese con un tono di voce crescente, carico di curiosità.
"dico che quelle che hai citato sono tutte opere del periodo fascista"
"vuoi dire che l'università dove studio l'hanno progettata degli architetti del regime?" domandò con uno stupore che sentivo salirgli, ad intasare la gola.
"eh si amico mio, è proprio cosi"
LeCannù si divincolò dalla morsa con cui la svedese Melania lo teneva stretto a sè e mi prese da una parte. Mi fissò negli occhi, poi mi disse:
"io non so dove hai preso questa informazioni, ma se quello che dici è vero, significa che in quell'università c'è bisogno di una bella rivoluzione".
Credo fu quell'evento a dare inizio a quello che oggi chiamiamo '68: pochi sanno che partì tutto da un quadro di DeChirico e da un uomo dagli occhiali di importazione americana.

venerdì, aprile 25, 2008

25 aprile

Il titolare di questo blog è ormai latitante da un po' di tempo. Siamo convinti tutti che abbia delle ottime ragioni per non sollazzarci più con i suoi post metafisici: un esame in ballo, una vita notturna frenetica, una connessione ballerina. Questo non ci impedisce però di continuare a sporcargli questo muro bianco latte per trasmettere messaggi importanti. Io, ad esempio, ne ho uno semplice semplice: buon compleanno vecio!
Anche se ti avvicini ai 30, non preoccuparti: sei sempre più brutto. Ma è normale. Col tempo si peggiora.

Baci indiani, Monsieur Magritte

PS: ovviamente quello che soffia sulle candele nella foto sono io..indovina chi è l'altro?

martedì, aprile 01, 2008

Calcutta, notte, ore 00:43

Da mezzanotte in poi, a intervalli regolari, per tutta la notte, cominciamo a sentire una serie di fischi. Sono i guardiani che fanno la ronda. Il capo guardiano, che sta proprio sotto casa nostra, fa il primo fischio, gli risponde un altro guardiano, poi ne fa un altro, e si sente un suono appena più lontano, e così finchè non si chiude il giro. Se tutti rispondono al primo, vuol dire che va tutto bene. Se uno non risponde, c'è qualche problema. Tutta la notte, ogni ora.
Talvolta ne senti qualcuno cantare. Melodie semplici, in hindi o bengali, come una nenia gentile, una ninna nanna nel silenzio di una strada qualsiasi di questa città.

Calcutta di notte può essere l'inferno, e il paradiso allo stesso tempo. La vedi docile percorrendola in taxi, senza il traffico paradossale e totalmente illogico che la strangola di giorno. L'aria è un po' più respirabile, le strade vuote, le luci gialle la illuminano come una qualsiasi altra città. Per un momento ti sembra tutto grande, aperto, misuri gli spazi in un modo diverso, ti sembra che anche questa città possa essere tua.

Ma i fantasmi, che fino a sera sono mischiati in mezzo alla folla, di notte li vedi bene, uno ad uno. Difficilmente di giorno Calcutta delinea i confini tra la ricchezza e la povertà. Alla luce del sole torrido, mai veramente brillante, velato di fumo e clacson, tutto trabocca fuori, come in un immenso pentolone, dove un dio schizofrenico, più che malato, fa ribollire milioni di vite umane.

La notte invece la povertà la vedi con la lente, la vedi da vicino, anche se tu sei lontano al tempo stesso, e ti fa paura. Dormono per terra, dove capita, tanti, tantissimi, ovunque. Vicino ai cani, sbattuti in mezzo alla strada, come rassegnati al loro destino, quello di finire sotto una macchina, o divorati dai loro stessi compagni di sventura. E se stai qui, devi farci il pelo, immediatamente. A vedere marciapiedi che da un giorno all'altro diventano case di fortuna, con un telo come tetto e un secchio pieno d'acqua come lavandino. A guardare per terra, quando cammini, per non calpestare un cane che dorme, o un bambino che vaga da solo, nudo. Altrimenti non resisti. Il senso di impotenza e rassegnazione a volte lo tocchi con mano, trasuda, te lo senti addosso. Proprio come i randagi di Calcutta, che, mentre gironzolano in cerca di qualche osso, sembrano conoscerlo già, il loro destino.

Calcutta non è solo questo, è riduttivo e semplicistico pensare che sia nient'altro che la città delle baracche e di Madre Teresa E' mille altre cose. La capitale culturale dell'India. Una città che si evolve continuamente per certi aspetti e che resta incredibilmente uguale a se stessa per altri. L'ex capitale dell'Impero inglese. Una metropoli molto più sicura di quanto la sua pessima fama non faccia credere. Una delle maggiori città di uno stato che cresce a ritmi vertiginosi, e dove vedi spesso una classe media che si espande, imitando i modelli di quello stesso capitalismo avanzato che ora vorremmo frenare. Mica perchè siamo buoni, semplicemente perchè ci rode che ora loro inquinino e distruggano ulteriormente quello stesso mondo che stiamo distruggendo noi. E poi, accanto agli aumenti da capogiro del pil indiano, una povertà che sembra non finire mai. Il paese degli ingegneri richiesti in tutto il mondo e di un analfabetismo che non dà tregua.

Meglio andare a dormire prima che parta la prossima ronda. Anche i guardiani hanno smesso di cantare, e di sbattere in terra i bastoni di bambù, per far sentire a qualche malintenzionato che loro ci sono, e, anche stanotte, non dormono.

mercoledì, marzo 19, 2008

Mi sono sempre chiesto: quando qualche pazzoide uccide un altro tizio e decide di metterlo nel freezer o nel congelatore, come cavolo si organizza con gli alimenti che ha nel congelatore? Cioè, li deve mangiare tutti per forza e deve pure sbrigarsi, oppure può regalarli, oppure buttarli. Rimane il fatto che il suo freezer diventa inutilizzabile... A meno che non sia un cannibale e decida di mangiare i resti della sua vittima. In quel caso ha fatto tombola.

Dieciannove col sacro


San Giuseppe inventò il famoso bignè. Poi arrivò San Martino che scoprì un' estate tutta sua, San Vito col suo ballo all' ultima moda... Mentre quel povero Cristo di Sant' Antonio ciaveva lo sfogo e se grattava.

Com'è che la Madonna si moltiplica quando qualcuno è incazzato? E Cristo invece no? Forse che le Madonne erano tante già da allora? Più mamme, un solo padre? Ummmmm ummm...

martedì, marzo 18, 2008

Trasloco.. Manca poco.


Dunque è ufficiale. Ho trovato casa, sempre in quel di Ostia, un appartamento molto carino proprio sopra la fermata di lido nord; mi trasferirò definitivamente nei primi giorni di Aprile, perciò la settimana dopo Pasqua sarà densa di avvenimeti: scarico, carico, riscarico, assemblaggio, disimballaggio scatoloni, sistemazione libri, vestiti, suppellettili varie. Cercherò di ricreare al meglio i miei spazi, mi piace mantenerli quasi inalterati ogniqualvolta cambi alloggio.

Sono benvolute braccia forti e menti sopraffine per coadiuvare le operazioni, già dirette egregiamente da Mastro Piracci.

Avviso ai collaboratori del blog

Cari ragazzi,

vista l' amicizia che mi lega ad ognuno di voi a vario titolo, vi dico a chiare lettere quanto segue.

Visto che nessuno di voi inserisce più alcun post da tempo immemorabile, ho deciso di derubricare tutti voi dalla lista dei collaboratori. Potrete continuare a commentare le mie stronzate con i vostri account blogger, ma non sarete più titolati ad inserire alcunché a titolo personale. D' altronde, questo blog è tornato ad essere un angolo riservato, molto intimo, forse anche troppo. Con mio grande dispiacere non vedo più entusiasmo da parte di quanti hanno iniziato assieme a me questo esperimento di libera scrittura; anche se in tutto ciò non vi è nulla di male, e non è assolutamente scemato l' affetto che provo verso ognuno di voi, vorrei almeno un pò di chiarezza per quanto riguarda il vostro ruolo in questo spazio virtuale.

Attenderò una settimana, dopodichè lo sfratto sarà esecutivo.

con affetto,

Andrea

lunedì, marzo 17, 2008

E allora?


Non so sbucciare una mela.

E allora?

Non so pelare le patate.

E allora?

In compenso so fare bene altre cose, tipo decifrare un' iscrizione romana alla quasi perfezione, suonare discretamente repertori rock senza bisogno di prove con gruppi assemblati alla bisogna, recitare con passione e un pò di talento.

Ho appreso l'arte del trapano elettrico, so fissare gli stop, so assemblare e smontare un armadio correttamente, so dove recarmi per pagare le bollette( avere i soldi per farlo è un altro par de maniche...)

Insomma, me la cavicchio per essere un uomo che vive con mammà. Non mi sbuccio la mela perchè c' è sempre stato qualcun altro che lo ha fatto per me, oppure la mangio a morsi, ma francamente preferisco frutta più simpatica e zuccherosa tipo banane, arance etc.

Quando vorrò sbucciare una mela, saprò farlo alla grande.

Nel frattempo, rompete poco il cazzo!

giovedì, marzo 13, 2008

13 marzo


Non so cosa potrei regalarti, forse il presente più bello sarebbe la mia serenità. Ma non posso garantirtela al cento per cento, anche se mi sto sforzando tanto, davvero. Avrei voluto svegliarmi stamattina e venire ad abbracciarti, darti un bacio forte sulle guance morbide anche se ispide di barba, avrei voluto fare due passi con te fino al chiosco dei libri, e poi magari prendere i mezzi fino a roma, fare un giro per il centro, visitare i monumenti, come quando ero piccolo e macinavamo chilometri la domenica mattina... Non so come festeggiare, davvero, se non dicendoti che non mi abbandonerai mai e cercando ogni giorno, ad ogni passo, quel sorriso che hai sempre avuto anche nelle giornate di pioggia.

Buon compleanno.

domenica, marzo 02, 2008

Cambiare aria


Cambiare casa. Sono al secondo trasloco in cinque anni, ad una nuova svolta. Nel bene e nel male. Il tempo stringe, ho un paio di proposte concrete sotto le mani ma mi riservo di attendere una conferma definitiva per parlarne. Non ho ancora avuto il coraggio di svuotare armadi, librerie e quant' altro, anche se immancabilmente dovrò farlo a breve. Sarà un nuovo tuffo nel passato per entrare nel futuro, mi aspetto di ritrovare oggetti e fogli d' appunti di cui non ho più memoria. La prospettiva romana mi alletta, la sento quasi tangibile, molte cose cambieranno, molte abitudini saranno stravolte- e per fortuna-, guarderò con occhi diversi un cielo apparentemente immutabile ma sempre confortevole. Tra le stelle me ne andrei, a volare senz' ali nel silenzio fragoroso di melodie ineffabili nascoste tra le stelle. Con un jack daniels in una mano e una sigaretta nell' altra.

Statemi bbuoni.

lunedì, febbraio 25, 2008

Ciao Albertone


Non riesco ad essere prolisso parlando di alberto Sordi. Credo sia l' unico attore italiano ad essere realmente inconfondibile, inimitabile, originale, comico e tragico nello stesso tempo, l' unico attore che ha espresso senza fronzoli l' essenza della romanità: vigliacca e generosa, spaccona e tenera, cialtrona e profonda, parossistica e placida. Ho avuto la fortuna di conoscere sin da piccolo la sterminata filmografia di questo grande interprete dei nostri tempi, e forse per questo rabbrividisco nell' ascoltare tutti i suoi tristi epigoni attuali, che con pretese da cabaret cercano di riesumare un talento a tutto tondo che è morto con lui. Consiglio tre film essenziali per comprendere l' Albertone attore: " Il Marito", " Una vita difficile", " Un borghese piccolo piccolo".

A 5 anni dalla sua scomparsa, posso solo constatare quanto sia povero il panorama attoriale comico in Italia.

Elio e le Storie Tese - Parco Sempione

Questo video è semplicemente grandioso.. gustatevelo!

Abbey fede..


Secondo la vulgata corrente, Paul McCartney sarebbe morto poco prima della registrazione di questo impareggiabile album dei " fab four": il fatto che sia l' unico della band a camminare a a piedi scalzi costituirebbe la prova occulta della propria dipartita, e la presenza di un sosia sostitutivo nel gruppo. Quindi da circa quarant' anni calcherebbe le scene un impostore, un imitazione di Sir Paul.

Mi permetto di asserire che sia i Beatles, sia il rock in senso lato hanno guadagnato molto da questa presunto " cambio della guardia" . Il McCartney post- Abbey road è stato smodatamente più prolifico di quello precedente..

Resta da capire perchè non lo abbiano cooptato nel gruppo sin dagli esordi nel lontano ' 62.. Forse c' era già lo zampino di Yoko Ono.. O forse è lei che si traveste da quattro decadi per imitare Il buon vecchio Paul.

Nella foto: I Simpson, i quali hanno gentilmente acconsentito ad effettuare una ricostruzione della scena del delitto.

sabato, febbraio 23, 2008

Campagne al cloroformio

Ragazzi, siamo in clima elettorale: tanta par condicio a trecentosessantagradi, non si parla di politica in televisione ma noi poveri grulli della strada dobbiamo babbarci vagonate di variopinti manifesti elettorali conditi da ancor più inutili e farlocchi slogan, elaborati da chissà quale ufficio segreto dei partiti, ove decine di neolaureati rampanti si scapocciano per trovare la frase ad effetto che colpisca la nostra già provata fantasia, che risvegli in noi il sopito desiserio di recarci alle urne. Personalmente, credo che l' unica cosa che possa svegliarmi sia una gigantesca serie di deflagrazioni a catena nelle principali sedi capitoline dei partiti di centro sinistra e destra, che culminino in un colossale bengala al napalm in piazza S. pietro. Nel frattempo, vi incito alla campagna dell' uniposca: un' idea non mia ma che raccolgo ad ogni tornata elettorale. Completate gli slogan che incontrate ad ogni angolo delle vostre città, rendeteli più consoni alla personalità della faccia da cazzo che se ne fa latore: Sono consigliati permanent marker stabilo boss, rigorosamente di colore nero. E non vale disegnare minchie giganti, sforzatevi un pò.. Recuperate il lessico e la sintassi!!!! ( E un pò di dignità personale...!!)

lunedì, febbraio 11, 2008

Le Madonne

La gente è molto attaccata ai dogmi. Cristo, Allah, Jahvè non si discutono, il concilio di nicea è verità, il concilio di Trento è un must, la madonna è l' immacolata concezione, Cristo non aveva fratelli e non aveva moglie, la madonna è tutta azzurra e piena d' oro e incensi. E Basta.
Da domani inizierò ad adorare il dio chitarra, che collocherò su apposito altarino. Al primo che obietterà qualcosa entrando in casa mia do un calcio nelle palle di dimensioni bibliche. Non le palle, il calcio.

Animula vagula..


Anche quando è difficile trovare le parole, quando ogni stato d' animo sembra essersi rinchiuso di nuovo sotto una coltre di cenere fumante, è impossibile restare indifferenti allo splendore di villa adriana, agli imponenti e scarni resti di quella che fu un' isola felice dell' imperatore filosofo, profondamente mosso da un senso di humanitas, alla ricerca costante dell' uomo e della bellezza che la vita racchiude e sprigiona ad ogni istante. Gli spazi vuoti che sovrastano il visitatore urlano quello che è un silenzio di anime assopite, come fossero in attesa di esplodere nuovamente nel fragore dei loro simposi o nella compostezza delle proprie riflessioni. Adriano è lì, ad ogni passo, malinconico, stanco e con gli occhi rivolti al tramonto che cala da tivoli sull' Urbe, il tramonto dell' uomo che quotidianamente egli è costretto a vivere per poi destarsi di nuovo e cercare un bagliore di speranza per un corpo che giorno dopo giorno si avvia alla dissoluzione e vuole tuttavia godere appieno di sé stesso e degli altri, finché l' anima non dovrà aggirarsi in luoghi freddi e sperduti ormai separata dal corpo. Sotto una coltre di ulivi, Adriano passeggia dalla sua biblioteca personale sino al teatro marittimo, e sogna ombre che erano d' inaudita bellezza. Lo spazio terreno è troppo grande per l' essere umano, eppure ogni angolo può essere riscoperto ogni giorno, sotto l' ombra di un larice oppure nel riflesso del lago Canopo sul quale le ninfee galleggiano silenziose, laddove nessun esclamazione di giubilo risuona ma echeggia dai laterizi immutabili e plasmati da mani operose. Basta accostare l' orecchio, ed ascoltare. Nulla è eterno, queste mura hanno tentato di gareggiare con gli dei, hanno cullato il desiderio di un uomo innamorato dell' Uomo, la volontà di fissare in un attimo infinito l' unione dell' essere umano con i propri spazi, il contatto intimo tra terra e cielo che dissipa il dolore e che alimenta l' illusione ineffabile della vita.

mercoledì, gennaio 30, 2008

L' anima de..

Diversi anni fa, rincasando, trovai nella cassetta delle lettere una brochure molto curiosa, tra i tanti pallosissimi volantini pubblicitari. Era una sponsorizzazione della ditta " Scifoni", tra le migliori imprese di pompe funebri romane. Ciascun foglio della brochure offriva un' ampia varietà di articoli mortuari, in primis bare, offerte speciali e quant' altro, tutto accompagnato da uno dei migliori slogan che abbia mai concepito la mente umana: " il più tardi possibile, ma.. è meglio con scifoni". Straordinario. In poche parole era espressa tutta l' anima di questo esercizio antichissimo e indispensabile, remunerativo come pochi e di alta utilità sociale. C' è da aggiungere che la suddetta pubblicità sparì nel giro di pochissimo tempo dalle nostre cassette postali, forse ritenuta ipocritamente troppo macabra per essere accostata a quella di supermercati e mobilifici d' accatto. Credo fermamente che avrebbe sbaragliato la concorrenza, presentandosi efficacemente come un' azienda " normale", inserita come tutte nel ciclo di produzione umano, forse all' ultimo posto in ordine cronologico( Ma potrebbe anche essere il primo).

Se doveste passare per piazzale del verano, troverete la ditta scifoni ad attendervi alla fermata del tram. Il negozio è sormontato da una scritta con bellissime lettere fluorescenti blu cobalto.. Attenzione, il bar è proprio accanto. Non sbagliatevi.

lunedì, gennaio 21, 2008

Cos'è la Romania?

Qualcuno di voi conosce , per caso, un pò di Storia della Romania? Andrebbe bene anche la cronaca; qualsiasi notizia, insomma, che testimoni l' esistenza di questo paese europeo, ormai membro anche della UE. Vi giuro che, a partire dalla caduta del governo di Ceausescu, io non ho più sentito parlare della Romania se non in relazione ai suoi abitanti transfughi, ossia i Romeni. Che non sarebbero tali senza una patria, ovviamente. Eppure sembra che nell' immaginario collettivo nascano quasi per partenogenesi dalla terra, una terra cattiva che li predispone naturalmente alla delinquenza e alla volgarità gratuita. Quando penso alla " Dacia" non riesco a focalizzare altro che le intense e crude immagini istoriate della colonna traiana, alla transilvania di Bram Stoker e, miseramente, ad un lembo di terra colorato su una cartina geografica. Immagino che questo processo mentale non sia da imputare unicamente alla mia pigrizia intellettuale, o all' assenza di interesse verso realtà " altre" rispetto al misero microcosmo italiano. C' entra qualcosa anche una certa retorica mediatica assorbita senza filtri critici, uno stereotipato vizio all' omologazione dei tipi etnici a prescindere dalla loro nazionalità o in virtù( o difetto) delle caratteristiche climatiche del loro suolo natale che sembrava superato dalla geografia moderna. Se escludiamo una breve ed intensa campagna pubblicitaria per il turismo in romania all' indomani dell' ingresso della stessa nell' UE, non ho mai sentito o conosciuto qualcuno che sapesse veramente che cazzo succeda in quel paese, quanto se la passino male i suoi abitanti, che tipo di disperazione abissale possa spingere migliaia e migliaia di persone ad abbandonare la propria casa per cercare fortuna nella terra dell' ingiustizia sociale e del degrado pseudoliberista, ossia l' Italia.

Giuro che mi informerò al più presto su ogni cosa.

giovedì, gennaio 17, 2008

Notturno bar


La notte romana è come una libreria colma di scaffali: c' è sempre un volume che ti era sfuggito prima, per tanto tempo, nonostante fosse bene in vista e dalla copertina di un colore acceso. E quando lo scopri, capisci che vorresti condividerlo con qualcuno, perchè rappresenta una prospettiva affascinante e quasi magica. Lavorare di notte in un bar del centro offre particolari spunti di riflessione. Innanzitutto, la varia umanità che entra ed esce da quella porta, individui che probabilmente vivono di notte come i vampiri, o quasi fossero una sorta di morlock che soltanto nelle tarde ore si concedono un assaggio della fasulla aria di superficie. Si crea un mondo parallelo fattosi bar, che non ha nulla da invidiare a quello di " Guerre Stellari" su Tatooine. Entra il tossico, l' alcolizzato, il barbone,il travestito, spesso le categorie si confondono, si mescolano unite a storie mai raccontate e spesso celate sotto chiave dietro ad occhi impenetrabili. Arrivano gli autisti del Trambus dagli occhi stanchi e dal sorriso così familiare, che si concedono un caffè fugace prima dell' interminabile turno di notte; si affacciano fanciulle ridanciane accompagnate a loschi figuri tatuati e impomatati, entra l' abituale cliente che sembra aver messo tende nel locale, dato che si presenta dalle 7 alle 8 volte al giorno. E da quel rettangolo che chiamiamo porta d' ingresso s' intravede un mondo a ridosso del vittoriano, fatto di automobili e motorini che sfrecciano, autobus che pigramente si incamminano verso la meta, come dinosauri prossimi all' estinzione. Tutto è condito da questo fazzoletto di notte costellata da tante piccole luci, realtà sfuggevole e quasi malinconica. tutto si mescola, tutto cambia senza cambiare mai, in quell' angolo del cuore di roma; un angolo che consiglio vivamente di vivere intorno alle quattro del mattino, quando sembra che il mondo intero sia sparito sotto una coltre di sonno infinito. Non mi sono mai sentito parte così integrante dell' anima pulsante capitolina come quando stacco dal notturno. Mi sembra quasi di Respirare, davvero, assieme alla storia dell' Urbe.

Nella foto, Valerio Mastandrea in " Notturno bus" di Davide Marengo( 2007)

venerdì, gennaio 11, 2008

Chi di meme perisce


Sembra proprio che il mio blog, forse tra i più insignificanti recipienti colmi di banalità e stronzate, sia stato inserito per ben due volte in una graduatoria riservata ai blog che fanno più riflettere. Ora, non so se abbia giocato più il sentimento di amicizia oppure un obnubilamento mattutino della coscienza, fatto sta che alcuni cari amici mi hanno messo nella spiacevole condizione di esprimere, a mia volta, un giudizio di merito. Nella mia personale classifica entra sia il ringraziamento che porgo ad alcune persone per avermi aiutato a " pensare" con le loro emozioni affidate a significati e significanti lessicali, sia il doveroso riconoscimento agli stessi di aver spesso contribuito con l' apparente leggerezza dei loro pensieri a rendere le mie giornate più lievi. Incominciamo in ordine cronologico:

1) Sgamas: è un indubbio maestro del libero pensiero, un plasmatore istrionico di realtà possibili, un caustico " fool" d' altri tempi, nonchè un baritono eccezionale. Ma lui ancora non lo sa.

2) Higuerra: la sua capacità di affidare alle parole scritte la complessità travolgente del suo animo è prodigiosa, anche se spesso troppo timorosa di affrontare orizzonti inesplorati. Buttati, amico mio! ( In senso metaforico..)

3) Kiki: Una persona vera, totalmente innamorata della vita, sensibilmente capace di renderci partecipi di ogni piccolo aspetto che circonda la nostra quotidianità. Le sue parole sono un toccasana per il cuore e uno sprone per la mente.

4) Giulia Romana: Unisce lo humour e l' eleganza, l' artificio retorico al lessico quotidiano, è una grande comunicatrice e coinvolgente penna che apre spiragli su un mondo interiore fatto di interessi e aspettative affascinanti, che ci mettono di fronte ad un animo sensibile e poetico.

5) Alzamonnezza: animale, surreale, grottesco, eclettico. In una parola sola, geniale.

Non me ne voglia chi è stato lasciato fuori. Aggiudico, comunque, il quinto posto e mezzo alla mia amica Flauto, anche detta Zara: questo è un incoraggiamento a scrivere di più, ho bisogno del tuo entusiasmo!

Troverete i link dei suddetti blogghe alla vostra destra, non sciupateli..

p. s.: un ringraziamento doveroso va a scalia, senza il quale questo blog sarebbe valso men della metà, e ovviamente a tutti quei collaboratori sopracitati che almeno una volta hanno scritto qualcosa. Anche se, mi dispiace, è troppo poco. Mò ve cancello a tutti perchè me sciupate pure er parcheggio!

Con affetto,

Le Cannù

domenica, gennaio 06, 2008

Penultimo anno di prima decade


Non ho ancora un nuovo calendario, devo abituarmi all' idea del 2008 inteso come cifra su carta, parola senza senso sulle labbra, nuovo anno di nuovo millennio che porta false speranze all' umanità e mistificazioni inerarrabili della realtà. Porto la speranza di un mondo migliore nel cuore e nelle azioni, dove il tempo che fugge è uno sprone a migliorare la condizione dell' uomo, di tutti gli uomini intesi come massima espressione dell' armonia del cosmo, almeno di quello che conosciamo. Sento dentro un senso di rinnovamento, un' aria di cambiamento, un frullatore colmo di progetti, che parte a prescindere dallo scoccare di una determinata mezzanotte satura di esplosioni bonarie e prosecchi vomitevoli. Sento forte la mancanza di Chi non c' è più, e che confortava le mie paure con una comprensione fuori dal comune unita ad un carattere impetuoso e ad una tenerezza infinita propria di chi è rimasto un fanciullo nel cuore. Sento altrettanto forte la presenza di Chi c' è ancora ed è sempre più vicino a me, sento le luci, i suoni e gli odori di una realtà della quale sentirei fortemente la mancanza nel momento in cui non riuscissi più ad avvertirne l' eccezionalità che è insita nel suo essere quotidiana...

Buon Anno a tutti.