
.. ci ha regalato equamente sorrisi e interrogativi. Nel modo più naturale possibile.
... Così cantava Max Gazzè. L'imprevisto è parte della vita. Forse ne costituisce l'aspetto più stimolante, anche quando stravolge negativamente la nostra quotidianità. L'imprevisto genera crisi, ripiegamento, riflessione e sommovimento di idee, che escono dall'incubazione, dalla stasi, e si traducono in variabili e movimento. Perciò va riconosciuto subito e assecondato: l'imprevisto ci spinge alla ricerca. Come questo blog, anche se il fine non è chiaro neppure a me...
Se il buongiorno si vede dal mattino (pessimo modo di cominciare una frase) l'ennesima fuga non sortirà grandi rivoluzioni nella mia vita, visto che sto rischiando di lasciarmi alle spalle molti piccoli ma rognosi problemi irrisolti, che prima o poi riaffioreranno all'ordine del giorno, magari sotto forma di fantasmi, che è peggio. Ad ogni modo tra dieci giorni parto, e non nascondo che questa frase, a pronunciarla anche mentalmente, mi dà un brivido al perineo; mi piace credere che i problemi di oggi saranno presto soppiantati da altre preoccupazioni, in parte inedite per la mia psiche: leggi "lavoro". E ciò è bello. Mi rendo conto che sto partendo proprio per questo, per erigere un nuovo spartiacque artificiale tra due giovinezze, per sbarazzarmi concretamente dell'annosa emicrania universitaria ed accedere alla lucidità o all'ebbrezza motivata.
Non mi va di fare grandi progetti. A vent'anni mi pareva tutto possibile perché non avevo alcuna necessità.
Ho voglia di kebab. Incomincia a mancarmi Parigi, e non me lo sarei mai aspettato. Si tratta però di una mancanza indolore, di una nostalgia tenera, senza rimpianti. Perché in fondo non è la città che mi manca, non è la gente, ma quel modo di vivere una città come fosse il Monopoli, o un altro gioco qualsiasi, magari una caccia al tesoro. E questo posso farlo anche a Barcellona.
E poi l'estate è finita: ecco un'altra frase che mi arrazza.
Non mi pare inopportuno che la felicità si fondi sul nulla, anzi.