martedì, ottobre 31, 2006

L'uomo a una dimensione

Era una stagione beffarda che portava a pomeridiani tramonti, a notti umide di lentezza, a parole pronunciate e obliate dalla memoria. Aveva dimenticato per l'ennesima volta un genetliaco. Lo aveva lasciato fermentare in una casella del calendario per poi recuperarlo quando ormai i festeggiamenti erano passati. Aveva cullato l'idea di un discorso. Parole naturali per poter raccontare di se stesso e per poter uscire da una stazione dove non c'erano più treni da perdere e sentimenti da nascondere. La stanchezza lo aveva convinto a non porsi più domande che sarebbero svanite comunque senza una risposta. Aveva deciso di ammorbidire il suo tempo rifugiandosi in complici compagnie, lasciando agli altri indecisioni e improbabili ammissioni.
E così, dopo allegro vagabondare e inutile riflettere, trovò sosta in collina non lontano dal suo personale rifugio. Fu nutrito a carne e vino, esplorò balsamici sapori e concluse fumando in un orgasmo di papille. Gli argomenti di discussione si accavallarono impedendo un corretto riflettere e allora ci si abbandonò alla satira e allo sberleffo, si cantò ma evitando il ballo. Poi si passò alla sfida, al duello antico che si perde nel mito di improbabili Bar. Ci fu uno schioccare di plastiche sfere, un bestemmiare continuo e regolare, un fumare nervoso. Arrivò a capire le capacità di ogni singolo e divenne protagonista del giuoco. Fu sfidato più volte e vinse senza mostrare emozione alcuna. Sorrise cauto alle battute del pubblico che agitava sigarette alterate con vegetali sostanze. Soffrì il gioco avversario e s'offrì per la ludica causa sfruttando l'antica tecnica da baretto considerata illegale in alcune contee dell'Italica penisola. Vinse ancora e arrivò al termine della serata consapevole dell'impresa, brindò e si accompagnò verso i suoi Lidi. Attraversò la nebbia di una pineta, si fermò ad un semaforo. La radio cantava una canzone commovente di pianoforte e fisarmonica. Parlava del tempo, di un programma futuro non avverato e di una speranza che racchiudeva tutte le speranze di un essere umano che degnamente cerca di sopravvivere tra le umane genti. Ripensò a quel discorso che avrebbe voluto fare, a quegli occhi da incontrare, alla paura di fare l'ennesima cazzata. Sorrise a quel tentativo di amarezza e la spinse lontano, almeno per una sera. Alzò lo sguardo verso il finestrino socchiuso. Un disegno di stelle lo baciò sulla bocca. Si sentì felice e cominciò a cantare.

7 commenti:

Scalia ha detto...

Nella foto:
Primo piano di Gaetano Esposito detto " 'O Suv ", attaccante centrale della squadra Rossa.
Foto di Luigi de Lillo, difensore della squadra Blu.

sgamas ha detto...

Che amarezza

danDapit ha detto...

...punti di vista...

La leggevo dall'amarezza in dolcezza, adagiandomi al finale

(ottima l'inquadratura del difensore squadra blu, angolatura fotografica al bacio!)

LeCannu ha detto...

Memorial tonino? Ragguagliatemi..

Ciao!

Scalia ha detto...

Si Sgranocchiali... Grande serata di carne, vino, canti, cose... E poi biliardino fino allo sfinimento e un menisco dimenticato per strada.
Ma quello, chiedilo a Sgamas.

Anonimo ha detto...

O Suv, amarezza, dolcezza, angolatura fotografica, memorial tonino, sgranocchiali, sgamas, e scalie, menisco per strada//
E' un codice per il new wave di 7 carbonare o gruppi mormoni?

Scalia ha detto...

Tranquillo anonimo, per i codici e i messaggi cifrati uso il telefono. Quello che trovi scritto qui è tutto vero. Purtroppo...