sabato, luglio 29, 2006

L'orizzonte di Jack

Il temporale arrivò rantolando da dietro le colline. Un rifugio provvisorio, un orizzonte di mare bronzato. Schiaffi di vento sabbioso consumavano la sigaretta inutilmente protetta dalla mano bagnata. Passanti si rincorrevano inseguiti dal rutto dei tuoni, un cane abbaiava in Si7. Sorridevo pensando alla battuta di un film.
Jack D'Arimatea uscì dal bar trascinando sul selciato i suoi sandali nuovi. Guardava il mondo attraverso le lenti scure dei Ray Ban. Jack era un giusto, o almeno credeva di esserlo. Musicante di versi e soffiatore di armoniche, discendente diretto dell'uomo di Vitruvio, sentenziava tra il silenzio dei presenti ricevendo consensi o un lapidario vaffanculo. Roger "Il drago" lo definì un "Sognatore professionista proiettato verso il futuro". Si fermò sotto la pioggia, le mani nelle tasche della giacca. Alzò la testa e tossì. "Torno a casa, Scalia. Buona fortuna e non smettere di sognare"

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