lunedì, ottobre 23, 2006

6 dicembre 1956


A volte la storia passa anche da una piscina. A Melbourne quel giorno si giocava la semifinale di pallanuoto dei XVI giochi olimpici. Erano passate tre settimane dai drammatici eventi di Ungheria che sconvolsero quel paese e le coscienze dell'Europa e del mondo. 25.000 ungheresi uccisi, 7000 le vittime sovietiche, oltre 250.000 i profughi, danni materiali di portata straordinaria ed una semifinale olimpica destinata ad entrare nella storia. Quel giorno in acqua si affrontavano Ungheria ed URSS, il paese "ribelle" e il gigante comunista. Ci sono cose che alcuni popoli sanno fare alla perfezione e agli ungheresi è sempre riuscito particolarmente bene giocare a pallanuoto. Gli riuscì anche quel giorno. Vinsero 4 - 0 contro un URSS annichilita dallo spessore tecnico dei magiari, ma si è detto, quella non fu una partita come le altre perchè altri e dolorosi erano i sentimenti che quei giocatori si portarono in vasca. La pallanuoto è uno sport duro, molto fisico, dove si danno e si ricevono colpi, ma quella semifinale fu un tripudio della violenza. I giornalisti raccontarono che l'acqua della piscina si tinse di rosso a causa degli scontri tra i giocatori. Non era un'immagine figurata, andò così sul serio. Valentin Prokopov, sovietico, colpì con un pugno Ervin Zador nazionale ungherese rompendogli lo zigomo. La storia di quella partita e la foto di Zador fecero il giro del mondo. Fu l'ultimo atto di una tragedia da non dimenticare.
L'Ungheria ottenne il suo quarto titolo olimpico battendo in finale la RSF di Jugoslavia.

3 commenti:

LeCannu ha detto...

La memoria storica è un' ottima cosa, e tu sei un maestro, caro scalia.

Un abbraccio!

unamico ha detto...

minore i tano

allora erano gli anni novanta, la metà degli anni novanta. e tra capricci della pubertà e scompensi della maturità era un po' difficile comprendersi. era anche abbastanza nebuloso, come sempre, il futuro. e poi era un po' come se due sistemi solari stessero per fondersi in uno solo. e tutti i pianeti dovessere prendere la mira per non entrare in collisione e cercare con pazienza di trovare le misure uno dell'altro. dopo il tempo passa e tutto si sistema e tra alti e bassi si comincia a girare e a capire. almeno si tenta.
diciamo che questa è la location di una storia. avevo pensato di scrivere quella frase che mandela ha preso da una poetessa, quella sulle paure e sulla luce ma poi ho pensato che già era una citazione e che l'abuso ne limitasse la forza e allora scrivo io una cosa "nuova di pacca" come si dice dalle mie parti.
e in buona sostanza si concretizza in questo concetto : se t'avessero dato minore i tano sarebbe stato uguale. spaccagli il culo. faglielo sentire. garibaldino cazzo! non sei solo faccia al vento. i semi che hai dentro portali lontano. buon lavoro
un amico

Scalia ha detto...

Grazie. Di cuore...