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mercoledì, aprile 11, 2007

La legge della musica

Oggi pomeriggio ho incontrato un mio vecchio compagno di scuola, di quando facevo il Liceo, di quando leggevo il giornale nascosto all'ultimo banco-fila-di-centro, di quando all'ora di religione si finiva a parlare dell'aborto, di quando mi incazzavo e mandavo a fare in culo una dozzina di persone in classe, di quando oggi c'è ginnastica si vabbè ma a me la pallavolo me fa schifo fermasse un'oretta a pià er sole in giardino no eh..., di quando mi sarò fumato un considerevole quantitativo di sigarette in bagno, di quando vengo volontario all'interrogazione di matematica che così me tolgo sta rottura de cojoni, di quando il caffè della macchinetta faceva il suo effetto devastante e il bagno dei professori diveniva un'alcova commovente, di quando l'interrogazione orale di latino e greco era una passeggiata di salute, di quando ero in gita ad Atene mentre scoppiava la guerra in Iraq, di quando era qualche anno fa, che poi non sono molti, ma abbastanza per giustificare il lento oblio di nomi, cognomi, facce e compleanni di un indefinito numero di persone che vedevo tutte le mattine. Oggi dicevo, incontro questo ex-compagno di scuola, uno che non ho dimenticato perchè è sempre stato un tipo particolare, tendenzialmente allegro e spiritoso. Quando iniziammo il IV Ginnasio già studiava pianoforte con risultati straordinari; chi lo aveva sentito suonare parlava di lui come di un vero fenomeno della tastiera ed io mi fidavo perchè aveva quella faccia un pò così, quell'espressione un pò così di chi se la suona, se la canta e in culo a tutto il resto. Lo ascoltai per la prima volta solo alla fine del I Liceo, durante una specie di spettacolo di fine anno. Fu invitato dalla Preside sul palco dell'aula magna e così, tra un frizzo e un lazzo, senza spartito e per far felice la babbiona, tirò fuori un paio di notturni di Chopin. Lo studio al Conservatorio ed il Liceo erano però troppo impegnativi se fatti contemporaneamente e a buoni livelli; decise così di abbandonare latini e greci statali per iscriversi ad un Liceo privato che gli permettesse di continuare a studiare più intensamente la musica. Ci perdemmo di vista, ogni tanto qualche amico in comune mi parlava dei suoi progressi e nel tempo ho sempre pensato a lui come ad un futuro grande pianista, uno di quelli che un giorno vedi la sua foto sulla pagina degli spettacoli e dici "Io con quello ci andavo a scuola". Mentre mi diplomavo ed iniziavo l'Università, lui si diplomava al Conservatorio con il massimo dei voti ed ho creduto fino ad oggi che avesse iniziato a costrursi un suo percorso di vita e di musica ad alti livelli. Oggi me lo vedo davanti, lo abbraccio, un ciaocomestaimortaccimadaquantèchenunsevedemo e noto subito un'incredibile somiglianza con Rino Gaetano. Riconosco anche la ragazza che è con lui, ex-compagna di classe a sua volta, sicuramente la più simpatica compagna di classe che io ricordi, nonchè mia misericordiosa salvatrice durante le versioni di latino e greco. Si inizia a chiacchierare e viene fuori che a causa della mancata attuazione di alcuni decreti di una legge del 1999 (relativa all'equipollenza del Diploma di Conservatorio alla Laurea), il suo Diploma di vecchio ordinamento conseguito al Conservatorio di Santa Cecilia con il massimo dei voti, non è riconosciuto al pari di una Laurea Universitaria di secondo livello e di conseguenza in campo europeo il suo lavoro ed i suoi studi valgono zero. Per ovviare a tutto questo è stato costretto a seguire un corso integrativo dalla dubbia validità, dalla misteriosa durata e dall'alto costo tassativo. Una vita di Chopin, Mozart, Bach, Beethoven, cazzi e mazzi per vedere il lavoro di tanti anni appeso ad un assurdo legislativo. Rimango stupito, lui mi racconta amareggiato questa situazione indegna, e allo stupore subentra l'incazzatura per l'ennesima dimostrazione di come questo paese non abbia il minimo rispetto e nutra la più assoluta insensibilità nei confronti di tanti giovani dalle grandi capacità, che rappresentano un patrimonio culturale di inestimabile valore. Popolo di Santi, Poeti, Navigatori e amministratori refrattari alla cultura. Parlo ancora un pò con lui e con la ragazza, ci fumiamo una sigaretta, sono contento di rivederlo e sento di provare nei suoi confronti tanta ammirazione per quello che sa fare quando vede i tasti bianchi e neri, per la caparbietà che lo spinge giustamente a fronteggiare un sistema sbagliato, odioso. Ci ricordiamo del tempo del Liceo, di quando imitavo De André con tanto di occhio semichiuso, di quando i bigliettini con le traduzioni delle versioni viaggiavano veloci da un banco all'altro, di quando non credevamo che i sogni potessero inciampare su un decreto legge.


sabato, aprile 07, 2007

Un pezzo da cinque

- Quando tornerai verso Oriente, goditi il tempo di quella felicità, fino in fondo e senza tregua -

Così parlò Roger prima di alzarsi, prima di lasciar cadere un pezzo da cinque sul tavolino unto, prima di sfiorare la mia spalla e dire arrivederci. Ascoltai i passi allontanarsi e perdersi nel rumore del traffico di passaggio. A quel punto ero un uomo solo seduto al tavolino, ed un uomo solo seduto al tavolino è una scena triste, tra le più amare, con un pezzo da cinque pronto a decollare alla prima folata di vento e tutta una serie di pensieri che arrivano in ordine sparso a chiedere un pò di attenzione. Una scena in bianco e nero insomma, ma un bianco e nero antico, di quelli che non ne fanno più come una volta, di quelli che dici "Però, che bianco e nero antico, sembra quasi grigio". Nulla di nuovo, c'ero già passato e non solo io. Con qualche collega di assurdità ero stato campione regionale a squadre di bianco e nero. Poi ne ero uscito, perchè alla lunga era diventata una rottura di coglioni e mi ero buttato sui toni più caldi, roba di rosso, arancione, a volte giallo, senza ottenere un gran successo. Però la vecchia passione a volte tornava ed eccomi seduto al tavolino, un pezzo da cinque, Roger assente e le sue parole che ronzavano ancora nell'aere a me circostante. L'Oriente... Roger la sapeva lunga e la sapeva tutta perchè gliel'avevo raccontata, perchè aveva individuato i cardini del discorso e se Roger indivuduava i cardini del discorso sentenziava una soluzione semplice, potente come un rutto e tendenzialmente giusta. L'aveva capito Roger che si potevano annullare le distanze, che guardare lo stesso mare da due coste differenti non è impossibile, che i gabbiani disegnano le stesse traiettorie e richiamano i soliti pensieri anche se volano in cieli diversi. Roger l'aveva capito che la felicità bisognava godersela, ma che soprattutto necessitava di una preventiva ricerca, imprevisti compresi. L'aveva capito Roger, perchè gli avevo raccontato la mia storia, perchè gliel'avevo raccontata tutta e perchè in mezzo a quella storia c'era un nome che Roger amava, ed io più di lui.
- Posso portare via? - disse raggiante la cameriera.
- Si, grazie... lasci però il Bitter, che il rosso con il bianco e nero ci sta bene -
- Prego? -
- Niente... scusi, pensavo a voce alta -
- Ah... - Se ne andò trattenendo una risata del tutto comprensibile.
Arrivò anche la folata di vento e con repentino gesto evitai il decollo del pezzo da cinque. Lo strinsi con due dita, guardai la firma elegante del governatore, numeri di serie gettati a casaccio e poi una scritta a matita... Purg. - XXX - 22-39. Roger la sapeva lunga, la sapeva tutta ed era un poeta, uno che le cose te le faceva raccontare dai versi...

Io vidi già nel cominciar del giorno
la parte oriental tutta rosata,
e l'altro ciel di bel sereno adorno;
e la faccia del sol nascere ombrata,
sì che, per temperanza di vapori,
l'occhio la sostenea lunga fiata:
così dentro una nuvola di fiori
che da le mani angeliche saliva
e ricadeva in giù dentro e di fori,
sovra candido vel cinta d'uliva
donna m'apparve sotto verde manto
vestita di color di fiamma viva.
E lo spirito mio che già cotanto
tempo era stato che a la sua presenza
non era di stupor, tremando, affranto,
sanza de li occhi aver più conoscenza,
per occulta virtù che da lei mosse,
d'antico amor sentì la gran potenza.

giovedì, aprile 05, 2007

Bwona Paskwa...


.. A tutti i ciofani di puòna folontà, a tutti i vecchi inkartapekoriti kumm' ammé. Cerkate ti non kopularen troppo nel ciorno di paskwa, altrimenti ve s' arimpone tutto er pasto domenicale... Ci fetiamo presto su kwesti skermi, io fato lontano ma fi porto zempre nel mio kwore.. Viva Dio, viva Gesù, viva i ravioli al sugo e i missili rotanti di gundam!

KippeKoppeFefè, balù!!

martedì, marzo 20, 2007

Giusto di questi tempi.. Trent' anni fa.


L' 11 Marzo del 1977 lo studente Francesco Lorusso viene ucciso a bologna, durante scontri tra autonomi e forze dell' ordine degenerati dopo i tafferugli seguiti all' occupazione ciellina della facoltà di anatomia. Autonomi e giovani democristiani si erano fronteggiati, erano volate parole grosse, qualche schiaffo, fino all' intervento della polizia che sgombera cento studenti di sinistra dalla facoltà. Sembra tutto finito, quando cominciano a volare molotov: panico e sgomento, un giovane carabiniere di leva, Massimo Tramontani, di anni 22, spara diversi colpi all' impazzata tra la folla confusa nella cortina dei fumogeni: Francesco LoRusso è colpito al petto e morirà poco dopo, accasciandosi al suolo.
Con questo grave fatto di sangue si apre il ' 77, un anno che molti hanno paragonato al ' 68 ma che da esso si discosta per ragioni molteplici: il primo nasceva da un' istanza globale di rinnovamento e di emancipazione, il secondo muove prettamente da ragioni di ordine polito- economico- sociale tutte legate al contesto italiano: recessione, scarsa mobilità sociale. il Primo movimento aveva visto operai e sudenti lottare fianco a fianco, il secondo vede schierati i secondi contro i primi ed in generale verso il PCI e la sinistra parlamentare, colpevole di predicare la linea dell' austerità ad una generazione di futuri precari, una generazione trasversale di studenti borghesi e sottoproletari, accomunati dalla rabbia verso un partito chiesa ormai conservatore e reo di disconoscere dignità di lavoratori agli studenti, ai futuri ( dis) occupati. Lo stato è retto da un monocolore Andreotti con l' astensione- appoggio del PCI, ministro dell' interno è Francesco Cossiga; impazzano le brigate rosse mentre a Torino si svolge con estrema difficoltà il processo a carico dei suoi padri fondatori, tra cui Curcio e Franceschini: l' avvocato Croce, incaricato di costitutire il collegio per la difesa dei brigatisti, viene trucidato.; tra i giornalisti, vittima illustre Carlo Casalegno de " la Stampa".
Sembra un crescendo rossiniano di viloenza destinato a non interrompersi, questo 77: il disagio tra gli studenti è fortissimo, il segretario della CGIL Luciano Lama viene aspramente contestato dagli studenti alla Sapienza di roma. Esponenti operai del servizio d' ordine si picchiano con giovani universitari di sinistra. Il 12 Maggio i radicali di Pannella indicono una manifestazione per celebrare i 3 anni dal referendum sul divorzio, nonostante l' esplicito divieto di cossiga a qualsiasi forma di assembramento di piazza in seguito all' omicidio dell' agente Passamonti durante gli scontri del 21 aprile. Scoppiano tafferugli in diverse zone del centro, poliziotti in borghese dai capelli lunghi e jeans lisi si mescolano alla folla, il corteo dei radicali viene incalzato dagli autoblindi della questura su ponte Garibaldi, i manifestanti fuggono per piazza Belli. Uno sparo improvviso dal centro del ponte e la studentessa diciannovenne Giorgiana Masi si accascia a terra, colpita alla schiena. Muore.
Ancora a Roma, pochi mesi più tardi.
Walter Rossi sta distribuendo il quotidiano " lotta Continua" assieme ai compagni della Balduina, noto covo di neofascisti del rango di Alessandro alibrandi e dei fratelli fioravanti. Sono circa trenta ragazzi e risalgono via delle medaglie d' oro sotto lo sguardo degli agenti in borghese che li dissuadono dal proseguire per la presenza di alcuni fascisi agguerrriti. Mentre walter e i compagni stanno retrocedendo, giunge voce di un' aggressione ai danni di alcuni di loro, Walter ed altri accorrono per verificare, per capire, ma si trovano di fronte un gruppo di giovani di estrema destra: urlano slogan di patria, onore e tradizione, ed uno di loro grida: " spara, spara! ". Uno dei fascisti si inchina con calma e spara 4 copli di calibro nove: Rossi è colpito alla nuca. Muore a vent' anni. Il presunto assassino, Alessandro Alibrandi, sarà ucciso alcuni anni più tardi in uno scontro a fuoco con la polizia.

Ecco, il 77 non è stato solo questo, è stato per alcuni versi molto peggio, eppure è stato forse l' ultimo anno in cui le coscienze di molti giovani, seppur in maniera assai più confusa e rabbiosa del solito, hanno tentato una risposta estrema al disagio crescente che non otteneva risposte né dalla sinistra berlingueriana e tantomeno dalle istituzioni, che bollavano tutto e tutti come" terroristi, squadristi". Le risposte, quando ci sono state, spesso non hanno centrato il bersaglio o lo hanno fatto in maniera letterale. Spesso l' eroina ha avvolto con l' oblio il risentimento.

Pochi della mia generazione sanno cosa sia successo, io stesso forse non so nemmeno raccontarlo, ma comunque ci ho provato.

P. s.: l' agente Tramontani, in virtù della legge Reale, non è mai stato incriminato per omicidio. E' valsa l' opzione della legittima difesa.
Gli autori dell' omicidio di Giorgiana Masi non sono mai stati individuati.

venerdì, marzo 16, 2007

Ventiseiagostoduemilaquattro

Sono ore d'ansia. I giornali, i siti internet, radio e televisioni riassumono in questa breve frase il crogiuolo di emozioni che si accavallano ad ogni "ultim'ora". Le dichiarazioni si inseguono, le richieste di silenzi stampa sono comprensibili, le telecamere sotto casa della moglie del sequestrato mi sembrano una cazzata. Ma d'altronde in queste situazioni sembra che non si possa fare a meno del giornalista che chiede al parente di turno pallido e stanco: "Come si sente?". E come mi sento brutta testa di cazzo? Dimmi... secondo te come mi sento? Comunque, per la liberazione di Daniele Mastrogiacomo, il Governo Italiano ha attivato quelli che vengono detti canali, ovvero contatti, mediazioni a livello politico, ma anche e soprattutto lavoro di Intelligence (termine molto usato negli ultimi anni) e quindi Servizi Segreti, operatori ufficiali e non, presenti nei territori "caldi". Mentre scrivo, l'ultima notizia racconta dell'uccisione dell'autista di Mastrogiacomo e di una proroga dell'ultimatum che i Talebani avevano lanciato ieri. Non voglio ergermi a conoscitore delle dinamiche che regolano lo svolgimento di queste situazioni delicate, non ne ho la presunzione e quindi, come buona parte degli italiani (e non solo, viste le numerose firme di persone straniere che hanno sottoscritto l'appello per la liberazione del giornalista) seguo lo scorrere degli eventi sperando che Mastrogiacomo possa tornarsene a casa. La riflessione che ho fatto in questi giorni è stata piuttosto rivolta a ciò che, come paese, abbiamo già vissuto altre volte nel corso di questi anni di guerra. Dopo una breve ricerca ho scoperto che gli italiani rapiti in Iraq ed in Afghanistan dal 2002 ad oggi sono stati parecchi. Alcuni di questi sono tornati a casa, liberati grazie a blitz militari o sotto probabile (molto probabile) pagamento di un riscatto mai ufficializzato dal Governo. Tra le persone rapite alcune sono rimaste maggiormente impresse nella memoria collettiva perchè diventate protagoniste di una fine vigliacca o di un ritorno rocambolesco. Parlo di Fabrizio Quattrocchi, operatore di sicurezza privata, giustiziato in Iraq inconsapevole del rischio di girare con un mitra in un paese in guerra e dimentico che un italiano muore come un russo, uno svizzero o un brasiliano; parlo di Giuliana Sgrena, giornalista del "Manifesto", rapita in Iraq e tornata a casa nonostante il fuoco amico degli americani che è costato la vita a Nicola Calipari, agente del SISMI; parlo delle due Simone, rapite in Iraq e liberate dopo 21 giorni di prigionia. Insieme a Quattrocchi furono rapiti dalle "Falangi di Maometto" e poi liberati con un blitz delle forze della coalizione anche Salvatore Stefio, Umberto Cupertino e Maurizio Agliana. In Afghanistan prima di Mastrogiacomo sono stati due i casi di sequestro finiti con la liberazione degli ostaggi: Clementina Cantoni, cooperatrice di una ONG e il giornalista Gabriele Torsello. Ancora in Iraq vennero rapiti ed uccisi l'imprenditore italo-iracheno Ayad Anwar Wali e Salvatore Santoro, cittadino italiano che viveva in Gran Bretagna. Oggi in Afghanistan, nelle mani dei Talebani, c'è il giornalista Daniele Mastrogiacomo. Mastrogiacomo aveva un collega. Si chiamava Enzo Baldoni, copywriter e collaboratore di "Diario", della "Stampa" e del "Venerdì di Repubblica". Anche lui è stato rapito ed ucciso in Iraq. Il 26 agosto 2004. Ha avuto la sfortuna di morire ammazzato durante le ferie d'agosto, mentre le autostrade sono fiumi di lamiere che si spostano per "l'esodo". Ha avuto la sfortuna di essere prigioniero quando la televisione non la guarda nessuno, quando oggi il giornale non lo compro perchè tanto al mare con il vento non ce la faccio a leggerlo. Enzo Baldoni se lo ricordano in pochi, e in pochissimi si ricordano i giorni del suo sequestro. Il funerale di Enzo Baldoni lo hanno celebrato un anno dopo la sua morte perchè non è mai stato trovato il suo corpo. La Croce Rossa ha trovato un osso umano nel luglio del 2005 e dopo le analisi del DNA è risultato appartenere al giornalista scomparso.

Spero che Mastrogiacomo torni presto a casa. Lo auguro a lui, alla sua famiglia, ai suoi colleghi di "Repubblica", a tutti noi perchè è un bravo giornalista, ma rimango con il dubbio che i sequestrati non sono tutti uguali.

sabato, marzo 10, 2007

Come una pietra che rotola


Così cantava Robert Zimmerman ieri sera alla radio. E ho cantato pure io perchè il momento era cantereccio e perchè mi andava di cantare. Oggi però niente racconti, storie, personaggi e luoghi inventati. Oggi mi rilasso e forse mi ubriaco. Vado a vedere Italia - Galles. Se qualcuno mi cerca sono allo Stadio Flaminio: Curva Sud, Ingresso 17, Settore N, Fila 14, Posto 19.

giovedì, marzo 08, 2007

Cose morte, persone vive


Non so quanti di voi siano al corrente della mia passione per l' epigrafia latina, immagino pochi. Bene, se riuscirò a terminare gli esami, sarà proprio in questa deisciplina che mi laurerò. Molti ritengono la materia di una noia e di una pedantezza mortale: cosa ci può essere di dinamico nello studiare iscrizioni? cosa ci può essere di utile nel conoscere vita, morte e miracoli di individui morti da parecchi secoli, oppure nel comprendere il funzionamento delle magistrature, dei sacerdozi, delle associazioni di vario genre e natura che riunivano gruppi sociali omogenei? Apparentemente nulla, anzi: forse nulla tout court. Ma io adoro questa disciplina storica, tant' è che in questo periodo sto seguendo un nuovo seminario di studi in vista del lavoro di tesi, ed il mio prof. mi ha assegnato una ricerca relativa all' iscrizione che vedete qui sopra: un titulus funerario di un campione del circo, un conducente di biga morto prematuramente ed autore di numerose vittorie. Questa ricerca mi sta galvanizzando, anche perchè la piccola iscrizione è così densa di informazioni da mandarmi al manicomio... Ma è un sacrificio che faccio volentieri...

Bentornato a me.

venerdì, marzo 02, 2007

Er palo dell'amore


A Roma c'è un ponte. In realtà ce ne sono parecchi, ognuno con le sue caratteristiche architettoniche, con i suoi sensi di marcia, con i suoi spartitraffico e con la classica acqua che ci scorre sotto. Sotto al ponte in questione l'acqua del Tevere ci passa da più di due millenni. I romani lo chiamano Ponte Mollo, ma per l'urbanistica ufficiale è Ponte Milvio. Nomi a parte, questo vecchio ponte è un simbolo della città ed è adibito ad esclusivo passaggio pedonale. Da diverso tempo il ponte è diventato luogo di un evento sociale che ha trovato spazio sui giornali, in televisione e ultimamente anche in un libro con annesso film. Su uno dei lampioni del ponte infatti, è ormai consuetudine da parte degli innamorati attaccare lucchetti che sanciscono simbolicamente l'indissolubilità del loro sentimento. Poi, una volta chiuso il lucchetto ci si sbaciucchia un pò e si getta la chiave dal parapetto che a causa della forza di gravità, prendendo dunque in considerazione la legge fisica che fa parte delle quattro interazioni fondamentali che muovono tutto il cucuzzaro universale, cade dopo uno sbrilluccicante carpiato nell'acqua verde del Tevere. Poi ci si continua a sbaciucchiare, i più innamorati si esibiscono in intense pomiciate e finito il rituale si torna da dove si era venuti. Vedendo il palo dell'amore ci si rende conto che i lucchetti sono attaccati uno con l'altro e che ogni lucchetto riporta il nome dei due innamorati e brevi frasi d'occasione. Ci si può quindi imbattere in Marco+Laura 4ever, oppure in Gianni e Valeria in"z"ieme per sempre, ma ci sono anche dei professionisti che nello spazio di un lucchetto citano Dante con un commovente Amor ch'a nullo amato amar perdona, mi prese del costui piacer sì forte, che, come vedi, ancor non m'abbandona, anche se Ti amo cucciola e Orsetto mio sono tra le formule più gettonate. Come detto, i lucchetti sono attaccati uno con l'altro e può capitare che si faccia confusione con i nomi. Ad esempio una Marta di Marta e Paolo la troviamo pericolosamente vicina ad un Franco di Franco e Luisa mentre Luisa è quasi sommersa da un Ti adoro della premiata coppia Davide e Serena. Si vengono a creare dei problemi di identificazione della coppia, sorgono dei dubbi di tradimento o di cambi repentini di gusti sessuali. Clamoroso in tal senso è il caso di Ludovico che fu trovato a dichiarare il suo amore a Bruno dopo aver abbandonato Erica e il suo uniti per sempre. Ma c'è anche chi, come Marcello, non trovando l'anima gemella salda per sempre il rapporto con la sua fede calcistica in un poetico A.S Roma nel cuore. Lungo il parapetto del ponte, nei pressi del palo, ci sono poi numerose scritte che seguono lo stesso stile dei lucchetti. Da ricordare un bellissimo Nadia forse ti amo e una tenzone poetica tra due anonimi che inizia con Roberto ti adoro scritto in nero su sfondo rosso e la efficace risposta di un anonimo dialettale che si esibisce immediatamente sotto con uno Sti cazzi strappalacrime. I lucchetti sul palo si moltiplicano di giorno in giorno e ad occhio e croce ci sono più o meno tre-quattrocento chili di acciaio attaccati come un alveare. La preoccupazione per il peso eccessivo ha spinto i vigili del fuoco a fare un controllo sulla stabilità del palo che fortunatamente è risultato di sana e robusta costituzione. Inoltre la storia dei lucchetti è entrata anche nelle aule del XX Municipio di Roma ( e da ciò si evince come nelle suddette aule non abbiano un cazzo da fare ) dove il gruppo dell'Ulivo ha chiesto alla maggioranza di centrodestra ( l'unica maggioranza di destra nei Municipii romani ) di togliere i lucchetti per incompatibilità con il decoro urbano. Nella questione è stato interpellato anche l'ottavo Re di Roma Wolly Ualter Veltroni che utilizzando parole straordinarie, come solo lui sa fare, ha lasciato intendere che i lucchetti possono rimanere lì dove sono e che soprattutto a lui di queste stronzate non gliene può fregare di meno. Purtroppo, la notte scorsa è avvenuto il misfatto, ciò che non doveva accadere, l'evento temuto da decine di amanti. Un gruppo di scapoli invidiosi ha spezzato con delle tronchesi numerosi lucchetti gettandoli nel fiume. Un gesto vigliacco che merita severi provvedimenti. Il XX Municipio intanto ha fatto sapere che è stata aperta una commissione per verificare con precisione quante coppie questa notte hanno smesso di amarsi.

P.S Diversi anni fa lessi sul giornale di una storia d'amore e di lucchetti. Lei non lo amava, lui l'amava troppo. Lei andò con un altro, lui le tirò il lucchetto del motorino. Lei finì al Verano, lui a Regina Coeli.

mercoledì, febbraio 28, 2007

La paranza nel pallone


E poi si sa che il mercoledì sta sempre in mezzo. E' proverbiale, è ricorrente, di settimana in settimana. Un mercoledì uggioso e che dunque spavaldo ugge il tempo casalingo. Ma è anche un mercoledì canoro, festivaliano e floreale. E allora un bello sguardo allo share, ma siamo sicuri? Così poco? Pensavo meglio, però Baudo è un grande professionista, ci mancherebbe. Una giornata all'insegna della paranza e della parvenza in una stanza col mal di panza senza valenza e senza fragranza non c'è Costanza che sta a Vicenza per un sit-in anti-alleanza. Un mercoledì di fiducia, di uno speriamo che la Montalcini non c'ha l'influenza, di votazioni senatoriali, di giurie demoscopiche e di giurie di qualità, ma se si punta sulla quantità allora cambia tutto. Vince AlBano e cade il GoVerno. E poi si fa la conta, si chiudono le telefonate e il miglior giovane di questa edizione diventa Ministro degli Esteri. Ma è anche un mercoledì di Italia pallonara, di campionato e di moviole, di stadi vuoti, di studi pieni, di giovani pulzelle in bilico sugli sgabelli messe in posa a leggere risultati che nessuno ascolta perchè il richiamo della tetta scoperta è più forte. E' una bella giornata dove la squadra ha giocato bene, sono contento per il gol che ho fatto ma l'importante erano i tre punti. E' un bel discutere sul rigore che non c'era, sul furbetto che è caduto da solo, ma ti dico che non è così, ma si è buttato è simulazione, vabbè allora c'hai ragione tu. E intanto ai mondiali di un cacchio di sport un italiano di sedici anni diventa campione dell'universo conosciuto e non conosciuto, si bene, bravo, ma c'è Galliani con il nostro inviato. Che bel giorno questo mercoledì, quasi divertente se per un giorno lasci da parte la voglia di incazzarti. No. Non sono polemico, sto solo giocando. E' importante giocare, ma anche mangiare, bere, sognare. Ieri, a proposito, stavo raccontando un sogno ad una certa persona. Mi sono accorto che i sogni è bello farli, ma anche raccontarli a volte ti lascia un bel sapore.

P.S. Buona giornata.

giovedì, febbraio 22, 2007


DRRIIIIIIIIIIIIIIIN!!

- CLICK!- :

" Caro Cittadino, risponde la segreteria telefonica delle segreterie di Partito. Siamo definitivamente assenti per quanto concerne le vostre richieste, perchè impegnati a farci i cazzi nostri e a rifilarvi candidati al parlamento scelti personalmente da noi. Pertanto, anche il più simpatico tra loro, il più anticonformista, il più coraggioso, sarà una nostra scelta e non vostra. Siete pregati di farvi un giretto in qualche altro paese se questo sistema non è di vostro gradimento. Digitare il tasto uno oppure riagganciare, fa lo stesso.."

- CLICK!!-

mercoledì, febbraio 21, 2007

io boh

e niente quindi dice che è cascato il governo Prodi. Che vi devo dire, mi fa strano. Mi ci stavo abituando a quelle facce da cazzo al governo. Quasi mi dispiace. Poi considerando il fatto che massimo una settimana faranno un bel rimpastone tecnico e salirà al governo un ottantenne con la prostata ingrossata, qualche condanna per corruzione, ed un passato nella DC, beh, era meglio il l'uomo della goldmann sachs. E invece dice che è caduto, in basso, insieme al paese che ormai non prova neanche più a rialzarsi. Che la sinistra non esista più lo si sa da tempo, è diventato ormai un luogo comune, non ci provo neanche a capirle certe loro tendenze neo-liberiste. Quello che è inoltre ormai evidente, ed il comportamento di quei due senatori della sinistra radicale lo conferma, è la totale non-corrispondenza tra la volontà popolare ed i comportamenti dei rappresentanti in parlamento. Dite che anche questo è un luogo comune?Eh, ma qui non si sa più come parlare. Per farla breve, da un pò di tempo la vedo Chomsky, Pasolini, Bakunin: fosse che è il principio di rappresentanza ad ammazzare la vita democratica di una nazione moderna?

domenica, febbraio 18, 2007

Alle prese con una semplice milonga



















- Ci vediamo davanti alla tangheria di Pilar. Puntuale -
Niente saluti, Roger è fatto così. Una tangheria... Certamente qualcosa che abbia a che fare con il ballo. Di sicuro è il posto dove si balla il tango, ma il nome mi sembra strano. No Pilar, tangheria intendo. E allora per evitare brutte figure con Roger vado a vedere sul dizionario, cerco con cura il lemma ma non trovo nessuna occorrenza che si avvalga dell'ufficialità della linguistica italiana. Rimango perplesso, cerco meglio ma non trovo nulla. Roger ha usato un termine che l'Accademia della Crusca non riconosce. Mi sembra strano che Roger sia incappato in una tale distrazione. Rimango a riflettere, tento un'ultima ricerca senza esito. Poi mi accorgo che il tempo passa e che Roger ha detto di essere puntuale. Lascio sul tavolo le ricerche ed esco. Salgo in macchina, metto in moto e al primo semaforo mi assale uno straordinario ed ulteriore dubbio. Dove cazzo sta la tangheria di Pilar? Parcheggio in doppia fila davanti al primo Bar, entro e chiedo le pagine gialle. Già che ci sono aggiungo un caffè e un pacchetto di cartine, quelle francesi, le OCB esatto, no no... quelle nere grazie. Sfoglio il pesante volume, mi fermo. Devo cercare sotto la voce tangherie? No, non credo anche perchè quella parola non esiste e allora vado diretto nella sezione relativa alle sale da ballo. A Roma ce ne sono parecchie, un parecchio che tende al tanto, forse al troppo per la mia ricerca. Sfoglio rapido cercando di stare attento a tutte le voci presenti sulle pagine e poi, improvvisa e consolatoria, una piccola icona in basso a destra... Tangheria di Pilar, via dell'intreccio 28, tel. 069378xxx. Finisco il caffè e rimonto in macchina. Lo stradario mi comunica che la via in questione è esattamente a sette tavole dalla via di casa mia. Sette sono meglio di otto e allora vado, veloce perchè Roger ha precisato di essere puntuale. Traffico, semafori, inattesa deviazione causa mercato e in un tempo accettabile sono a Via dell'intreccio 28, Tangheria di Pilar, tel. 069378xxx. L'ingresso è grazioso, una porta in legno dipinto di blu, una targhetta che riporta informazioni varie su corsi ed orari. Sono puntuale, Roger non si vede, rollo una sigaretta. Da una finestra sopra al portone giungono note di milonga che rendono il marciapiede un piacevole luogo d'attesa. Fumo rimanendo in ascolto, è anche una bella giornata, c'è il sole e non fa freddo. Tre tiri di sigaretta e il portone si apre. Mi giro e trovo Roger che sorridente mi invita ad entrare.
- Non avevi detto davanti alla tangheria? -
- Si, ma Pilar mi ha visto qui sul marciapiede e mi ha pregato di entrare -
- Capisco... ma Roger, perdonami... da quando hai la passione per il tango? -
- Beh caro Scalia, in verità ti dico che io del tango non ne so un granchè, ma Pilar e tutti quelli che vengono qui a ballare sono convinti che io sia un grande esperto di questo ballo e poi la questione va oltre il tango. Diciamo che è più semplice... -
- Non capisco Roger, ma se qui hai trovato una tua nuova dimensione vorrà dire che mi adeguerò a questa tua nuova veste di ballerino di tango -
- Ecco bravo, adeguati -
- A proposito di veste, ma che diavolo ti sei messo addosso? -
- Ah... questo è un regalo di Pilar, un completo fatto arrivare dall'Argentina. Me lo ha fatto fare su misura. Ti piace? -
- Non ho parole -
- Bene, allora basta parlare qui sulla porta. Saliamo che ti presento Pilar e alcuni ballerini -
Saliamo una rampa di scale poco illuminata e arriviamo ad una porta a vetri. Si intravedono figure non definite, la musica è sempre la stessa, decisamente bella.
- Roger... -
- Dimmi ragazzo -
- E'una milonga vero... -
- Me lo stai chiedendo o lo sai? No, perchè io sinceramente ancora non l'ho capito, ma sai Pilar è così carina... -
- Andiamo bene... -
Roger apre la porta, la musica si fa più intensa. Una donna ci viene incontro sorridendo.
- Scalia, ti presento Pilar. Pilar, lui è il mio amico Scalia -
Pilar è di una bellezza straordinaria, una bellezza che fa perdere le parole. Mi tende una mano, sorrido e soffio fuori un buongiornosalveciaocomestai. Poi Roger mi presenta alcune coppie presenti in sala, sembrano simpatici, ma non mi sento a mio agio, soprattutto perchè Roger è vestito come un manichino della Rinascente. Proprio lui, Roger "Il drago", linguista, poeta, intellettuale, maestro di vita e di vizi, dispensatore di novelle ed insegnamenti. Mi intrattengo a parlare con la combriccola danzante cercando di evitare l'argomento tango ballato sul quale sono completamente ignorante. Me la cavo egregiamente tra battute e convenevoli e poi la musica riparte. Roger scherza con Pilar, sembra un altro, ridono di niente ed io resto a guardarli nel mezzo della pista da ballo. Sono straordianariamente belli, sembrano bambini, sembrano felici. Rimango immobile mentre intorno a me si intrecciano corpi in un ballo che profuma d'amore. Poi Roger mi guarda e si avvicina.
- Credo di essermi innamorato Scalia -
- Lo credo anche io Roger -
- Ti ho fatto venire qui per farti vedere la mia Pilar, per fartela conoscere. Ci tenevo... -
- Mi fa piacere Roger, sono contento per te, complimenti è una donna bellissima -
- Già... è veramente eccezionale. Mi fa sentire un uomo migliore, non credo di essere mai stato così bene. E poi è... è... -
- Lascia stare le parole, per questa volta non servono -
Roger mi sorride e credo arrosisca un pò.
- A che pensi - mi domanda.
- Pensavo che sei proprio innamorato, completamente... Sai, ho controllato e la parola tangheria in realtà non è attestata. Non è da te usare parole che non abbiano riscontro ufficiale. Deve esserti successo qualcosa... ed ora ho capito cosa -
- Ah, ma lo hai detto tu ora, le parole per questa volta non servono. Bisogna imparare ad andare oltre... Oltre i nostri studi, oltre i nostri ragionamenti, oltre il nostro voler ordinare perchè è lì che sta la semplicità. E' soprattutto per questo che ti ho chiesto di venire qui. Sapevo che avresti cercato il termine tangheria, sapevo che avresti avuto il dubbio di un mio comportamento estraneo a ciò che sono stato fino ad oggi. Hai cercato su un libro, su un dizionario, ma nonostante tu sappia quanto importante sia per me la ricerca sui documenti, non era solo lì che dovevi cercare. A volte bisogna lasciare da parte gli esempi delle parole. Il tuo esempio ce l'hai davanti a te, in questa sala da ballo. In questa tangheria, in un posto che ha un nome che non esiste e che pure è quanto di più reale io abbia mai vissuto. Come diceva quel poeta... Ah, io sono qui, sono venuto a ballare, sono venuto a cantare e di nascosto ad amare... Ti saluto ragazzo, ora se permetti ho una milonga che mi aspetta... -
Roger si volta, si avvicina alla sua donna. Li guardo iniziare il loro ballo, sembrano felici, sembrano bambini, sono così veri.


mercoledì, febbraio 14, 2007

Ventis dare vela

Poi è capitato di dover discutere sul tempo latino e sulla sua letteratura. E' capitato di dover attendere il proprio turno seduto in un corridoio. E' capitato di non pranzare e di fumare troppo. E poi è capitato di dire "sono pronto, daje, che voi sapè?". E' capitato che è andata bene. Adesso mi rilasso un pò. Rimaniamo che mi faccio vivo io.

P.S Nella foto parte del capoccione di Cicerone.

martedì, febbraio 13, 2007

Me sò sbloccato

Trenta e lode. Meglio di una defecatio post prandium...

p. s. : E il sor Scalia?

lunedì, febbraio 12, 2007

... e duecento.


Francamente non so come celebrare il duecentesimo post, perciò mi limiterò a prenderne nota. Otto mesi di vita blogghista hanno prodotto duecento esposizioni di libero pensiero, circa una ventina al mese, molte delle quali portano la firma di autorevoli esponenti del cialtronismo italiano, in primis il sottoscritto. Si è parlato di tutto pur di non parlare di niente, si è parlato di niente pur di parlare di tutto, si è parlato di qualche cosa per spostare l' accento su altro, si è cianciato di auliche aspettative e retrospettive per dissertare proprio su di esse. Ciò che manca ancora a questo blog è un distribuore automatico di bevande e caffè, ma ci stiamo lavorando su , come anche per portare mino reitano nella schermata di metà marzo.
Ringrazio tutti quelli che continuano stoicamente a leggerci, magari frustrati perché non possono nemmeno utilizzare il supporto di stampa per secondi fini dopo aver letto le notizie... Se riusciremo ad arrivare a cinquecento post, vi prometto che installerò anche le lampade al neon, oppure luminarie a basso consumo.

Bllah!

Evviva la Satira Buona!



" Sono Carlo Azeglio Ciampi!!"

AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHHAHAHA!!!!

" Sono Pippo Baudo!!!"

AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH!!

" Sono il caxxo che te se frega!!!"

AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH!!

Dessert: cosce, culi e tette e coreografie stra- edite, il tutto condito con la immancabile presenza dei politici e sganasciate a go go. Da sottolineare la palombelli alias martufello e oreste lionello nei panni di martina stella. Dire che sono ridicoli è dire poco..

sabato, febbraio 10, 2007

Ora la Dico io qualcosa...

Dico solo una cosa. vaticano, vescovi, papa, partituncoli di questa pseudo destra becera e cattolica quando gli fa comodo, mastella e camorristi al seguito: ci fate schifo, siete solo dei maledetti sepolcri imbiancati. Questo è quello che Dico io, ma secondo me lo diciamo in tanti.
PS: non avrei mai creduto un giorno di dover arrivare a fare il tifo per la Bindi...siamo ancora un paese a sovranità limitata.

giovedì, febbraio 08, 2007

Chi è bell' ?


L' unico parere positivo che io abbia sentito riguardo alll' obrobrio che( da alcuni anni ormai) svetta al centro di piazza re di roma è stato quello del mio caro amico Magritte( o come si fa chiamare).

Voi cosa ne pensate?

E bello quanto tracce di spinaci in mezzo ai denti perfetti di una bella ragazza( secondo me).

mercoledì, febbraio 07, 2007

telè fe no casa..


Esiste una grossa categoria di taglieggiatori patentati in Italia: è la cosiddetta " classe media", quella che si rivela attraverso varie forme di manifestazione e associazione spontanea, ma che si riconosce soprattutto attraverso quello che è oggi uno status symbol: la casa, l' immobile. La popolazione italiana è costituita da un numero impressionante di piccolo- medio borghesi che lamentano le carenze del lavoro salariato, che scendono in piazza contro la guerra, che sostengono i diritti civili, e che nel contempo si fanno forti dell' unica certezza acquisita: la casa. Ma non perchè comprendano che la casa è un elemento indispensabile per la crescita e la stabilità del nucleo familiare, del futuro lavoratore( in sintesi: del cittadino). Immemori delle fatiche da essi stessi compiuti per acquistare spazio vitale, o forse in virtù di quello, si danno alla nobile arte della grassazione legalizzata: sparito l' equo canone, spariti i più elementari brandelli di etica civica, essi vendono o affittano gli appartamenti a prezzi esorbitanti, scandalosi, come se fosse la cosa più natuarale del mondo. Nel 2002 pagavi per un appartamento di 100 mq circa 700 euro d' affitto? Ora sei pazzo se non ne richiedi almeno 1400. Non è cattiveria, è il libero mercato che lo dice: è la speculazione che lo caldeggia. Sei uno studente, e pertanto non hai nessun reddito dichiarato? Sborsa 350- 400 euro più le spese per una merdosa stanza singola: tanto c' è mamma che paga! Non ti va bene, è un sopruso? Quella è la porta.
Per una volta, dico una volta soltanto, vorrei che la politica la smettesse di rincorrere fumosi progetti che non riguardano il cittadino. Per una volta, vorrei svegliarmi e vedere le gente in piazza a milioni per ficcare su per il culo ai loro padroni di casa i relativi contratti. Per una volta, vorrei vedere qualche parvenza ectoplasmatica di politico indignarsi per qualcosa di serio, motivato. Ma l' instabiltà sociale va bene a tutti. Senza tutele, senza sindacati degni di questo nome, senza una coscienza civile e sociale comunemente accettata che ci consenta di alzare la testa fottendocene del fatto che potrebbero tagliarcela, senza la consapevolezza del fatto che i nostri nemici si annidano nelle immediate vicinanze, senza tutto ciò non vale la pena nemmeno arrabattarsi per cercare un lavoro. Lavorare per pagare uno stronzo che ci consente munificamente di alloggiare all' interno delle sue quattro mura, intese unicamente come fonte di profitto, non serve veramente ad un cazzo.

La classe media mi fa schifo.

domenica, febbraio 04, 2007

Fine dei giochi

Nel febbraio del 2004 ho iniziato a lavorare in un'agenzia di scommesse sportive. Ho sempre lavorato il fine settimana, a volte il mercoledì di coppa, tutti i giorni in occasione dei mondiali e degli europei di calcio. Ho fatto un conto approssimativo, ma abbastanza verosimile e ho calcolato che in tre anni di lavoro ho toccato banconote per un totale che si aggira intorno al milione di euro. Una cifra considerevole se penso ai miei sei euro di paga all'ora. Fare lo sportellista è un lavoro noioso come ce ne sono tanti, un lavoro che non offre prospettive, e chi lo fa ( soprattutto giovani e tra loro tanti studenti come me ) sa che non sarà per tutta la vita. L'ambiente di un'agenzia di scommesse ippiche e sportive è difficile da descrivere. Raccontare i personaggi che lo frequentano è un esercizio di letteratura neorealista e di fine analisi psicologica. Io, per tre anni, ogni volta che sono andato a lavoro, ogni volta che ho varcato la porta a vetri antiproiettile, ho incontrato sempre gli stessi volti, le stesse persone con gli sguardi persi nei televisori che trasmettevano le corse dei cavalli. Li ho visti studiare a memoria le quote delle partite o perdere centinaia di euro ai videopoker, li ho sentiti coniare bestemmie e sommergersi di sproloqui, li ho visti litigare e disperarsi per un fotofinish dannatamente rivelatore. Per tre anni, li ho visti andare su e giù per la sala scommesse, li ho visti entrare lì dentro alle dieci di mattina ed uscire alle otto di sera. Da dietro il vetro della mia cassa ho assistito ad uno spettacolo umano che all'inizio credevo buffo. Poi ho iniziato a capire e ho cercato di provare rispetto per quegli uomini e per la loro malattia del gioco. Ho cercato di essere gentile e a volte sorridente, ma la cortesia non fa parte del gioco, del loro gioco. E così la decisione di non ridere più quando si lavora, di usare la cortesia solo per alcuni un pò più umani, di fare il mio lavoro senza troppa confidenza che tanto anche se non rido mi pagano lo stesso. I personaggi dell'agenzia, i clienti fissi hanno nomi e soprannomi. C'è l'avvocato, giornalaio dall'alba alle dieci di mattina e poi assiduo "cavallaro"; c'è l'ingegnere dalla scommessa pesante, ricco traffichino nonchè candidato nelle liste di un grande partito della libertà alle ultime amministrative; c'è valium, uomo sporco e lento dall'orario prevedibile; il cravattaro, con l'hobby della cocaina e delle belle giacche; Alì, pakistano perfettamente inserito nel sistema; c'è Luciano, pensionato ignorante dall'atteggiamento ambiguo che tende allo stronzo; ci sono poi una dozzina di polacchi e rumeni che riescono ad essere gentili anche alla quindicesima Peroni; Gaetano, uno che di professione perde ai cavalli e che nel tempo libero bestemmia la Madonna; ci sono due o tre ragazzi della mia età che forse sono ancora in tempo per capire che il loro tempo di giovani potrebbero viverlo diversamente. Ne dimentico tanti di personaggi in questa breve lista e ad essere sincero ci sono alcune persone che risultano simpatiche e gentili. Mi viene in mente Nicola, Tonino il sordo che un pò ce è e un pò ce fa, Salvatore il laziale e parecchie altre persone che vengono a giocare la schedina domenicale e che a volte capiscono l'amarezza di un lavoro che annichilisce il cervello. Nell'agenzia in questi anni ho assistito a scene non-ordinarie, litigi, scazzottate, offerte sessuali da parte di attempate signore in cambio di pochi euro da giocare sull'ultima corsa di Agnano, pistole sotto la giacca, poliziotti in fila con gli spacciatori. Ho incassato dozzine di vaffanculo. A volte ho risposto e a volte no perchè in fondo il cliente, anche se maleducato, ha sempre ragione soprattutto quando è sotto botta di cocaina e in tasca ha un coltello. Sembra una descrizione assurda, ma così è e per tre anni ci sono stato dentro.

Ieri mattina vado a lavoro e la caposala mi dice che il campionato è sospeso, che hanno ammazzato un poliziotto a Catania, che non ci sono scommesse. Mi vengono subito in mente le parole di Pasolini dopo i fatti di Valle Giulia: i poliziotti figli del popolo e gli studenti con i soldi di papà. Poi mi fermo e penso che non ci sono lotte studentesche o ideali da difendere il venerdì sera allo stadio. C'è una partita di calcio, quel calcio grazie al quale ho lavorato nell'agenzia di scommesse per tre anni, ma che in realtà ho smesso di seguire assiduamente da molto più tempo. Ci sono i campionati stranieri mi dice la caposala e quindi mi faccio 8 ore di agenzia a ritmo rallentato e doppiamente noioiso. Alla sera torno a casa, mangio, dormo e questa mattina entro in agenzia per il mio turno domenicale e vado nell'ufficio del direttore. Il direttore è un uomo gentile, con una grossa pancia gonfia, i capelli bianchi e una tendenza fascistoide che ha subito il fascino del capitalismo prima e del berlusconismo poi. Gli spiego che sto per laurearmi, che devo finire alcuni esami, che due soldi da parte li ho messi e che non ho più tempo per l'agenzia. Gli assicuro una disponibilità di ancora un mese in modo che lui possa organizzare la mia sostituzione e mi licenzio con la serenità di chi ha fatto il proprio lavoro di merda per tre anni senza mai litigare con un collega mantenendo con il direttore un rapporto di reciproca fiducia. Il direttore - che è uomo ragionevole - ragiona e capendo la mia situazione, se pur rammaricato, appoggia la mia decisione offrendomi la possibilità di fare qualche turno se dovessi avere bisogno di qualche spicciolo. Mi sembra una soluzione vantaggiosa e un'offerta generosa. Ringrazio e me ne torno a lavoro per il mio turno, dietro il mio vetro a guardare l'umanità che ancora per qualche tempo accompagnerà i miei fine settimana. Oggi li guardo bene i miei "clienti", meglio del solito perchè c'è poco da lavorare, perchè il campionato oggi non c'è, perchè hanno ammazzato un poliziotto durante una partita di calcio.

P.S Oggi per la terza volta in vita mia ho giocato la Tris che si correva a Roma.
12 EANNAMO
5 BOLIS DI S
15 FAMME FATA
Il 5 l'hanno dato per disperso.