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martedì, novembre 07, 2006

Elogio della Follia


" Wendy, Tesoro, Amore. Della Mia. Vita....

Ti giuro che non ti faccio niente.. Soltanto, quella tua testolina,

IO TE LA SPACCO IN DUE!!! "



Jack Torrance, custode dell' Overlook Hotel.

lunedì, novembre 06, 2006

distorsioni e misunderstandings( se piace a me..)


Uno dice: " Da un grande potere deriva un grande senso di colpa.. "

L' Altro replica: " Ma tu non hai nessun potere!"

Dunque l' Uno risponde: " Allora rimane solo il senso di colpa.. per giunta unito ad un gran mal di testa!"

domenica, novembre 05, 2006

Le Lune di Giove





Dopo due anni di assenza dalle scene, sono tornati.. Approfitto del mio blog per ringraziarli, da 12 anni fanno parte a vario titolo della mia vita e il mio affetto per loro e grandissimo! Continuate così, ci rivediamo il 16 dicembre, sperando che il buon Alberto Recchia ci onori della sua presenza! Per chi volesse conoscere meglio i Jupiter' s moon, vi linko il loro sito: www.jupitersmoon.it

sabato, novembre 04, 2006

Recinzione de " Fascisti su MMarte"


Nzomma com'è e come nun è, ce sta sto razzo che sfreccia nello spazzio mentre in sottofondo na voce a bordo campo aricconta de 'sti fascisti che s' ereno messi in testa de annà su Mmarte pe' daje un pò de colore negro pure che li negri je staveno sulle palle. Un sacco de luci e de colori pizzichedelici nella sigla che rimandano a 'na certa filmaggiografia de Adissee nelli spazzi ce illùmineno sulla condizzione pizzicotrofica de li protagonisti che s' ereno fumati l' impossibile, anche perchè sennò come facevano a trovà er carburante giusto dar momento che er razzo nun se capisce bbene come vola? Daje che t' aridaje sto cannone gigante de metallo se schiantà sulla sabbia, ed ecco che escheno fori sti tizzi vestiti da arbitri- se capisce bene 'na certa satira verso un campionato de merda che s' è risorto in una balla spazziale. Ce sta er capoccia Barballi che je rode sempre er chiccherone, forze perchè c' ha dei trascorsi brutti anche se nun se vede ma se capisce da certi rimandi a capoccioni volanti e a pupazzi che se riallacciano all' infanzia negata. Anfatti sto tipo c' ha certe Madonne, ma certe Madonne che le vede solo lui. Poi ce sta un regazzino disadattato che gioca sempre a pallone- come nun ricordare il calcio negato, i mondiali persi dall' itaglia pé 'na incapacità abbissale de affrontà la realtà che i carci de rigore nun li sapemo tirà- , c' è uno brutto che nun se capisce se c' ha 20 anni oppure 50 che c' ha la fissa della briscola ma fa male gli schemi e je viene fòri un 5- 5-5 che lo fa impazzì; poi c' è uno che je piace la bella vita e se la fa con le marziane prima della finale, ce ne stà n' antro che nun parla mai e penza alla donna che sta a casa a guardallo in televisione e perciò je viè da piagne. Infine c' è uno cicciottello che prima è bianco, poi diventa negro, un omaggio al trasformismo del calcio e un' amara nota de autarchia che ce fa capì quanto è importante puntà sulla primavera della Roma. Questi qua inzomma cercheno de comannà su li serci, li pijano a carci, li butteno in rete, ma nun è che la partita s' arisorva un granchè, fino a cchè nun arivano quattro scosciate de drive in cò la cuccumella in testa che cercheno de faje capì che prima der derby ce se pò pure divertì, basta che se lasci pede la pleistescion e i superarcolici. Allora a sto punto succede un bordello, forze una metafona della promiscuezza sessuale: uno se fà frate( e qui un riferimento all' assenza dei valori cattolici ner Carcio), un 'artro scappa cor sasso, allagorìa de la fuga in classifica der milan, mentre er regazzino cor Negro e er matto se danno co' le cavallone, forze un ritorno ar passato sull' astronave der consumismo anni '80 che però ce riporta a scudetti indimenticabbili.. Dallo che t' aridallo, er capoccia rimane da solo sulla sabbia cor rodimento de chiccherone che, è proprio er caso de dillo, è alle stelle, fossilizzato in una concezione der carcio che è rimasta all' anni 30 che vabbè che regalarono un grosso scudetto alla maggica, però te fanno riflette. un fim amaro, crudo, dove se ride pe' nun piagne,, anche se c' è da di che li colori dominanti giallerossi je danno una nota de prestiggio...

Grazie a Lorenzo Ghezzi e a Johnny Palomba per le lezioni di stile..

venerdì, novembre 03, 2006

Amarcord?


I ricordi sono strani,imprevedibili, spesso fumosi e distorti. Ma ci sono dettagli che rimangono impressi nella memoria con una nitidezza sorprendente, forse eccessiva. Mi torna sempre alla mente un episodio, o meglio un contesto di quando ero all' asilo. Dunque, c' era questa bambina bellissima. Capelli biondi, occhi celesti. Mi ricordo che si chiamava Valentina, mi piaceva tantissimo( come può piacere una bambina di 4 anni ad un suo coetaneo, insomma). Io le chiesi se voleva essere la mia fidanzatina, ma lei rifiutò. Mi disse che aveva già un fidanzato, era un bambino che vedevo spesso all' asilo, diciamo un " amichetto" , di cui non ricordo il nome, so solo che era uno di quei tipi che volevano comandare e facevano valere la loro anzianità( "c' ho tre mesi più di te, te magno in testa", et similia). Succedeva allora che, durante l' ora di ricreazione, giocavamo spesso nel giardino della scuola. Vi ricordate quel telefilm che impazzava una ventina d' anni fa, " Manimal"? La storia del tipo che si trasformava in qualunque animale volesse, insomma. Va beh, noi bambini mettevamo in scena i personaggi del telefilm, e a me toccava sempre fare il cattivo. Avevo il mio momento di gloria, perchè rapivo Valentina: ma non appena incominciavo a scappare, il suo " fidanzato", che impersonava il buono, mi riacciuffava ed io rimanevo con le pive nel sacco un' altra volta. Mi ricordo poi che quella bambina non venne più all' asilo: mia madre mi disse che si era trasferita con i genitori in un quartiere lontano lontano...
Che cosa ho voluto dire? C' è una morale? Boh, non so. Forse quel che emerge è che alcune sensazioni sono strettamente personali, e che probabilmente solo io al mondo ho questa percezione di due persone che probabilmente non si ricordano nemmeno che io esista. Forse la bambina non si chiamava nemmeno Valentina. Comunque la vogliate vedere, mi ricordo. E non è c' è vena nostalgica, o almeno non del tutto, in questa affermazione.

giovedì, novembre 02, 2006

Sans titre


...pensava che tra meno di un mese si sarebbe dovuto cercare un altro lavoro. Pensava a quello che gli avrebbero detto, che era bravo, ma che non c'erano soldi per tenerlo. Pensava a quante altre volte gliel'avevano già detto. Pensava che non aveva mai avuto un contratto per più di 5 mesi, quando ne aveva avuto uno. Pensava alle lettere di motivazioni inutili che aveva scritto, e quante ne avrebbe dovute ancora scrivere. Pensava che quella città tutto sommato gli piaceva, ma che ancora non poteva sapere se ci si sarebbe fermato un altro po'. Pensava alla prossima città in cui avrebbe voluto vivere. Pensava a quanti ragazzi italiani stanno nella sua situazione, e a quanti stanno peggio. Pensava che di questo nessun politico parlava mai, dei salari ridicoli, dei contratti fasulli, dello stage come nuova forma di sfruttamento mascherato da opportunità. Contratto a progetto, lavoro a progetto, brandelli di vita a progetto. Pensava che però qualcosa di positivo c'era. Pensava che è sempre bello partire, scoprire, essere viaggiatori. Pensava che ultimamente pensava sempre alle stesse cose. Pensava che con il sole di novembre anche quella città apparentemente così grigia diventava quasi bella. Pensava alla precarietà che dominava quel momento della sua vita. Precarietà del lavoro, dei sentimenti, degli affetti, dell'anima. Pensava a quella sana inquietudine che lo aveva sempre spinto un po' più in là, e che ormai era parte di lui. Pensava che forse si voleva fermare per un po'. Pensava che forse non aveva nessuna voglia di fermarsi.
L'aria era fresca, leggera. Pensava che aveva ancora tanta voglia di respirarla.

Il giorno dei Morti


"Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato "golpe" (e che in realtà è una serie di "golpe" istituitasi a sistema di protezione del potere).
Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.
Io so i nomi del "vertice" che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di "golpe", sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli "ignoti" autori materiali delle stragi più recenti.
Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).
Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l'aiuto della Cia (e in second'ordine dei colonnelli greci della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il '68, e in seguito, sempre con l'aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del "referendum".
Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l'organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neo-fascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi italiani bruciavano), o a dei personaggio grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli.
Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari.
Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.
Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.
Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero."

Pier Paolo Pasolini
Bologna, 5 Marzo 1922- Roma, 2 Novembre 1975

mercoledì, novembre 01, 2006


Post n° 128

Ridere, ridere, ridere ancora.



" Mi viene da ridere. Anzi, sono veramente allegro, contento, spensierato. La mia è la gioia di un uomo che ha finalmente realizzato tutti i suoi sogni facendosi burle del senso dello Stato, della dignità degli altri, del comune senso del pudore e del ridicolo. Ho fatto tutto questo, e l' ho fatta franca. Ero amico di Craxi, ero tesserato nella P2 di Gelli, ero imprenditore senza portafogli ma con valigie di denaro che cadevano miracolosamente ai miei piedi, ero protettore di mafiosi. Sono diventato l' impunità pubblica numero uno, grazie all' acquiescenza dei poteri forti, degli alti Papaveri di partito, grazie alle immagini soporifere che vi propino da 30 anni. Sono divenuto padrone delle vostre coscienze e dei vostri portafogli, facendo tutto quello che voi piccoli dementi non vorreste mai fare: lavorando in prima persona per smantellare lo stato di diritto. Un' impresa che( e questa è la parte che mi più sganasciare) è andata liscia come l' olio, perchè questo paese ha la fortuna di avere una classe politica da sempre prostrata all' alta finanza, ai Padroni, tendenzialmente refrattaria ad ogni cambiamento, perchè la poltrona è sempre quello che conta di più. E voi, piccoli uomini, avete sempre pensato, nella vostra abissale ignoranza della Storia( che è anche la mia, per carità: ma io posso permettermi di ribaltare qualsiasi concetto, di rifuggire dalla logica, i miei soldi ragionano per me) che io fossi la fonte di tutti i mali, il vaso di pandora che ha liberato la cattiveria nel mondo. Voi e il vostro manicheismo del cazzo... Io sono un prodotto, come tuttti voi. Ma a differenza di voi, io vivrò per sempre. E voi continuerete ad avvelenare le vostre misere esistenze imprecando al mio indirizzo( o contro Prodi, che da me differisce ben poco: è solo per una questione di reddito..). Comunque vada, vi ringrazio: il mio sorriso si allarga sempre più, e la mia vecchiaia e al riparo da qualsiasi affanno. "

Silvio.

martedì, ottobre 31, 2006

Appuntamento per Halloween



Udite, udite!

quanti passassero per voler della sorte questa sera in piazza s. maria in trastevere, d' intorno alle hore dieci postmeridiane, avranno la ventura di incappare nello cenacolo del " LAB04". La gaia compagnia teatrale allieterà( si fa per lo dire) la vivace serata di Hallouenio con visualizzazioni in itinere, movimenti eterei... Una maschera neutra coprirà i loro volti già provati dalle Cure del Tempo..

Perciò, se aguzzerete l' occhio... Non passeranno certo inosservati!

Buona serata a tutti!

L'uomo a una dimensione

Era una stagione beffarda che portava a pomeridiani tramonti, a notti umide di lentezza, a parole pronunciate e obliate dalla memoria. Aveva dimenticato per l'ennesima volta un genetliaco. Lo aveva lasciato fermentare in una casella del calendario per poi recuperarlo quando ormai i festeggiamenti erano passati. Aveva cullato l'idea di un discorso. Parole naturali per poter raccontare di se stesso e per poter uscire da una stazione dove non c'erano più treni da perdere e sentimenti da nascondere. La stanchezza lo aveva convinto a non porsi più domande che sarebbero svanite comunque senza una risposta. Aveva deciso di ammorbidire il suo tempo rifugiandosi in complici compagnie, lasciando agli altri indecisioni e improbabili ammissioni.
E così, dopo allegro vagabondare e inutile riflettere, trovò sosta in collina non lontano dal suo personale rifugio. Fu nutrito a carne e vino, esplorò balsamici sapori e concluse fumando in un orgasmo di papille. Gli argomenti di discussione si accavallarono impedendo un corretto riflettere e allora ci si abbandonò alla satira e allo sberleffo, si cantò ma evitando il ballo. Poi si passò alla sfida, al duello antico che si perde nel mito di improbabili Bar. Ci fu uno schioccare di plastiche sfere, un bestemmiare continuo e regolare, un fumare nervoso. Arrivò a capire le capacità di ogni singolo e divenne protagonista del giuoco. Fu sfidato più volte e vinse senza mostrare emozione alcuna. Sorrise cauto alle battute del pubblico che agitava sigarette alterate con vegetali sostanze. Soffrì il gioco avversario e s'offrì per la ludica causa sfruttando l'antica tecnica da baretto considerata illegale in alcune contee dell'Italica penisola. Vinse ancora e arrivò al termine della serata consapevole dell'impresa, brindò e si accompagnò verso i suoi Lidi. Attraversò la nebbia di una pineta, si fermò ad un semaforo. La radio cantava una canzone commovente di pianoforte e fisarmonica. Parlava del tempo, di un programma futuro non avverato e di una speranza che racchiudeva tutte le speranze di un essere umano che degnamente cerca di sopravvivere tra le umane genti. Ripensò a quel discorso che avrebbe voluto fare, a quegli occhi da incontrare, alla paura di fare l'ennesima cazzata. Sorrise a quel tentativo di amarezza e la spinse lontano, almeno per una sera. Alzò lo sguardo verso il finestrino socchiuso. Un disegno di stelle lo baciò sulla bocca. Si sentì felice e cominciò a cantare.

lunedì, ottobre 30, 2006

Appunto

.." PANORAMA" è VERAMENTE un giornale di MERDA!!!!

Se non lo sapevate ancora.. sapevatelo.

domenica, ottobre 29, 2006

Sta arrivando..



E' un eroe solitario...

..In giro per il mondo, a risolvere problemi..

.. un uomo dal passato traumatico, in cerca di vendetta, accompagnato da un bambino..

.. prossimamente sui vostri blog..


Il suo nome è .. NICO BELò!!!

Someday, somehow



Guardare in alto, ogni tanto. Scoprire le linee di tangenza, anche se lontane dal tatto. Non sempre è facile capire, non sempre tutto si dispiega in chiari reticoli interconnessi. Quello che importa è comunque alzare gli occhi dalla punta delle scarpe. Non sempre, ogni tanto. E potrebbe venirci voglia di guardare al di sopra della Tangenziale. E di lì scrutare noi stessi mentre dabbasso rivolgiamo gli occhi al cielo.

Quante volte abbiamo incrociato il nostro sguardo?

venerdì, ottobre 27, 2006

Buonanotte


Mi sembra che il succo sia l'alea. Adesso non è per fare l'intellettuale, che poi lo so come va a finire, e allora sì, metto le mani avanti. Diciamo così, voglio solo scribacchiare un paio di cose, un paio di appunti.
Ma il succo è l'alea, mi sembra. Il nocciolo, più che il succo. Insomma, va a finire che tutto funziona per azzardo, e momentaneamente, ed estemporaneamente, in questo periodo. Parlo per me ma sono certo che qualcuno si riconoscerà in quello che sto per dire. L'alea; azzardo ed effimero, come certe connessioni internet a 56k (ma vi assicuro che esistono connessioni aleatorie anche nell'era della banda larga). Semaforo verde, semaforo rosso. Si passa, non si passa, e nessun intervallo prestabilito, nessuna possibilità di capire in anticipo quel che sta per accadere. Un sistema binario in cui non c'è alcun binario da seguire, nessun flusso, in fondo. Ahimé. L'umanità, la coscienza, ordisce per se stessa un sistema in cui nulla duri. Un sistema di imprevisti, quindi privo di ogni sistematicità.
L'eredità è abolita, come concetto. Così com'è abolito il concetto della fine. E ci arroghiamo la comprensione della fine del tempo, così come ci arroghiamo il tempo.
Però basta, senza tempo, nessuna scadenza.
Chi mi sa rispondere a questa domanda?: Quando si diventa grandi?

Ho letto una frase che suona un po' fascista però mi colpisce molto, ancora in Borges:
"Qualunque destino, per lungo e complicato che sia, consta in realtà d'un solo momento: il momento in cui l'uomo sa per sempre chi è." [Biografia di Tadeo Isidoro Cruz, nell'Aleph]

Non vi arrabbiate, giuro che non sto lì a spararle grosse tanto per; sto riflettendo, con calma. Ciascuno ha il cervello che si merita.

lunedì, ottobre 23, 2006

6 dicembre 1956


A volte la storia passa anche da una piscina. A Melbourne quel giorno si giocava la semifinale di pallanuoto dei XVI giochi olimpici. Erano passate tre settimane dai drammatici eventi di Ungheria che sconvolsero quel paese e le coscienze dell'Europa e del mondo. 25.000 ungheresi uccisi, 7000 le vittime sovietiche, oltre 250.000 i profughi, danni materiali di portata straordinaria ed una semifinale olimpica destinata ad entrare nella storia. Quel giorno in acqua si affrontavano Ungheria ed URSS, il paese "ribelle" e il gigante comunista. Ci sono cose che alcuni popoli sanno fare alla perfezione e agli ungheresi è sempre riuscito particolarmente bene giocare a pallanuoto. Gli riuscì anche quel giorno. Vinsero 4 - 0 contro un URSS annichilita dallo spessore tecnico dei magiari, ma si è detto, quella non fu una partita come le altre perchè altri e dolorosi erano i sentimenti che quei giocatori si portarono in vasca. La pallanuoto è uno sport duro, molto fisico, dove si danno e si ricevono colpi, ma quella semifinale fu un tripudio della violenza. I giornalisti raccontarono che l'acqua della piscina si tinse di rosso a causa degli scontri tra i giocatori. Non era un'immagine figurata, andò così sul serio. Valentin Prokopov, sovietico, colpì con un pugno Ervin Zador nazionale ungherese rompendogli lo zigomo. La storia di quella partita e la foto di Zador fecero il giro del mondo. Fu l'ultimo atto di una tragedia da non dimenticare.
L'Ungheria ottenne il suo quarto titolo olimpico battendo in finale la RSF di Jugoslavia.

Io e mia sorella





L' internazionale e il provinciale.. ammazza, ahò!

sabato, ottobre 21, 2006

Delirio.

Venerdì pomeriggio, ore 19 circa. Io sono al computer e mio padre è seduto dietro di me, intento a cimentarsi nelle parole crociate. Siamo praticamente schiena a schiena.

MiPadre: " Senti questa definizione, 8 orizzontale: < Robert dei Led Zeppelin>

Io: " E' Plent, si scrive PLANT".

MiPadre: " Guarda che te sbaji".

Io: " No, papà, è così: PLANT!".

MiPadre:"No, non è così! Guarda che deve cominciare con la < P> !!"

Io: " é quello che ti sto dicendo!! P- L- A N- T!

MiPadre: " Mannaggia... Deve cominciare con la P!!!!! "

IO : " PPPPPPPLANTT!!!"

MiPadre: " Ah, scusa!! C' hai ragione, non avevo capito!"

Io: " E che avevi capito?"

MiPadre: " Boh!!"

I personaggi citati nel racconto NON sono di fantasia.

giovedì, ottobre 19, 2006



... auguri, Daniela!

Il sorriso è un dono, restituirlo ad altri è una cosa fantastica.

Buon compleanno, di cuore.

mercoledì, ottobre 18, 2006

Mercurio al galoppo

Era caduto vittima di una virale imboscata e ci era caduto di sabato notte. Anzi, all’alba di domenica. Stava cavalcando un sudato e giovane quadrupede, stringeva nella destra un Winchester e all’occorrenza faceva fuoco contro un nemico non meglio identificato. Non aveva divisa, non era il tipo da mostrine, era vestito casual con un bel cappello marrone calcato sulla testa e uno spolverino in tinta con gli stivali. Aveva dei compagni accanto a lui, facce cattive, esperti assassini. Sudisti sicuramente. Irregolari dell'esercito della Confederazione, visto il loro abbigliamento. Cavalcava appiattendosi sul dorso della bestia schiumante, cercando di non offrire porzioni di corpo a quel tripudio di sibilanti proiettili. A tratti alzava la testa e vedeva manichini cadere da cavallo travolti dagli zoccoli, oppure impigliarsi in una staffa e venire trascinati sulla polvere come quell’Ettore di Troia dopo la sconfitta infertagli da Achille piè veloce. Ma il Nostro, trascurando i riferimenti mitologici, tornava ad abbassare il capo e a sparare tentando un’improbabile precisione balistica.
- Le donne! – gridò qualcuno.
Il fiume di cavalieri cambiò improvvisamente direzione. Non si distinguevano più gli inseguitori e i fuggitivi, c’era solo un galoppo furioso e un sudare incessante. Ancora spari e grida disperate. Le donne in realtà erano quattro zitelle impaurite rimaste nascoste dietro ad un abbeveratoio. Gli irregolari si fermarono, le presero sulla sella e ripartirono sotto una pioggia di piombo mortale. Il Nostro ne fece salire una, non la guardò neppure in volto e crediamo non ne valesse la pena. Lanciò la bestia ormai stremata giù per una valle. Ma la sosta precedente fu fatale, il nemico li stava raggiungendo, tentava una carica disperata. Tutti spinsero i cavalli sempre più forte continuando a sparare. Non c’era più la forza nemmeno di bestemmiare, ormai era la fine. Il Nostro sentì la donna alle sue spalle scivolare giù dalla sella, si voltò di scatto, la afferrò con la sinistra, la strinse con il braccio sul fianco dell’animale. Le grida di lei, le munizioni ormai finite, il cavallo lanciato in una folle corsa. Poi, la bestia stremata inciampò lì dove la terra diventava più soffice. Per qualche istante sembrò bloccarsi in aria accompagnata da quelle due figure umane. Ci fu un silenzio, una sfumatura d’azzurro colpì i suoi occhi. Poi, il buio.

Si alzò dal letto tremando. Indossò velocemente una vestaglia. Guardò l’orologio: 6.35. Continuò a guardarlo fino alle 6.40, poi sfilò il termometro da sotto il braccio. 38 e mezzo.
- Ecco cos’erano tutti quei cavalli… -

sabato, ottobre 14, 2006

Tacho, tu sai pecchè..


..Brevemente, interrompiamo il normale corso di questo blog di pezzenti col vezzo della scrittura, per lanciare un messaggio: TANTI AUGURI, TACHO: BUON COMPLEANNO!. Ripeto : TANTI AUGURI, virgola, TACHO, virgola, BUON COMPLEANNO!
Tu sai perchè, tu sai com' è , tu sai dov' è..
L' interessato decritti il messaggio con l' aggeggio in dotazione. Mi raccomando, non è né un ordine, Nè un consiglio: è un dato di fatto. Per oggi lo autorizziamo a togliersi il cappuccio e a circolare nelle zone "AB- 04" e "FM 66. 600" . Può anche levarsi il casco ma deve indossare gli occhiali speciali a lenti bioculari.

.. Ora potete continuare con le vostre strunzate da scribacchini..

Sabato in fantasia


Mario il cavernicolo si era svegliato con un fortissimo mal di testa, e la consapevolezza di aver finito i cachet. Sapete quanto è difficile trovare una farmacia aperta di domenica nell' età della Pietra? Mario si alzò e si accese una sigaretta, incurante del turbinio di demoni che impazzavano nel suo encefalo( che lui chiamava " testa"), e si diresse verso la sua voliera personale: l' uccellino aveva bisogno di cibo e di attenzioni, ma il nostro Mario non era in vena e si limitò soltanto a riempire la vaschetta del suo usignolo gigante( tutti i cavernicoli ne hanno almeno uno: li aiuta a ritrovare l' equilibrio nei confronti del mondo ). L' uccellino lo accolse con un fragoroso " CHEEEP!!", per poi tuffarsi a pesce nelle granaglie fresche. Nel frattempo, quel mattacchione di Armando l' orsetto, il vicino di casa esuberante, suonava il suo violino nel cortile: era felice perchè la sera prima era andato al cinema con la sua fidanzata, Ornella, una talpa intellettualodie, che lui era riuscito a trascinare dopo mesi di insistenze, in un locale per soli orsi. Ornella, superata l' iniziale diffidenza, si era divertita molto. Ed ora Armando pizzicava le corde reinterpretando, estatico, un noto brano dei led zeppelin, " Livin' lovin' maid". Mario, notoriamente un bonaccione, quella mattina non riusciva a sostenere l' impatto sonoro del soave strumento a corde.. Il suo mal di testa non gli dava tregua, ed ogni nota prodotta dall' orsacchiotto giovialone era per lui una pugnalata alle tempie. Perciò si decise: salì sul suo cavallo, un pony afghano di nome Sergio, e al trotto si diresse verso il centro abitato: aveva assolutamnte bisogno di una compressa, foss'anche per vie non orali..

p. s. :Si ringrazia il settimino di casa cannucciari per il gentile supporto fornito ai protagonisti.
p. p. s. : Si ringrazia Claudio Cannucciari per aver fornito i protagonisti.

venerdì, ottobre 13, 2006

Caffeina e altri composti

Era stato il barcollante protagonista di un errare climaticamente piacevole ed ora tornava a riaffacciarsi in luoghi sensorialmente conosciuti.
Aveva assaggiato il mattino autunnale, il caffè alla stazione, un rapido incrociarsi di varia umanità. Aveva spiato una sfilata di gambe in attesa sulla banchina, un irregolare mescolarsi di odori, profumi, umori. Aveva combattutto il sonno, il mal di testa, ma soprattutto, aveva conquistato un posto a sedere nell'ultimo vagone, lato corridoio. La destinazione era sempre la stessa, di un pallore architettonico immutato, covo di sapienti o presunti tali. Presunti e presenti, portatori di imbalsamati volti idioti, abili oratori pronti a disvelare segreti letterari, ma incapaci di allacciarsi una scarpa o di parcheggiare la macchina. Per quanto lo riguardava, aveva regalato alla sua gastrite il secondo caffè della giornata, aveva fumato senza ricevere l'odioso disturbo di conoscenti poco sensibili alla sacralità del mutismo mattutino e aveva riflettuto in maniera superficiale su alcune questioni non necessariamente legate tra loro. Diede inizio alla giornata quando il cadavere della sigaretta incontrò la suola della sua scarpa destra. Diede inizio alla giornata quando il Bisca si palesò bestemmiando.
- Quella merda di treno ha di nuovo ritardato -
- Calmo fratello, ora sei qui no? -
- No, non sto calmo, ogni giorno è la stessa storia. Non si può... - Una giovane pulzella dalla bionda chioma attraversò il piazzale offrendo una perfetta oscillazione femorale. Li ignorò abilmente e si apprestò a sparire dietro un angolo.
- Bisca, Chi è questa che vèn, ch'ogn'om la mira -
- che fa tremar di chiaritate l'âre -
- e mena seco Amor, sì che parlare -
- null'omo pote, ma ciascun sospira? Caffè, fratello? -
- Se offri tu... -
- Andiamo -

giovedì, ottobre 12, 2006

Intervallo

Un raffreddore infido e balordo mi ha teso un trappolone, nel quale sono caduto come una pera cotta. A bollirmi definitivamente ha pensato qualche linea di febbre, che, alleatasi con il volgarissimo muco nasale, tenta di violentarmi da diversi giorni. Pur riuscendo a tenerla sommariamente a bada, debbo accusare i suoi morsi proditori ed il risultato è una condizione di salute quantomeno precaria ed enigmatica per il mio organismo. Perciò, intervallo: allietatemi coi vostri post e rendete più celere il mio processo di guarigione..
p. s. : per Cybervalda: perchè hai cambiato nick e non hai sottoposto la questione al colletivo blogghista?

domenica, ottobre 08, 2006

PROSPETTIVE MARZIANE


Italica Gente! Ardita schiatta d' eroi! Santi, Poeti, Navigatori e Co. Co. Co. !

L' evento a lungo atteso sulle romane sponde alfin s' appalesa,
con gran fragor di fanfare e stridor di plutogiudaiche genti!

Il pellicolaggio, frutto dell' abile valor guerresco di poche ardite camicie nere,

viene finalmente restituito agli allori della cronaca, ma che dico.. della Storia!,

afffincacciocchè la pubbblica opinione riscopra le gesta dei suoi Prodi avi

e s' appropri del passato che tanta bolscevica perfidia le ha infigardevolissimevolmente sottratto!

Ordunque, orbene, orbo cane!

Se ancora foste indecisi sul modo per festeggiare l' Imperial anniversario della marcia su Roma,

Spendetene la fascistissima vigilia in sala di proiezione:

" Fascisti su Marte", nelle sale il 27 Ottobre dell' era fascista( anno incerto, seppur graniticamente votato al duce nostro).


... Mi perdoni il Guz per il plagio del lessico. Sperando che il montaggio della filma non incontri altri plutodemocattogiudaici intoppi...

..In bocca alla lupa,Barbagli!

sabato, ottobre 07, 2006

Che amarezza


Sembra che gli elettori di Berlsuconi hanno cominciato a far circolare un sms che recita così:

"Messaggio per i comunisti: Ora che il tuo governo ha mandato i soldati in Libano, ora che sta per tagliarti le pensioni, ora che ti obbligherà a pagare con assegni, ora che ha liberato ladri, assassini e truffatori, ora che stabilirà per legge il periodo delle tue ferie, ora che aumenterà le tasse, toglierà fondi ai comuni... Ammettilo: inizi a sentirti un po' coglione? Beh, qualcuno ti aveva avvertito..."

p.s. la cosa divertente? e che sono d'accordo.

mercoledì, ottobre 04, 2006

Deus ex Machina


"La laurea in lettere non ti servirà nemmeno al cesso. E' carta dura".
Così esordì quella donna fissandomi negli occhi dalla sua scrivania. Risposi che non era la prima a darmi quel tipo di informazione e che, con molta probabilità, non sarebbe stata nemmeno l'ultima.Proseguimmo il nostro discorso delineando il cammino numerato che mi avrebbe portato al titolo di "dottore in lettere".
Si comportò come se quella sua affermazione non fosse stata altro che una banale constatazione metereologica, non curandosi minimamente delle ripercussioni che avrebbe potuto avere se non sulla mia anima, quanto meno sui miei nervi.Terminato il lavoro mi levai da quella sedia con la stessa lentezza con cui un contadino terroso ritrova la posizione eretta dopo ore di schiena ricurva. La salutai abbozzando un sorriso e mi augurai ad alta voce il soccorso di Dio:" Un deus ex machina farebbe al caso mio -pensai-. Un intervento dall'alto che illumini il mio percorso e mi guidi verso la meta".
Voltai le spalle alla donna e alla sua scrivania e uscii dalla porta.
Appena fuori pensai nuovamente a quel deus ex machina e al suo impiego nella commedia latina.
Potevo già vederlo, il deus ex machina. Era là, davanti a me con la sua Maserati grigia metallizzata. " Bella Bisca, io so er Deus e questa è la Machina. Daje zompa, che te do no strappo".

mercoledì mattina


.. Fanculo i libri, fanculo le sottolineature, fanculo le matite smozzicate per il nervosismo. Ho deciso di chiudere per un pò, e di non fissare mnemonicamente le nozioni che tento di far entrare da troppo tempo sprecato nel mio cervello troppo poco disteso.
Ho bisogno di mandare in vacanza la mia materia grigia. In vacanza dal grigiore di parole senza voce.

lunedì, ottobre 02, 2006

Primitivo di Manduria


















era una notte calda col condizionatore rotto.
e neanche io mi sentivo un granchè.

[ C. Bukowski ]


Roger "il drago" era seduto al solito tavolo, sfogliava il menù accarezzando le pagine come se fossero preziose pergamene. Per Roger ogni cartaceo elemento custodiva un fascino da preservare, una sacralità da rispettare e le pagine unte del menù non facevano eccezione alla sua regola. Mi avvicinai storcendo la bocca in un sorriso timido. Roger non alzò lo sguardo, chino sulla pagina dei primi seguiva con l'indice teso l'elenco dei risotti. Fermò la sua ricerca, prese la decisione e mi salutò con sguardo soddisfatto di bambino. Poi fece un cenno alla cameriera.
- Risotto con crema di carciofi - le porse il menù e bagnò leggermente le labbra nel bicchiere di vino.
- Ragazzo, finalmente riusciamo ad incontrarci. Ho fatto portare via il menù, vista l'ora immagino che tu abbia già mangiato -
Non avevo mangiato e non avevo voglia di farlo.
- Si Roger, ho mangiato. Ho sentito il tuo messaggio in segreteria. Volevi vedermi. Sono qui -
- Beh, lo vedo che sei qui per Dio! Non sono ancora cieco. Siediti, bevi un bicchiere di vino - prese il suo bicchiere per l'acqua e lo riempì per metà di un liquido nero di sangue.
- E' un vino straordinario. Primitivo di Manduria. Eccezionale, un vero nettare degli dei -
Non ero un esperto di vini, ma dal colore immaginavo che avesse una gradazione alcolica elevata.
- Buono, decisamente buono Roger - "Il drago" mi sorrise, fece il gesto del brindisi e mandò giù un piccolo sorso.
- Ti ho fatto venire qui Scalia, perchè sto seguendo il tuo lavoro di paroliere su quel Blog, quello con lo sfondo verde... -
- Non-era-previsto - Roger mi guardò facendomi capire di non aver sentito.
- Il nome del Blog, dicevo, è Non-era-previsto -
- Ah, si certo... Beh ti dicevo che ti sto seguendo e devo dire che sono combattuto tra due opposte sensazioni che mi portano a valutare il tuo operato in maniera non pienamente positiva - si accese una sigaretta, di quelle lunghe e sottili con il filtro bianco.
- Vedi Roger, sono contento che tu mi segua, sei uno dei pochi, ma devo premettere che pur assumendomi la responsabilità morale di ciò che scrivo, non ho alcuna velleità di perfezione letteraria. E' una semplice palestra, se così si può definire -
- Definire un cazzo, Scalia! - urlò, sbuffando una nuvola di fumo, poi si riprese - E' qui che sbagli. Lo spazio letterario e ludico che condividi con LuCannù...-
- LeCannù -
- ... Sgonas, Hirguerras... -
- Sgamas, Higuerra -
-... e Bisca - l'ultimo lo azzeccò.
-... è uno spazio che si, deve essere utilizzato come palestra di scrittura, lettura, arte se vogliamo, ma deve contenere una sua identità definita e definibile -
Non avevo idea di dove volesse arrivare il discorso di Roger e mi preparai mentalmente ad una serata di non-senso. Di vino ce n'era in abbondanza e il vecchio Roger avrebbe potuto continuare per ore, ma fui graziato.
- Ma non è del Blog in se che mi interessa discutere, ragazzo. E' di te, di ciò che scrivi, del tuo stile. E' dei contenuti che voglio parlare -
- Bene Roger, parliamone - mi sentivo sollevato e il vino stava facendo il suo alcolico effetto sul mio digiuno. Mi consolai con un grissino.
- Vedi Scalia, il tuo stile è picevole, asciutto, a volte troppo, ma riesci spesso a trovare la parola giusta, il vocabolo che il nostro Dante definirebbe Petroso... - sorseggiò un pò di vino - e ciò mi fa piacere. Sei a tuo agio nello stile paratattico, nella coordinazione frasale. Ovviamente il margine di miglioramento è incredibilmente ampio, ma sono contento nel vedere che alcuni insegnamenti stanno lasciando il segno nel tuo percorso letterario - si fermò a riprendere fiato. Seguivo le sue parole con attenzione, vino permettendo. D'altronde avevo davanti il grande Roger "Il drago".
- Posso consigliarti un allenamento nella subordinazione di primo e secondo grado, ma con il tempo migliorerai anche in quella. Un altro discorso riguarda i contenuti, i soggetti dei tuoi scritti. Ne approfitto innanzitutto per ringraziarti dell'omaggio che mi hai fatto nella tua prima apparizione in Prospettiva Tiburtina -
- Beh Roger, era un omaggio dovuto - mi sentii di aggiungere.
- Si, infatti ti ringrazio, ma tornando al discorso dei contenuti mi sono accorto, e non era poi così difficile, che sei mosso sempre da un pensiero di donna. Mi spiego: scrivi pensando ad una figura femminile, ad una musa se così la vogliamo chiamare. Anzi direi che le muse potrebbero essere molteplici - sorrisi a quelle parole.
- In poche parole è un pensiero di donna che non c'è, che è assente nella tua vita. Ora... potrebbe sembrare che io tiri ad indovinare come quei buffoni oroscopanti alla televisione, ma credo sia proprio così - altro sorso di vino per entrambi.
- Vedi ragazzo, tu scrivi ciò che scrivi perchè ti manca ciò che fin dall'antichità gli uomini, ignoranti, colti od intellettuali, hanno sempre chiamato fica. E ti manca ovviamente un sereno ed onesto rapporto con una donna. Ebbene si caro Scalia, non guardarmi così stupito. Ciò che ti manca è un pò di fica e nel momento in cui tornerai ad avere un qualsiasi contatto con essa, anche i contenuti dei tuoi scritti cambieranno, diverranno più vari, divertenti, interessanti. Sarai mosso alla scrittura da altri impulsi e abbandonerai termini e figure letterarie che richiamano a questo tuo desiderio. Anche i più grandi della nostra letteratura come Dante e Petrarca hanno scritto pagine indimenticabili pensando a donne che desideravano, ma che non avevano accanto a loro. Pensi che Dante sarebbe stato quello che noi oggi conosciamo se solo Beatrice gliela avesse data? E Petrarca, con la sua Laura? Probabilmente si, o forse no. Rimane il fatto che loro erano Dante e Petrarca, l'arte se la portavano dentro come un organo vitale, ma un rapporto più fisico con i loro desideri li avrebbe resi più sereni. Artisticamente diversi, ma più sereni. Comunque, sia che tu scriva con il pensiero rivolto ad un'assenza, sia che tu lo faccia con una donna accanto, non sarai mai e poi mai all'altezza di quei due. Stanne certo ragazzo - Sorrise e lo guardavo inebetito dal vino, dalle sue parole, dall'impatto che la sua favella aveva avuto su di me. Sentivo che Roger aveva colpito il cuore della faccenda letteraria e non. Arrivò la cameriera con il risotto alla crema di carciofi.
- Ah! Finalmente - esclamò il maestro.
- Scusami caro Scalia, ma ho una fame notevole -
- Figurati Roger -
- Vuoi assaggiarne un pò? In questo posto fanno dei risotti buonissimi -
- No ti ringrazio, ho già mangiato... - detestavo i carciofi.
- Anzi, ti lascio mangiare con calma - continuai - torno verso i miei lidi. Ho una storia da raccontare -

sabato, settembre 30, 2006

Un Venerdì sera..


.. ci ha regalato equamente sorrisi e interrogativi. Nel modo più naturale possibile.

26 lo scorso 26


Una mancanza imperdonabile. Per chi non lo sapesse, questa è la mia sorellina Silvia, anche conosciuta come Madame Le Cannu o la Madame, che ha compiuto 26 anni lo scorso 26 settembre. Non basta un post a testimoniare tutto il bene che le voglio, ma assolve almeno alla funzione di farle i migliori auguri di compleanno, ora che si trova in terra iberica. Un bacione grande, con tutto l' affetto possibile..

Il Numero Cento


Cento post di , sorprese, delusioni, futilità, imprevedibilità. Spesso abbiamo scritto pagine di banale quotidianità, spesso abbiamo creato dei piccoli capolavori di intuizione. Spero continueremo così, all' insegna dell' imprevisto e dell' entusiasmo. Senza candeline, torte o festoni, auguro a tutti i collaboratori del blog un buon fine settimana. E spero di ritrovarli qui anche domani, persone tra i numeri.
Incominciamo di nuovo a contare..

27 volte Valda


Mi piace figurarmelo così: sorriso sornione, colorito rubicondo, senza un pelo sul volto, così profondamente belga senza esserlo. Perchè lui è cittadino del mondo( ma anche un pò rompipalle ). Approfitto dell' occasione per fargli tanti auguri di buon compleanno. Sarà anche la mia nemesi, ma non riesco ad essere cattivo con lui nel giorno del suo genetliaco..
Auguri, Sandro!

venerdì, settembre 29, 2006

My funny Valentine






Se poi la suona Miles Davis...

29 Settembre


Grandi Compleanni, grande Radio..

..29 modi diversi per celebrare 29 compleanni...

..29 ragioni per celebrare 29 modi di festeggiare 29 compleanni..

.. Sempre da Ischitella, sempre collegati co' vvoi!

giovedì, settembre 28, 2006

Fiesta

Le musiche, i volti, i bicchieri rovesciati raccontavano di una festa. Alcuni sembravano divertirsi, altri si sforzavano di farlo ed io non ero tra quelli. Tra i tavoli festaioli venivano rispettate alla lettera le norme anti-fumo, ma per fortuna l'aria della sera non era fredda e capannelli di persone chiacchieravano agitando lucciole infuocate all'ingresso del locale. Poi, al richiamo della musica preferita rientravano di corsa per disegnare qualche scomposto ballo. Non ho mai saputo ballare e preferivo la sera, i lampioni che vomitavano coni di luce ai bordi della strada, il sapore di un liquido che mi avevano spacciato come birra. Pensavo ad un tempo trascorso, ad un capitolo di vita che oramai si era chiuso e non capivo perchè qualcuno si sforzava di far finta che tutto era come prima, che non era cambiato niente, che potevamo abbracciarci e raccontare di noi come se il tempo non fosse passato. Non capivo la finzione e l'utilità di quell'evento festaiolo, ma forse era un mio problema e me ne stavo sul marciapiede per sfuggire abilmente allo sguardo dei conoscenti. Due donne uscirono dal locale, mi passarono accanto, cominciarono a parlare nell'ombra. La riconobbi subito, non era cambiata, forse un pò più magra, ma comunque sensuale. Parlava, accompagnando ad ogni sillaba un movimento nervoso delle mani. Mi vide e mi ignorò. Poi ci furono dei passi alle mie spalle, percepii una presenza, potevo sentirne il calore e il profumo scadente. Si fermò accanto a me, non mi voltai, ma ebbi la sensazione di essere molto più basso. In effetti quando parlò, la voce mi arrivò dall'alto, ma era una voce sottile che tradiva la possente fisicità.
- Siete stati insieme, se non sbaglio... - pronunciò l'ultima parola con un tono che puzzava di scherno. L'istinto fu quello di piantargli un gomito nello stomaco. Mi trattenni.
- Parecchio tempo fa - risposi continuando a guardare un punto imprecisato della notte.
- Beh... forse lo avrai saputo, ma io e lei stiamo insieme già da un pò e non vorrei che tu... che tu insomma pensassi di tornare a farti sotto. Insomma mi capisci... - la sua voce si era fatta più insicura. Pensai a quanto fosse incredibilmente surreale quella conversazione e a quanto fosse coglione quel bestione. Abbassai la testa, abbozzai un sorriso che lui non vide.
- Vedi... risponderti che non me ne frega un cazzo sarebbe banale, ma purtroppo di questi tempi riesco a dire solo cose banali. E a quanto pare, anche tu -
Lo lasciai a guardare la sua amata, rientrai superando incolume la zona riservata al ballo. Trovai la giacca sotto un cimitero di cappotti e patatine sbriciolate. Incontrai lo sguardo del Bisca, lo salutai con un cenno della mano, ricambiò veloce poi tornò ad abbracciare una francese ubriaca. Quando tornai all'aperto non c'era più nessuno. Dinoccolato, me ne andai verso la macchina.
Dal locale, mi accompagnavano deboli, le note di un vecchio successo di Raffaella Carrà.

martedì, settembre 26, 2006

Breve storia inutile

Stan Getz e J.J. Johnson se la suonavano per bene da un vinile all'inconfondibile sapore di muffa. C'era una festa di strumenti cantanti e c'erano gli applausi del pubblico pagante che interveniva ad ogni solo di sax. Poi c'ero io e un'altro paio di cose che ora non ricordo. La serata aveva offerto una cena onesta, un telegiornale noioso e una sigaretta di tabacco secco. Erano passati giorni grigi di cielo, ma questo era normale perchè l'autunno avanzava facendo il suo lavoro di stagione di merda. Il telefono aveva squillato e una voce di donna aveva cominciato a raccontare di un'amore durato cinque giorni, di un tricologico colore che era tornato a splendere, di eventi più o meno interessanti. Ascoltavo, seguendo le evoluzioni di una mosca sul vetro della finestra, interrompevo quando credevo fosse giusto interrompere, rispondevo quando mi veniva domandato. A volte quella voce diventava risata ed era bella, dolce come il canto di quel sax che ora si era fatto lontano. Quando non si ebbe più nulla da raccontare ci fu un saluto breve e per questo bellissimo. Si tornò alla sera, io alla mia e lei alla sua.
Feci scivolare delicatamente la testina sul vinile e il concerto ricominciò.

Struzzi..


.. Meglio se lobotomizzati, please.

Incontro


Ci incontrammo per caso nel Caffè della stazione centrale. Il suo sguardo mi colse di sorpresa in un lungo,interminabile sbadiglio. Pensai a qualche parola da rivolgerle, ma era troppo difficile assemblare quel fruscio di sillabe mattutine in una frase lucida e razionale.
Di anni ne erano passati, e tanti. Sarebbe stato difficile ritrovare il filo del nostro discorso.

Continueremo a volare alto perchè è nella nostra essenza, oppure perchè quel gesto appartiene al sogno di un altro? Siamo sempre e solo noi stessi, e non vale mai la pena indossare una maschera, per quanto bella e varipinta essa sia. Volare alto, ergersi al di sopra di tutto, mai al di sopra di noi stessi per guardarci come in un film. E soprattutto, mai per consentire a qualcuno di mandare avanti o indietro la pellicola...

lunedì, settembre 25, 2006

strani giorni


Gravi silenzi snocciolati da sere di paglia e nervi che ci segano i respiri. forse c'è stata una scintilla secolare in questo anno malato di non amore Noi come vampiri a succhiarci sotto, coni di sabbie mobili inghiottiti dalla tua insalata. forse c'è stata una scintilla secolare in questo anno malato di non amore (fratelli Gazzè)

QUESTO NON E' UN POST.


Garbatella


Un luogo ed un modo splendidi per cominciare l' autunno.

Gubbio


Lo stage è terminato ieri, tra piacevoli abbuffate di carne, vino rosso al sabato sera ed un proficuo laboratorio in alta montagna la domenica mattina, tra freddo pungente e l' incubo delle pulizie di casa che ha dominato le nostre giornate.. Come l' anno scorso, l' esperienza dello stage si è rivelata fondamentale per la coesione del gruppo, ed ancora una volta abbiamo avuto la riprova che se l' Ospite non è un pò ameno le cose non vanno come dovrebbero.. Grazie a tutti, e bentornato a me!

domenica, settembre 24, 2006

Higuerra, te saluto.


Se il buongiorno si vede dal mattino (pessimo modo di cominciare una frase) l'ennesima fuga non sortirà grandi rivoluzioni nella mia vita, visto che sto rischiando di lasciarmi alle spalle molti piccoli ma rognosi problemi irrisolti, che prima o poi riaffioreranno all'ordine del giorno, magari sotto forma di fantasmi, che è peggio. Ad ogni modo tra dieci giorni parto, e non nascondo che questa frase, a pronunciarla anche mentalmente, mi dà un brivido al perineo; mi piace credere che i problemi di oggi saranno presto soppiantati da altre preoccupazioni, in parte inedite per la mia psiche: leggi "lavoro". E ciò è bello. Mi rendo conto che sto partendo proprio per questo, per erigere un nuovo spartiacque artificiale tra due giovinezze, per sbarazzarmi concretamente dell'annosa emicrania universitaria ed accedere alla lucidità o all'ebbrezza motivata.

Non mi va di fare grandi progetti. A vent'anni mi pareva tutto possibile perché non avevo alcuna necessità.

Ho voglia di kebab. Incomincia a mancarmi Parigi, e non me lo sarei mai aspettato. Si tratta però di una mancanza indolore, di una nostalgia tenera, senza rimpianti. Perché in fondo non è la città che mi manca, non è la gente, ma quel modo di vivere una città come fosse il Monopoli, o un altro gioco qualsiasi, magari una caccia al tesoro. E questo posso farlo anche a Barcellona.

E poi l'estate è finita: ecco un'altra frase che mi arrazza.

Non mi pare inopportuno che la felicità si fondi sul nulla, anzi.

Qualcuno suona il flauto in cortile


Non sono in vena di calcoli esatti ma se le mie primavere sono ventisei più un'estate e una bustina d'autunno, allora le mie domeniche sono già più di milletrecento.
Con gli altri giorni della settimana è più facile confondersi. Lunedì lo riconosci, ahimé, perché viene dopo domenica. I giorni seguenti sono l'indistinto bel mezzo della settimana, quelli più rassicuranti; il loro ordine è casuale, puramente cronologico, tutto fuorché gerarchico: martedì, mercoledì, giovedì. E questo è il bello, a pensarci bene. Il venerdì ha una punta in più d'amaro ma c'è chi lo apprezza, bisogna abbinarci il vino giusto e pronunciare una "u" francese entro l'ora di pranzo. Il sabato, ti dirò, ancora ancora esercita un certo fascino aguzzo sulla mia sensibilità da bassofondo, ma è sempre di più un aperitivo di quelli che ti levano irrimediabilmente l'appetito.
Ma la domenica, lo dice pure una vecchia canzone, è un'altra cosa. E' un giorno grasso, senza ombre, sordo, allegramente funebre. Pare ci sia sempre qualcuno che suona il flauto in cortile.
Un giorno, mi ci gioco tutto, capirò la domenica; sarà di domenica, che la capirò.
Il dramma è immaginario. Il giallo è risolto: nulla è. Non più.

sabato, settembre 23, 2006

Delitto o castigo?



Fascista,caro Higuerra, sarebbe stato impedirti di parlare, sempre e comunque. Io ho solo evitato che nel mio blog ci fosse qualcuno che, al posto di contribuire allo sviluppo ed al miglioramento del medesimo, ha come unico obiettivo quello di criticarlo e di offendere il padrone di casa. Il signor Higuerra ritiene poi di poter definire le sue ormai sempre più frequenti offese come "critiche ben motivate": i suoi post e commenti sono disponibili a tutti e tutti potranno da soli giudicarne la natura. Io da parte mia credo che fosse suo unico obiettivo quello di rendere ridicola la mia persona ed è per questo, e solo per questo , che gli ho tolto (nel mio spazio e solo nel mio spazio) la possibilità di farlo. Un membro dovrebbe avere a cuore la qualità del blog nel quale scrive, dovrebbe contribuire alla buona riuscita del medesimo: o sbaglio? Inoltre non sono mai riuscito a capire perchè nel suo blog (Cafè absurd) o in questo nel quale ora scrivo, il signor Higuerra non abbia avvertito la necessità di fare le stesse critiche ed osservazioni che invece certosinamente fa sul mio. Qualcosa di personale forse? o forse questi ultimi due blog sono perfetti? partecipare in veste di contributors al mio blog non è un diritto, ma un privilegio che come gli ho concesso così ho ritenuto di potergli togliere. E' questa la differenza tra il mio comportamento e quello di quanti lei, caro Higuerra, chiama fascisti-stalinisti: loro negavano i diritti, io solo i privilegi.
grazie ancora al padrone di casa: mit liebe Sgamas