lunedì, febbraio 11, 2008

Animula vagula..


Anche quando è difficile trovare le parole, quando ogni stato d' animo sembra essersi rinchiuso di nuovo sotto una coltre di cenere fumante, è impossibile restare indifferenti allo splendore di villa adriana, agli imponenti e scarni resti di quella che fu un' isola felice dell' imperatore filosofo, profondamente mosso da un senso di humanitas, alla ricerca costante dell' uomo e della bellezza che la vita racchiude e sprigiona ad ogni istante. Gli spazi vuoti che sovrastano il visitatore urlano quello che è un silenzio di anime assopite, come fossero in attesa di esplodere nuovamente nel fragore dei loro simposi o nella compostezza delle proprie riflessioni. Adriano è lì, ad ogni passo, malinconico, stanco e con gli occhi rivolti al tramonto che cala da tivoli sull' Urbe, il tramonto dell' uomo che quotidianamente egli è costretto a vivere per poi destarsi di nuovo e cercare un bagliore di speranza per un corpo che giorno dopo giorno si avvia alla dissoluzione e vuole tuttavia godere appieno di sé stesso e degli altri, finché l' anima non dovrà aggirarsi in luoghi freddi e sperduti ormai separata dal corpo. Sotto una coltre di ulivi, Adriano passeggia dalla sua biblioteca personale sino al teatro marittimo, e sogna ombre che erano d' inaudita bellezza. Lo spazio terreno è troppo grande per l' essere umano, eppure ogni angolo può essere riscoperto ogni giorno, sotto l' ombra di un larice oppure nel riflesso del lago Canopo sul quale le ninfee galleggiano silenziose, laddove nessun esclamazione di giubilo risuona ma echeggia dai laterizi immutabili e plasmati da mani operose. Basta accostare l' orecchio, ed ascoltare. Nulla è eterno, queste mura hanno tentato di gareggiare con gli dei, hanno cullato il desiderio di un uomo innamorato dell' Uomo, la volontà di fissare in un attimo infinito l' unione dell' essere umano con i propri spazi, il contatto intimo tra terra e cielo che dissipa il dolore e che alimenta l' illusione ineffabile della vita.

1 commento:

dressel1981 ha detto...

"il secondo secolo è il mio periodo preferito. non c'erano più gli dei e non c'era ancora Dio; perciò l'uomo era libero" giorgio albertazzi