martedì, agosto 08, 2006

Elogio e diselogio d'una realtà poliziesca

Il presente post è sottilmente legato ad un pezzo che ho pubblicato ieri sul mio blog. Molto sottilmente. Esaurito lo slancio propagandistico, procediamo pure.

Negli ultimi giorni leggo Jorge Luis Borges. Mi pare, questo, un pretesto bastante decoroso per volgere, dopo lunghi anni, alla trita questione dell'estetizzazione dell'esperienza sensibile, estetizzazione che talora - se non sempre - si nutre a sbafo, a parassitaggio delle facoltà razionali.
Mi si potrà accusare di stare adottando distinzioni kantiane ma attenzione: qui non si stanno gerarchizzando i modi e le categorie della conoscenza. Sappiamo bene (cazzo, sappiamo?) che solcare le sabbie pallide della Saleccia è azione non meno esecrabile che setacciare un avveduta Storia della Corsica o catalogare puntigliosamente la fauna che abita l'isola. Ciò che conta è non osservarsi dal di fuori mentre si vive, non sperarsi personaggi di una storia già scritta o di un film in fase di tournage; e, anche, non eccitarsi toccando e guardando le golose confezioni dei tascabili Einaudi (come faccio io): sottratto allo spaventoso e coreografico ordine dello scaffale di libreria e condotto a casa propria, un libro diverrà, dans la plupart des cas, l'oggetto ansiogeno e ingombrante che tutti conosciamo; i libri, meglio non mangiarli. La sinestesia è un utopia; e le utopie, si sa, sono cosette affascinanti.

Poi: il fuoco incrociato di spunti libreschi gnoseologico-soggettivisti da un lato, metafisico-idealistici dall'altro (allorché non contemplassimo l'ipotesi pur sostenibile di pseudo-divini spionaggi storico-filosofici e contaminazioni forzate volti a raccapricciare convenientemente le sorti del pensiero umano) e il massiccio bombardamento post-strutturalista (eccone un esempio), inducono oggigiorno il giovane studioso del mondo - e Scalia mi darà ragione - a considerare, ad onor del breve, tutto vero e tutto falso al contempo. Ecco una soluzione elegante, ahà. Dai che stavolta salviamo capra e cavoli. Dice che non bisogna credere più a niente, a nessuno; dice che il sospetto è la chiave della conoscenza. Ahà. Evviva l'epistemologia olistico-qualunquista, evviva l'oggettività soggettiva, evviva la metametafisica. Ehè.
Ma sarà veroperdavvero che c'è l'agenda-setting e che un meganoide ci spia? Sarà propriopropriovero che non c'è più niente da inventare? Sarà proprioveramentenecessario eleggere il big-bang a modello di tutti i modelli? I modelli, poi, quanto sono importanti?

Ai posteri qualsivoglia sentenza.
Io mi limiterò a constatare che, se accettiamo unanimemente e tristemente una realtà poliziesca ordita da un abile spietato demiurgo di successo, sarebbe bene che prendessimo coscienza del ruolo affidatoci e che tentassimo di trasgredirlo qualora non dovesse starci proprio a pennello. D'altronde in questa storia ci sono tanti di quei personaggi che mica puoi stare dietro a tutti, o demiurgo. Meglio forse non aspirare alla celebrità, che poi è biografabilità. Il segreto, dice Freddy Nasone, è muoversi rapidi.

Non estetizziamoci; non interiorizziamoci; non biografizziamoci; non oltre il dovuto, se ce n'è uno.

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