mercoledì, febbraio 07, 2007

telè fe no casa..


Esiste una grossa categoria di taglieggiatori patentati in Italia: è la cosiddetta " classe media", quella che si rivela attraverso varie forme di manifestazione e associazione spontanea, ma che si riconosce soprattutto attraverso quello che è oggi uno status symbol: la casa, l' immobile. La popolazione italiana è costituita da un numero impressionante di piccolo- medio borghesi che lamentano le carenze del lavoro salariato, che scendono in piazza contro la guerra, che sostengono i diritti civili, e che nel contempo si fanno forti dell' unica certezza acquisita: la casa. Ma non perchè comprendano che la casa è un elemento indispensabile per la crescita e la stabilità del nucleo familiare, del futuro lavoratore( in sintesi: del cittadino). Immemori delle fatiche da essi stessi compiuti per acquistare spazio vitale, o forse in virtù di quello, si danno alla nobile arte della grassazione legalizzata: sparito l' equo canone, spariti i più elementari brandelli di etica civica, essi vendono o affittano gli appartamenti a prezzi esorbitanti, scandalosi, come se fosse la cosa più natuarale del mondo. Nel 2002 pagavi per un appartamento di 100 mq circa 700 euro d' affitto? Ora sei pazzo se non ne richiedi almeno 1400. Non è cattiveria, è il libero mercato che lo dice: è la speculazione che lo caldeggia. Sei uno studente, e pertanto non hai nessun reddito dichiarato? Sborsa 350- 400 euro più le spese per una merdosa stanza singola: tanto c' è mamma che paga! Non ti va bene, è un sopruso? Quella è la porta.
Per una volta, dico una volta soltanto, vorrei che la politica la smettesse di rincorrere fumosi progetti che non riguardano il cittadino. Per una volta, vorrei svegliarmi e vedere le gente in piazza a milioni per ficcare su per il culo ai loro padroni di casa i relativi contratti. Per una volta, vorrei vedere qualche parvenza ectoplasmatica di politico indignarsi per qualcosa di serio, motivato. Ma l' instabiltà sociale va bene a tutti. Senza tutele, senza sindacati degni di questo nome, senza una coscienza civile e sociale comunemente accettata che ci consenta di alzare la testa fottendocene del fatto che potrebbero tagliarcela, senza la consapevolezza del fatto che i nostri nemici si annidano nelle immediate vicinanze, senza tutto ciò non vale la pena nemmeno arrabattarsi per cercare un lavoro. Lavorare per pagare uno stronzo che ci consente munificamente di alloggiare all' interno delle sue quattro mura, intese unicamente come fonte di profitto, non serve veramente ad un cazzo.

La classe media mi fa schifo.

9 commenti:

k ha detto...

Caro Cann, porca puttana, ne avrei di cose da dire. Alcune le ho già dette e tante volte e in tanti contesti diversi. E sono quelle di sempre e press'a poco quelle che hai scritto tu qui.
Potessi ripetere l'esperienza me ne andrei da casa di mia madre un miliardo di volte ma di sicuro non vivo meglio di prima. Sono più sereno per certe cose ma molto meno per altre.
A Dicembre mi sono dovuto rispostare. Non ero abituato e ho tribolato non poco.
Per quanto possa essere bella Roma è una città a volte invivibile e con troppe disparità di situazioni.
E dovrei dirmi pure fortunato perchè non pago neanche troppo, ma certo non mi sono ritrovato nella condizione di poter scegliere proprio un cazzo.
E poi si parla ancora di diritto alla casa.

Comunque il mio compagno di stanza sta per andarsene. Si libera un posto letto dal mese prossimo. E' in un seminterrato tra S.Giovanni e Re di Roma. Certo, non è il massimo della vita.
Ma se davvero qualcuno fosse interessato trova la mia mail nella pagina del mio profilo.

LeCannu ha detto...

Caro k, è un piacere rileggerti da queste parti.. Come dici tu, si fa un gran parlare di diritto alla casa, ma è appunto soltanto un vano blaterare: in realtà si tratta di un privilegio, una condizione alla quale non tutti devono avere diritto naturalmente, altrimenti il benessere e la tranquillità potrebbero estendersi un pò troppo e non rimanere patrimonio incorrotto dei borghesi benpensanti.. Ti auguro buona fortuna, e spero di rivederti presto!

Un abbraccio!

sgamas ha detto...

certe cose, fanno proprio vomitare.non mi sento di poter aggiungere molto altro.

mAgRiTtE ha detto...

Uhm...caro LeC, sono d'accordo con te su alcune cose ma mi sembra che tu abbia messo un po troppa carne al fuoco, cosa che ti passo nel quadro di quella che ha il sapore di un'invettiva,con molti punti giusti. Giusto il discorso del diritto alla casa, giusta l'osservazione sulla totale assenza di poltiche su questo,e fanculo alla speculazione che e'vergognosa. Pero'...anzitutto non vedo il nesso tra chi lotta per i diritti civili e i proprietari di casa, e permettimi di dire che di solito chi specula sulle case non scende nelle piazze ma se ne sta rintanato nel suo alveo tranquillo. Generalizzare, caro mio, non serve a nulla. Poi, ti posso dire che un po e'anche colpa dei giovani italiani e delle loro famiglie. Quanta gente conosci che ha 30 e passa anni e anziche andarsene di casa si compra il porsche, anche se lavora da anni? Dire che lavorare per pagare un affitto nn serve a nulla significa accettare tacitamente di restare a casa fino a 40 anni. E questa, ti assicuro, e'una logica maledettamente italiana, che ci piaccia o no. E'vero, in altri paesi europei i giovani sono piu aiutati. Ma quello che ad esempio ha fatto K, per dire, che da noi suscita ammirazione (anche giustamente: roma non e'per nulla una citta facile se non hai le spalle coperte) in tanti paesi e'la norma, e non solo perche sono piu ricchi. E'il serpente che si morde la coda: se la gente nn si decide a andarsene di casa se non quando ha i soldi x comprarsi casa (leggi:mai), e nn vuole lavorare per pagare un affitto (cosa che purtroppo pensa ancora la maggior parte dei giovani italiani), i prezzi non diminuiranno mai, perche i proprietari andranno avanti a sfruttare i fuorisede foraggiati da mamma e papa e i pochi lavoratori che hanno il coraggio di fare questa scelta, anche a costo di mettersi meno soldi da parte, ma essendo piu liberi di vivere la propria vita, e i prezzi calerebbero.
Ripeto, siamo d'accordo, occorrono politiche serie, controlli, aiuti, onesta'. Ma smettiamola di lamentarci e basta, perche cosi facendo facciamo proprio il gioco degli speculatori. Diro' una banalita, ma bisogna avere anche il coraggio di rischiare, rendersi indipendenti. In Belgio, in Francia, in UK, se a 30 stai a casa vuol dire che hai qualchje problema, da noi la media e'34.
E poi, mi secca ammetterlo, nella classe media, intesa come concetto allargato, purtroppo ci siamo in tanti. Ma questa e'un'altra storia.

mAgRiTtE ha detto...

...e poi vecchio mio, permettimi anche di dirti che un ottimo esempio di persona italiana molto poco italiana che ha avuto la forza di fare scelte coraggiose rendendosi indipendente, pur nella precarieta' e nell'incertezza, la conosci molto bene. E sara'un caso, ma ha vissuto 3 anni a Londra..lungi da me essere esterofilo, ma noi purtroppo abbiamo davvero un sacco di problemi, su cui il potere economico politico che sta strozzando l'Italia gioca e lucra.

k ha detto...

Non credo si parli sempre di borghesi benpensanti.
Ti farei conoscere il mio padrone di casa, per esempio. Attaccato al denaro in maniera sudicia.
E uno dei miei datori di lavoro che un giorno di due anni fa mi aumentò la paga a sei euro l'ora perchè me lo meritavo. Ero il migliore secondo lui. Uno che quando gli ho detto quanto guadagnavo su un altro lavoro ha fatto un salto di stupore sulla poltrona; che , come disse, un mio collega: "Se i soldi avessero il buco se li scoperebbe." Che, lo sanno in pochi, ha appartamenti in tutta Roma e non solo. E che si fa ogni anno due tre vacanze niente male mentre per me è una spesa pure arrivare due, tre volte la settimana dall'altra parte di Roma con la macchina.
E sul mio percorso ho incontrato anche vecchietti tutt'altro che rincoglioniti e gente dalle pretese assurde e la faccia come il culo.
E sono tutte persone che giocano fino in fondo le regole di un gioco purtoppo a loro vantaggio.
Ma nessuno di questi assomigliava per niente a un borghese benpensante. Piuttosto a un palese figlio di puttana. Talvolte più simpatico talvolta meno.

Vedi di finire sti esami che ci si vede un giorno tutti assieme.

A proposito, che fine ha fatto tua sorella? Voci di corridoio mi dicono stare non troppo lontano da dove sto io al momento.
Non la vedo da questa estate.
Salutamela.

LeCannu ha detto...

Caro sandro, il tuo discorso è fondamentalmente giusto, ma non credo di aver generalizzato per quello che riguarda il mio giudizio sui privilegiati che sfruttano il loro privilegio ai danni di altr, e che si adeguano al mercato dei prezzi per non essere più fessi degli altri. Questo anche è un difetto tipicamente italiano. Piuttosto che criticare la libera scelata di quanti non sentono l' esigenza di rendersi indipendenti, magari continuando a contribuire col loro piccolo budget all' economia domestica in attesa di tempi migliori, critico tutti quei genitori che continuano a foraggiare i figli studenti fuori sede e consentono la creazione di un mercato mostruoso di speculazione. Forse io non sono ancora maturo per essere autonomo, forse non ne ho nessuna voglia perchè al momento sto bene così ed ho altre priorità. Comunque nel concetto di " classe media" mi ci metto anch' io, pur non percependo alcun salario ed essendo escluso dal 740: e la cosa non mi fa affatto piacere.

mAgRiTtE ha detto...

Se non si vuole essere indipendenti per scelta e'un altro discorso. E'anche vero che essere fuorisede ad esempio e'una necessita', per chi vive in citta senza universita'. Ma qui in Belgio mi spiegavano che generalmente se nasci a Bruxelles non resti qui all'universita, anche se ci sono tutte le facolta', vai a Leuven, Gand, da un'altra parte insomma. Perche'? Semplice: pur di andartene di casa. Sono scelte, culture diverse. A me, nato e cresciuto a roma, nn mi sarebbe passato per l'anticamera del cervello di andare a fare lúniversita fuori. Se oggi tornassi indietro sarei uscitro di casa a 18 anni. Ma non avevo esempi in questo senso, perche a roma nn lo fa quasi nessuno. Insisto: a me e'soprattutto la gente che lavora da anni e sta a casa coi suoi per potersi fare le lampade e comprarsi la macchina che mi sta sulle balle. Una cosa e'certa: una volta che riesci a uscire di casa non ci rientri piu..
PS: stasera sono a Roma

LeCannu ha detto...

Il desiderio di autonomia è insopprimibile in tutti, ma non tutti sentono l' impellenza di essere liberi al di fuori delle mura domestiche già a 18 anni. I casi limite sono diprezzabili, ma non credo che la colpa sia massimamente da attribuire alle famiglie. Dipende soprattutto da una questione di " opportunità" e " considerzione" che l' ambiente esterno, lo Stato, il mondo del lavoro, fa del singolo e quindi del grado di valore che la collettività assegna all' emancipazione individuale dai legami dell' infanzia. In Italia questo non accade, posto che sia mai accaduto, e la storia che contando soltanto sulle proprie forze si possa essere pienamente realizzati secondo me è una balla. Soddisfatti di sè, certo, ma non pienamente appagati, a meno d non riuscire a sfogare sugli altri ogni singola porzione di autorità e di privilegio ricevuto. Questo è lo spirito tutto italiota.

Stasera sei qui? Purtroppo io to fuori gioco totale in questi giorni, ci sentiamo comunque domani, stronzo.

P. s. : quando schiatti?

Con amore, tuo

Pippo